Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

La frase complessa: le proposizioni soggettive

giovedì 5 marzo 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, continuiamo il nostro studio della frase complessa con le proposizioni soggettive; vedremo come si costruiscono e cosa esprimono.

Buona lettura!

Prof. Anna

Le proposizioni soggettive sono proposizioni argomentali (come le proposizioni oggettive), cioè espandono uno degli argomenti della frase principale e le soggettive in particolare svolgono la funzione di soggetto della reggente:

- è necessario (reggente) studiare le lingue (proposizione soggettiva-soggetto di "è necessario");

- conviene (reggente) che tu vada (proposizione soggettiva-soggetto di "conviene").

Le proposizioni soggettive possono avere forma esplicita, in questo caso possiamo avere l’indicativo, il congiuntivo o il condizionale.

Si ha il congiuntivo di solito dopo i verbi che hanno un significato volitivo (volere, desiderare, preferire, pretendere, ecc), e spesso si preferisce il congiuntivo in dipendenza da costrutti negativi (non è detto che mi debba piacere).

Dopo verbi che esprimono incertezza, dubbio, possibilità, si tende generalmente a preferire il congiuntivo, ma all’interno di un linguaggio più informale è possibile anche usare l’indicativo:

- "mi dispiace che debba (devi) farlo tu";

- "è possibile che ce la faccia (fa-farà)".

Per la scelta tra congiuntivo e indicativo ci si regola come per le oggettive: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/

Le proposizioni soggettive possono dipendera da:

verbi impersonali: accade, avviene, bisogna, capita, conviene, occorre, pare, risulta, sembra, ecc.;

verbi usati impersonalmente: si dice, si crede, si pensa, si spera, si narra, ecc.;

espressioni impersonali costruite dal verbo essere unito a un aggettivo, a un avverbio o a un sostantivo: è bene, è male, è bello, è giusto, è ora, è tempo, è necessario, è opportuno, è noto, ecc.

Le soggettive possono essere introdotta da:

che, negli usi esplicativi più frequenti: "si dice che lui sia partito";

il fatto che; del fatto che: per intensificare il contenuto della soggettiva: "il fatto che lo debba fare proprio non è proprio giusto";

come, quanto: "è strano quanto (come) tutto sia (è) cambiato in questa città negli ultimi anni";

se, in dipendeza da verbi come sapere, ricordare, capire, o da espressioni come dipendere, essere un bene, essere un male, essere un peccato ecc.: "è un bene se piove".

Quando la soggettiva è implicita ha l’infinito con o senza la preposizione di.

Sono possibii entrambe le costruzioni con i verbi: bastare, dispiacere, essere proibito (vietato, concesso), importare, giovare, seccare, spettare, stupire, succedere, toccare, valere la pena: "mi basta (di) sapere che stai bene", "mi tocca (di) studiare stasera".

La costruzione con la preposizione -di- prevale:

⇒ con i verbi accadere, andare (nel significato di "avere voglia": "ti va di andare al cinema?"), avvenire, capitare;

⇒ i verbi riuscire e venire, se usati da soli, richiedono la preposizione: "non mi riesce di parlare inglese", "non mi viene di essere gentile con lui"; se invece sono accompagnati da un aggettivo l’uso della preposizione è facoltativo: "mi riesce difficile (di) parlare con te", "mi viene spontaneo (di) dargli del lei".

La costruzione senza preposizione prevale:

⇒ con i verbi bisognare, convenire: "conviene arrivare presto";

⇒ con le espressioni formate dal verbo essere + aggettivo o avverbio: "è giusto dire la verità";

⇒ con i verbi sembrare e parere costruiti personalmente: "il costo della vita sembrava aumentare".

I molti significati del verbo “avere”

giovedì 26 febbraio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, questa settimana vedremo insieme i vari significati del verbo "avere", arricchirete così il vostro lessico e migliorerete la vostra capacità di comprensione e comunicazione.

Buona lettura!

Prof. Anna

Sicuramente conoscete già i significati più comuni del verbo "avere", infatti è un verbo molto usato e funge anche da verbo ausiliare nei tempi composti.

Il significato principale è quello di possedere, riferito a beni materiali (avere un’automobile), oppure a entità non materiali (avere fiducia) o con riferimento a qualità fisiche o psicologiche: (avere i capelli neri; avere coraggio). Con riferimento a questi significati vediamo alcuni modi di dire:

avere qualcosa per la testa = essere preoccupato;

averne per un pezzo = impiegare molto tempo in una determinata attività;

avere qualcuno dalla propria parte = avere l’appoggio di qualcuno;

avercela con qualcuno = provare antipatia o rancore per qualcuno.

Molto comune anche il significato di ottenere (avere un riconoscimento), o tenere (avere un pacco in mano), ma anche sentire, provare (avere fame, avere freddo).

Seguito da determinate preposizioni o altri elementi può assumere altri significati, vediamo quali:

seguito dalla preposizione -da- e un verbo all’infinito indica obbligazione: "ho da lavorare" (= devo lavorare); "ho da dirti qualcosa" (= devo dirti qualcosa), da questo uso derivano alcuni modi di dire:

avere altro da fare (da pensare) = dovere fare o pensare a cose più importanti;

⇒ (non) avere a che fare con qualcuno o qualcosa – (non) avere a che vedere con qualcuno o qualcosa = avere (o non avre) rapporti con qualcuno o qualcosa: "non voglio avere a che fare con te" (non voglio avere nessun rapporto con te);

avere a che direda dire con qualcuno = litigare con qualcuno;

seguito da un aggettivo o sostantivo, qualche volta con la  preposizione -a- o -in- in posizione intermedia, trasferisce il suo valore verbale all’aggettivo o al sostantivo: avere cura = curare; avere in odio = odiare; avere a mente = ricordarsi; avere a cuore = interessarsi; avere luogo = svolgersi; anche da quest’uso derivano alcuni modi di dire:

avere presente qualcuno o qualcosa = ricordarsi di qualcuno o qualcosa ("hai presente quella ragazza?" = "ti ricordi di quella ragazza?");

aversela a male = offendersi;

seguito dalla preposizione -a- e un verbo all’infinito trasferisce il valore del suo tempo e modo al verbo che lo segue, quest’uso è soprattutto un uso letterario: ebbe a dire (=disse).

I pronomi doppi

giovedì 19 febbraio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, questa settimana vedremo cosa sono e come si usano i pronomi doppi.

Buona lettura!
Prof. Anna

Si dicono pronomi doppi quei pronomi che riuniscono in sé le funzioni di due pronomi. Questi pronomi, a differenza di quelli relativi, non richiedono un termine a cui riferirsi, perché lo contengono già in essi.

I pronomi doppi sono: chi, quanto, quanti, quante.

Chi (=colui il quale, colei la quale, coloro i quali, qualcuno che) è invariabile. Si usa solo al singolare e con riferimento a esseri animati: "chi mangia troppo, rischia di ingrassare". Chi Unisce in sé la funzione di due pronomi diversi: dimostrativo + relativo: "chi (=colui il quale) non è d’accordo lo dica"; o indefinito + relativo: "c’è chi (= qualcuno che) non è d’accordo con me".

Quanto (=tutto quello che) è variabile. Al singolare si riferisce soltanto a cose: "per quanto (=quello che) mi riguarda, sono pronto a impegnarmi al massimo". Al plurale si riferisce sia a persone sia a cose: "aiuterò quanti (=tutti coloro che) me lo chiederanno.

PRECISAZIONI SULL’USO DI CHI

Il pronome doppio chi, come abbiamo detto, riunisce in sé due forme pronominali distinte:

un dimostrativo + relativo: ammiro chi (=colui il quale) sa essere generoso;

un indefinito + relativoè difficile trovare chi (=qualcuno che) sappia farlo.

Questo pronome presenta alcune particolarità nell’uso; può essere usato solo al singolare (chi ha sbagliato, pagherà, ma coloro i quali hanno sbagliato, pagheranno) e il suo impiego è limitato ad alcuni casi.

Casi in cui si usa il pronomoe doppio chi:

• quando è soggetto sia nella proposizione reggente e sia nella relativa: "chi non risponde bene alla domanda, deve studiare di più";

• quando è oggetto diretto sia nella reggente e sia nella relativa: "non ho visto chi hai salutato";

quando è oggetto diretto nella reggente e soggetto nella relativa: "non ho visto chi mi ha salutato";

• quando è complemento indiretto nella reggente e soggetto nella relativa: "mi sono rivolto a chi poteva aiutarmi";

• quando è complemento indiretto nella reggente e oggetto nella relativa: "mi sono rivolto a chi mi hai presentato";

• quando è complemento indiretto nella reggente e nella relativa, a patto che il complemento della reggente e quello della relativa richiedano la stessa preposizione: "ho consegnato il regalo a chi doveva essere consegnato".

Non si può usare quando è complemento indiretto nella reggente e nella relativa quando i complementi hanno preposizioni diverse, per esempio è scorretta la frase: "non posso fidarmi di chi non ho mai collaborato", ma è corretta la frase: "non posso fidarmi di uno con cui non ho mai collaborato".

chi può anche fungere da pronome indefinito e non doppio quando:

⇒ ha valore condizionale, significa se qualcuno e può essere seguito da congiuntivo imperfetto: "chi (se qualcuno) volesse leggere quel libro, può trovarlo in biblioteca";

⇒ è usato in correlazione con altri chi col significato di uno che, qualcuno che: "alla festa c’era chi parlava, chi mangiava, chi ballava, ma tutti si stavano divertendo".

 

In giro per l’Italia: Bologna la città dei portici e delle torri

giovedì 12 febbraio 2015

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, questa settimana andremo in giro per l’italia e precisamente visiteremo Bologna, il capoluogo della regione Emilia-Romagna, settimo comune italiano per popolazione; città tipicamente medioevale, famosa per la sua antichissima università, i portici e le torri, ma non solo.

Come al solito, vi ricordo che se ci sono parole che non conoscete, potete consultare il dizionario on-line: basta cliccare due volte sulla parola e si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra apparirà il significato.

Buon viaggio!

Prof. Anna

BOLOGNA LA DOTTA, LA ROSSA E LA GRASSA

Bologna è il capoluogo dell’Emilia-Romagna, regione dell’Italia nord-orientale.

La Dotta, la Rossa, la Grassa: così viene definita questa città. La Dotta per la presenza di una delle università più antiche d’Italia che attira ancora numerosi studenti da tutto il Paese, la Rossa per il tipico colore rosso dei tetti e delle case e la Grassa per la sua gastronomia famosa in tutto il mondo.

I PORTICI

Bologna è la città dei portici, oltre 40 km solo nel centro storico. Durante la bella stagione sono un’ottima protezione dal sole, nei mesi più freddi, invece, riparo perfetto dalla pioggia. La loro origine è in parte dovuta alla forte espansione che la città ebbe nel Medioevo, quando l’università divenne un importante polo d’attrazione per studenti e letterati, da qui la necessità di sfruttare al massimo gli spazi espandendo i piani superiori delle case.

PORTICI_BOLOGNA

Il più famoso portico è quello di quasi 4 km che dal centro di Bologna porta alla Chiesa di San Luca, simbolo di Bologna.

LE TORRI

Le torri di Bologna, di origine medioevale, sono uno dei tratti più caratteristici della città; nel Medioevo sarebbero state circa cento tra torri e case-torri, queste strutture avevano una funzione sia militare che gentilizia: davano prestigio alla famiglia che ne ordinava la costruzione. Oggi ne esistono ancora diciasette.

Le due torri sono il monumento simbolo della città: la Torre degli Asinelli (97,20 metri, la torre pendente più alta d’Italia) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48).

Due Torri-2

BOLOGNA DA VISITARE

Cuore della città è Piazza Maggiore, qui si trova la Basilica di San Petronio: la chiesa più importante ed imponente di Bologna oltre ad essere la quinta chiesa più grande del mondo, i lavori di costruzione della Basilica iniziarono nel 1390 ma andarono avanti per secoli.  Se vi recate in visita alla Basilica di San Petronio non potrete far a meno di notare la Meridiana più grande del mondo costruita dal matematico Cassini per dimostrare che era la Terra a girare intorno al Sole, e non viceversa com’era credenza del tempo.

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Da visitare assolutamente il complesso di Santo Stefano, in piazza Santo Stefano, noto anche come "le sette chiese" a causa della sua notevole articolazione in numerose chiese e cappelle collegate da un cortile e da un chiostro. Il nucleo originale fu edificato nell’ VIII secolo su un tempio pagano del II secolo dedicato alla dea egizia Iside.

BOLOGNA E L’ACQUA

Forse lo sanno in pochi, ma Bologna è sempre stata una città d’acqua, una piccola Venezia che ora è in gran parte nascosta, dimenticata per decenni, tanto che la gran parte dei canali sono stati interrati negli anni ‘50. La natura "acquatica" di Bologna è stata riscoperta recentemente dagli stessi abitanti che stanno cercando di rivalutarla; qua e là, in giro per il centro storico, si scorgono chiuse, torrenti seminascosti, si sente il rumore dell’acqua ma non la si vede.

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BOLOGNA DA MANGIARE

La fama internazionale della cucina bolognese risale al Medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati, ma la tradizione gastronomica è anche fortemente legata all’università, infatti l’affluenza di studenti e professori provenienti da ogni parte del mondo rese necessario un arricchimento della cultura gastronomica. Protagoniste della tavola sono la pasta all’uovo e la carne di maiale; dalle diverse combinazioni di questi due ingredienti nascono alcune delle ricette tipiche bolognesi, come le tagliatelle al ragù, le lasagne e i tortellini in brodo; sempre dalla carne di maiale nasce la mortadella, un salume tipico da cui si ricava anche il ripieno per i tortellini.

tortellini-bolognesi

 Ora prova a rispondere alle seguenti domande:

1- Dove si trova Bologna?

2- Perché è detta la Dotta, la Rossa e la Grassa?

3- Quale periodo storico ricorda l’architettura di questa città?

4- Qual è l’origine dei portici?

5- Che funzione avevano le torri?

6- Qual è la chiesa più grande della città?

7- Come viene anche chiamato il complesso di Santo Stefano?

8- Perché Bologna era considerata una "piccola Venezia"?

9- Quali sono gli ingrendienti principali della cucina bolognese?

10- Hai mai assaggiato un piatto della cucina bolognese?

 

 

 

 

Test 33- Espressioni idiomatiche con il verbo “parlare”

giovedì 5 febbraio 2015

L’esercizio che segue è sulle espressioni idiomatiche che contengono il verbo "parlare"; per ripassare questo argomento potete leggere questo articolo: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/