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Natale a Regalpetra di Leonardo Sciascia

giovedì 18 dicembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, tra una settimana è Natale e come tutti gli anni anche il blog entra in un atmosfera natalizia, a volte con canzoni, altre con poesie, quest’anno con un racconto sul Natale di un autore italiano: "Natale a Regalpetra" di Leonardo Sciascia, "Regalpetra" è il nome fittizio di un paese della Sicilia.

Auguro felice Natale a tutti i lettori!

Buone Feste

Prof. Anna

Prima di leggere il racconto conosciamo meglio il suo autore.

Leonardo Sciascia (Racalmuto – Agrigento 1921- Palermo 1989) è stato uno scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta, drammaturgo e insegnante di scuola elementare. Sciascia è una delle grandi figure del Novecento italiano ed europeo.

La sua attività letteraria iniziò nel 1950 con la pubblicazione delle Favole della dittatura, cui seguì la raccolta di poesie La Sicilia.

Nel frattempo, parallelamente alla sua attività di scrittore, aveva iniziato a insegnare nella stessa scuola elementare della moglie. Queste sue esperienze confluirono nella raccolta autobiografica Le parrocchie di Regalpetra (1956), il libro denuncia le arretrate condizioni del sistema scolastico siciliano e il contesto talvolta degradato in cui nascono e crescono i bambini, spesso costretti a frequentare la scuola al mattino e a lavorare nel pomeriggio per contribuire al sostentamento familiare; da questa raccolta è tratto il racconto Natale a Ragalpetra.

Il giorno della civetta (1961), A ciascuno il suo (1966), Il contesto (1971), Todo modo (1974), Una storia semplice sono romanzi polizieschi ambientati in Sicilia, in cui denunciava le connivenze tra mafia e potere e la capillare diffusione della mentalità mafiosa.

Tra le altre opere ricordiamo Il consiglio d’Egitto (1963), la commedia Morte dell’onorevole (1965), il saggio Morte dell’inquisitore (1967), L’affaire Moro (1978), Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia (1979).

Ora provate a leggere il racconto e ricordate che se ci sono parole che non conoscete potete usare il dizionario online: basta cliccare due volte sulla parola e si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra apparirà il significato.

NATALE A REGALPETRA

  – Il vento porta via le orecchie – dice il bidello.

   Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una corsa.

   I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche di geloni.

   L’aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo, tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo

   Come al solito, in una paginetta di diario, i ragazzi mi raccontano come hanno passato il giorno di Natale: tutti hanno giuocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti-vitti (ti ho visto: un gioco che non consente la minima distrazione); sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il cappone e sono andati al cinematografo.

   Qualcuno afferma di aver studiato dall’alba, dopo la messa, fino a mezzogiorno; ma è menzogna evidente.

   In complesso tutti hanno fatto le stesse cose; ma qualcuno le racconta con aria di antica cronaca: "La notte di Natale l’ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù".

   Alcuni hanno scritto, senza consapevole amarezza, amarissime cose: "Nel giorno di Natale ho giocato alle carte e ho vinto quattrocento lire e con questo denaro prima di tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei caramelle e gazosa".

   Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre pagandogli il biglietto del cinema… Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l’avrei voluto diverso, più spensierato.

   "La mattina del Santo Natale – scrive un altro – mia madre mi ha fatto trovare l’acqua calda per lavarmi tutto".

   La giornata di festa non gli ha portato nient’altro di così bello. Dopo che si è lavato e asciugato e vestito, è uscito con suo padre "per fare la spesa". Poi ha mangiato il riso col brodo e il cappone.

"E così ho passato il Santo Natale".

Provate a rispondere alle seguenti domande:

1- Che lavoro fa il narratore?

2- Chi è che racconta come ha passato il Natale?

3- In che modo lo racconta?

4- A che cosa hanno giocato tutti i ragazzi il giorno di Natale?

5- Che cosa hanno mangiato?

6- Che cosa ha pagato un ragazzo a suo padre?

7- Che cosa ha preparato la madre a uno dei ragazzi la mattina di Natale?

8- Che sensazioni ti suscita questo racconto? Allegria? Tristezza? Perché?

 

 

Test 32 – Elementi di negazione

giovedì 11 dicembre 2014

Esercitiamoci sugli elementi di negazione, per ripassare questo argomento prima di fare l’esercizio potete leggere: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/

Buon test!

Prof. Anna

Test 32 – La posizione dell’aggettivo qualificativo

giovedì 11 dicembre 2014

Il prossimo esercizio è sulla posizione dell’aggettivo qualificativo, per ripassare questo argomento: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/

Buon test!

Prof. Anna

Test 32 – Uso delle preposizioni nelle espressioni di tempo e di luogo

giovedì 11 dicembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura Blog, oggi faremo qualche esercizio per ripassare gli ultimi argomenti trattati sul blog.

Per ripassare l’uso delle preposizioni potete leggere questo articolo: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/

Buon test!

Prof. Anna

Elementi di negazione

giovedì 4 dicembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo in maniera più specifica e approfondita quali sono gli elementi che rendono una frase negativa, sicuramente conoscete già i più comuni, ma ce ne sono altri che vengono usati molto frequentemente nella lingua parlata.

Buona lettura!

Prof. Anna

Ricordiamo che qualsiasi frase può essere construita in forma negativa; la negazione può essere totale se nella frase viene negato il contenuto del predicato: "non ho passato quel difficile esame" (non ho compiuto l’azione espressa dal predicato), oppure la negazione può essere parziale se viene negato solo un elemento della frase: "ho passato quel non difficile esame".

Il segno per eccellenza della negazione è l’avverbio non che precede l’elemento che viene negato, ma possono essere presenti anche altri elementi negativi o rafforzativi della negazione.

Vediamoli insieme:

• gli indefiniti nessuno, nulla, niente che seguono il verbo: – non ho visto nessuno;

• l’indefinito alcuno che segue il verbo: – non ho ricevuto alcuna risposta;

• l’avverbio affatto (= del tutto, completamente) che di solito segue il verbo e rafforza la negazione: – non l’ho visto affatto.

É frequente trovare questo avverbio anche da solo come risposta marcatamente negativa a una domanda: "Hai capito?" "Affatto"; affatto può seguire niente che in questo modo viene rafforzato: "Hai capito?" "Niente affatto";

• l’avverbio assolutamente, viene anche usato nelle risposte negative per rafforzare il no o per sostituirlo: – non l’ho assolutamente ascoltato; "Sei stanco?" "Assolutamente (no)";

• l’avverbio mica rafforza la negazione mediante la quale chi parla vuole escludere un fatto che potrebbe venirgli attribuito come colpa o che potrebbe arreccare qualche danno, dispiacere o fastidio: "Non sono mica stato io!" (se per caso lo pensassi, non è così); spesso è accompagnato dal futuro semplice o anteriore: "Arrivederci a tutti" "Non te ne andrai mica!" (se te ne andassi mi dispiacerebbe).

Se mica precede il verbo, cosa che avviene soprattutto all’interno di un registro informale, sostituisce non: – mica sono stanco (= non sono stanco);

• gli avverbi neanche, neppure, nemmeno servono ad aggiungere a una prima frase negativa un’altra frase negativa che non ha il predicato: – alla festa non ci andrò e nemmeno Luca (ci andrà);

• la congiunzion mette in realzioni più frasi negative: – non bevo né vino né birra;

• ci sono alcune frasi formate da no, mai, più; o anche o no, o non, o meno; più e mai sono seguiti da un participio passato: "Hai mai visto questo film?" "Mai visto"; – Marco? Più saputo niente di lui. (=non ho più avuto notizie di Marco); – hai capito o no?;

• può accadere che due negazioni nella stessa frase formino un’affermazione: -non puoi non capire queste cose (= sei assolutamente in grado di capire queste cose);

• l’espressione di forma negativa non + verbo + che ha il significato di verbo + solamente: – non mangia che pasta (mangia solamente pasta);

una frase di forma affermativa ma di significato negativo è quella formata da figurati (figuriamoci, figurarsi) + se + verbo all’indicativo o al condizionale: – figurati se vengono ormai! (ormai non vengono più);

• le espressioni neanche per idea, neanche per sogno, non passare neanche per la testa sono tipiche di una negazione decisa: – "non avevi detto che mi avresti accompagnato al supermercato?" "Io? Neanche per sogno! (non mi è passato neanche per la testa)!";

macché ha un valore negativo, viene usata da sola o davanti a un nome, un aggettivo o un verbo all’infinito: "Fa freddo" "Macché! (freddo)" (= non fa freddo).