Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Tipi particolari di interrogative dirette

giovedì 29 gennaio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi continuiamo e concludiamo lo studio delle frasi interrogative dirette prendendo in esame tipi particolari di interrogative, che possiamo considerare "domande non domande", vediamo insieme come sono costruite e cosa esprimono.

Buona lettura!

Prof. Anna

Non tutte le frasi interrogative sono domande vere e proprie, cioè richieste di informazioni, a volte chi parla si serve di espressioni sotto forma di domanda per coinvolgere, spronare la persona con cui sta parlando o manifestare il proprio stato di incertezza o perplessità; in questi casi abbiamo le interrogative volitive, retoriche e dubitative.

Interrogative volitive→ contengono, in forma di domanda, un consiglio, un divieto, un’esortazione, un invito; le varietà di questo tipo di domande sono numerose, sono espresse in forma negativa (con non):

→ "perché non cominci a fare sport?" (consiglio); 

→ "non dovresti lavorare adesso?"; "e se ti mettessi a lavorare?"; "vuoi metterti a lavorare?" (esortazione);

→ "perché non vieni al cinema con noi?" (invito);

→ "non ti metterai mica a guardare la TV?" (divieto).

Interrogative retoriche→ sono frasi che, anche se sono in forma di domanda, sono vere e proprie affermazioni; queste frasi sono espresse in forma negativa e si presume e si vuole che si risponda in maniera positiva:

→ "non sono troppo stretti questi pantaloni?" (cioè chi parla pensa che i pantaloni siano troppo stretti); "non credi che Maria abbia esagerato?" (chi parla crede che Maria abbia esagerato); "non fa caldo?" (chi parla afferma e crede che faccia caldo).

In assenza della negazione non, possono essere anche contrassegnate da -vero- o -non è vero-:

→ "ti sei annoiato, vero?";

→ "è molto noioso questo libro, non è vero?".

Un tipo di interrogativa retorica in forma negativa è quello che chi parla rivolge a chi ascolta per ricordargli fatti o propositi che quest’ultimo sembra aver dimenticato, spesso come rafforzativo si usa -ma- come elemento introduttivo:

→ "ma non dovevamo andare al cinema stasera?" (Sì, me ne sono dimenticato);

→ "non dovevi venirmi a prendere da scuola?" (Sì, me ne sono dimenticato).

Interrogative dubitative→ questo tipo di interrogativa esprime un dubbio o una supposizione, un sentimento di meraviglia; di solito non richiede una risposta.

Se è introdotta da che vuole il congiuntivo:

→ "vedo qualcuno che arriva in bicicletta. Che sia Andrea?";

→ "ho visto qualcuno che arrivava in bicicletta. Che fosse Andrea?".

Se è introdotta da -(e) se- può avere il congiuntivo (imperfetto o trapassato) o l’indicativo:

→ "non prendo l’ombrello" "E se piovesse-piove-pioverà?".

Il valore dubitativo può essere espresso anche dall’indicativo futuro:

→ "che ore saranno?";

→ "come si dirà in inglese questa frase?".

Per esprimere incertezza su quello che va fatto si può avere anche l’infinito:

→ "Che fare? Dove andare?"

 

Espressioni idiomatiche con il verbo “parlare”

giovedì 22 gennaio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi arricchiremo il nostro lessico con alcune espressioni idiomatiche formate con il verbo "parlare", queste espressioni sono molto frequenti soprattutto nella lingua parlata quindi conoscerle è molto utile per la comunicazione e la comprensione.

Buona lettura!

Prof. Anna

parlare del più e del meno → parlare, conversare di argomenti diversi, di solito banali o poco importanti:

- "non abbiamo affrontato questioni di lavoro, abbiamo solo parlato del più e del meno";

parlare a vanvera → parlare senza riflettere, dire cose senza senso, fuori luogo:

- "meglio tacere piuttosto che parlare a vanvera";

parlare a quattr’occhi → parlare in privato, a tu per tu:

- "ho una cosa importante da dirti e vorrei parlarti a quattr’occhi";

  parlare al muro, parlare al vento → parlare a qualcuno che non presta attenzione, che non reagisce a quello che gli viene detto, parlare inutilmente:

- "parlare con te è come parlare al muro, non ascolti mai";

parlarsi addosso → parlare troppo di sé in modo eccessivamente compiaciuto:

- "da quando ha avuto quella promozione al lavoro, non fa altro che parlarsi addosso";

parlare come un libro stampato → esprimersi con grande proprietà di linguaggio, o trattare un argomento con estrema precisione anche con una sfumatura di pedanteria e presunzione:

- "Luca è molto noiso, parla sempre come un libro stampato!";

parlare dietro le spalle → criticare qualcuno in sua assenza:

- "Maria e Silvia sembrano amiche, ma si parlano dietro le spalle";

parlare per dar aria ai denti → dire sciocchezze:

"non ascoltarlo, parla per dar aria ai denti!";

non me ne parlare! → espressione che si usa a proposito di un argomento che si vuole evitare perché fastidioso o doloroso o per riferirsi a fatti che si sono sperimentati personalmente:

- "sei mai andato in quel nuovo ristorante?" "Non me ne parlare! Si mangia male e si spende troppo!";

senti chi parla! → si usa questa espressione per sottolineare che la persona che dice o che ha detto deteriminate cose è proprio la meno adatta a dirle:

- "Mia sorella mi dice sempre di mangiare meno dolci, ma senti chi parla! Lei ne mangia in continuazione!";

non se ne parla neanche! → neanche per idea!:

"posso uscire con i miei amici stasera?" "Non se ne parla neanche! Domani devi andare a scuola".

La frase complessa: le proposizioni interrogative dirette

giovedì 15 gennaio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi continuiamo il nostro studio della frase compessa, in particolare vedremo le proposizioni interrogative dirette,ovvero le frasi che contengono una domanda diretta.

Buona lettura!

Prof. Anna

Nella lingua parlata le interrogative dirette sono caratterizzate da un’intonazione ascendente fino all’ultima sillaba della parola; nella lingua scritta sono segnalate dal punto interrogativo: "hai già mangiato?".

Spesso, sia nel parlato che nello scritto sono introdotte da elementi grammaticali interrogativi (chi, che, perché, dove, quando ecc.). Il soggetto a volte si trova dopo il verbo o anche alla fine della frase: "è arrivato Luca?".

TIPI DI INTERROGATIVA

Interrogativa totale→ una interrogativa si dice totale quando la richiesta di informazione riguarda l’intero contenuto della frase e quindi le risposte possibili sono -sì-, -no- , -non lo so-. Per questo tipo di frase non c’è bisogno di nessun elemento introduttivo: "mi presti la tua matita?" (-sì-, -no-).

Interrogativa parziale→ si dice paziale una interrogativa in cui la richiesta di informazione è limitata a un solo elemento del suo contenuto, questo elemento viene indicato dalla parola interrogativa (un aggettivo, un pronome o un avverbio) che introduce la frase (chi, che, quale, perché, quando, dove, come ecc.): "dove vai?".

Interrogativa disgiuntiva→ è formata da due o più possibilità di risposte alternative, anche questo tipo di frase è aperto a poche possibili risposte: "sei stato al mare o in montagna?".

IL MODO VERBALE DELLE INTERROGATIVE

Il modo verbale più frequente è l’indicativo: "quale vestito preferisci?"; molto frequente è anche il condizionale per fare domande, con una sfumatura di sorpresa, meraviglia o disapprovazione, su un fatto probabile o ipotetico: "tu cosa faresti?".

Il congiuntivo si può usare in domande di tipo dubitativo: "sento dei rumori, che sia il vento?".

In alcuni casi in cui si esprimono reazioni di meraviglia o di rifiuto si può usare l’infinito, che, proprio perché non ha né tempo né persona, concentra tutta l’attenzione sull’azione: "ora devi metterti a studiare" "studiare io? Oggi non ne ho voglia"; "io mangiare questa roba? Non credo proprio!".

LE FRASI INTERROGATIVE NEL PARLATO

La frase interrogativa è molto frequente nella lingua parlata, le interrogative presentano infatti una ricca varietà espressiva, spesso la frase è introdotta da elementi che servono a esprimere meraviglia o sorpresa: -e-, -e che-: "e tu che ci fai qui?"; "e che, vorresti avere ragione?"; oppure da elementi che esprimono contrarietà: -ma-: "ma che dici?"; o che servono per richiamare l’attenzione: -che-: "che, mi faresti un favore?".

L’avverbio -mai- può trovarsi dopo l’elemento introduttivo e sottolinea la particolare partecipazione emotiva del soggetto:

- "come mai sei arrivato così tardi?"- "quando mai avrei detto queste cose?"- "che cosa avrò mai fatto di tanto grave?".

Concordanza dell’aggettivo qualificativo

giovedì 8 gennaio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, spero abbiate passato delle buone feste e auguro nuovamente un felice anno nuovo a tutti!

Oggi approfondiremo la concordanza dell’aggettivo qualificativo con il nome o i nomi a cui si riferisce, vedremo caso per caso come si comporta e come si concorda l’aggettivo qualificativo.

Buona lettura!

Prof. Anna

Ricordiamo che l’aggettivo è una parte variabile del discorso che si accompagna al nome da cui sintatticamente dipende per qualificarlo o determinarlo, a questo nome si accorda nel genere e nel numero.

Vediamo ora come si accorda l’aggettivo nei seguenti casi:

in presenza di più nomi:

se i nomi sono dello stesso genere, diventa plurale e si accorda ad essi nel genere:

- ho comprato un cappotto e un cappello nuovi;

- ho comprato una matita e una penna gialle;

se i nomi sono di genere diverso, l’aggettivo assume la terminazione del maschile plurale:

- ho comprato una matita e un penarello gialli;

in presenza di più aggettivi→ se un nome al plurale è seguito da più aggettivi qualificativi:

questi saranno al plurale e dello stesso genere del nome quando ne indicano caratteristiche affini:

- ho incontrato amici vecchi e nuovi;

- sono persone simpatiche e intelligenti;

saranno invece al singolare se si riferiscono a entità differenziate indicate dal nome:

- i popoli italiano, francese, spagnolo, albanese e greco sono mediterranei;

- i colori nero, giallo e azzurro sono i miei preferiti;

in presenza della congiunzione -o-

⇒ se due o più nomi congiunti da -o- sono seguiti da un aggettivo che si riferisce a tutta la serie, di solito l’accordo si fa con l’ultimo nome:

- hai comprato un cappello o una sciarpa nuova? (ma è corretto anche: nuovi);

in presenza di nomi collettivi → in presenza di un nome collettivo seguito da un complemento partitivo al plurale , l’aggettivo concorda con il nome se è subito vicino, altrimenti concorda con il complemento:

- ho conosciuto un gruppo inglese di turisti;

- ho conosciuto un gruppo di turisti inglesi;

un aggettivo che indica un colore, se è precisato da un sostantivo, resta invariato come il nome stesso:

- ha gli occhi azzurro cielo.

Natale a Regalpetra di Leonardo Sciascia

giovedì 18 dicembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, tra una settimana è Natale e come tutti gli anni anche il blog entra in un atmosfera natalizia, a volte con canzoni, altre con poesie, quest’anno con un racconto sul Natale di un autore italiano: "Natale a Regalpetra" di Leonardo Sciascia, "Regalpetra" è il nome fittizio di un paese della Sicilia.

Auguro felice Natale a tutti i lettori!

Buone Feste

Prof. Anna

Prima di leggere il racconto conosciamo meglio il suo autore.

Leonardo Sciascia (Racalmuto – Agrigento 1921- Palermo 1989) è stato uno scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta, drammaturgo e insegnante di scuola elementare. Sciascia è una delle grandi figure del Novecento italiano ed europeo.

La sua attività letteraria iniziò nel 1950 con la pubblicazione delle Favole della dittatura, cui seguì la raccolta di poesie La Sicilia.

Nel frattempo, parallelamente alla sua attività di scrittore, aveva iniziato a insegnare nella stessa scuola elementare della moglie. Queste sue esperienze confluirono nella raccolta autobiografica Le parrocchie di Regalpetra (1956), il libro denuncia le arretrate condizioni del sistema scolastico siciliano e il contesto talvolta degradato in cui nascono e crescono i bambini, spesso costretti a frequentare la scuola al mattino e a lavorare nel pomeriggio per contribuire al sostentamento familiare; da questa raccolta è tratto il racconto Natale a Ragalpetra.

Il giorno della civetta (1961), A ciascuno il suo (1966), Il contesto (1971), Todo modo (1974), Una storia semplice sono romanzi polizieschi ambientati in Sicilia, in cui denunciava le connivenze tra mafia e potere e la capillare diffusione della mentalità mafiosa.

Tra le altre opere ricordiamo Il consiglio d’Egitto (1963), la commedia Morte dell’onorevole (1965), il saggio Morte dell’inquisitore (1967), L’affaire Moro (1978), Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia (1979).

Ora provate a leggere il racconto e ricordate che se ci sono parole che non conoscete potete usare il dizionario online: basta cliccare due volte sulla parola e si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra apparirà il significato.

NATALE A REGALPETRA

  – Il vento porta via le orecchie – dice il bidello.

   Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa.

   I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni.

   L’aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo

   Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto: un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.

   Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.

   In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca: "La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù".

   Alcuni hanno scritto, senza consapevole amarezza, amarissime cose: "Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa".

   Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema… Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.

   "La mattina del Santo Natale – scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto".

   La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre "per fare la spesa". Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.

"E così ho passato il Santo Natale".

Provate a rispondere alle seguenti domande:

1- Che lavoro fa il narratore?

2- Chi è che racconta come ha passato il Natale?

3- In che modo lo racconta?

4- A che cosa hanno giocato tutti i ragazzi il giorno di Natale?

5- Che cosa hanno mangiato?

6- Che cosa ha pagato un ragazzo a suo padre?

7- Che cosa ha preparato la madre a uno dei ragazzi la mattina di Natale?

8- Che sensazioni ti suscita questo racconto? Allegria? Tristezza? Perché?