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Lingua italiana e intercultura

La formazione del plurale 3 – approfondimento

giovedì 13 giugno 2013

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, continuiamo oggi il nostro approfondimento sulla formazione del plurale.

Se non conoscete il significato di alcune parole, usate il dizionario on line: basta cliccare due volte sulla parole e si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra vi apparirà il significato.

Buona lettura!

Prof. Anna

NOMI CON DOPPIA FORMA DI PLURALE

Alcuni nomi maschili in -o hanno una doppia forma di plurale in -i e in -a. Nella maggior parte dei casi i due plurali hanno significato differente. Vediamo insieme quali sono i più comuni e il loro significato:

• il braccio:

i bracci = oggetti fissi o mobili che sporgono rispetto a un asse centrale: bracci della lampada, della bilancia, della croce;

le braccia = del corpo umano;

• il ciglio:

i cigli = i margini, i bordi di una strada o di un fosso;

le ciglia = degli occhi;

 il dito:

i diti = se considerati distintamente l’uno dall’altro;

le dita = considerate nel loro insieme;

• il labbro:

i labbri = margini, bordi di una ferita; bordi di una tazza o di un vaso;

le labbra = della bocca;

• osso:

ossi = si riferisce a parti ossee di animali;

ossa = l’insieme dell’ossatura umana;

 il ginocchio:

i ginocchi e le ginocchia = hanno lo stesso significato;

• il sopracciglio:

i sopraccigli e le sopracciglia: hanno lo stesso significato;

• il cervello:

i cervelli = le menti, le intelligenze, gli ingegni;

le cervella = la materia cerebrale;

• il calcagno:

i calcagni = del piede, delle calze, delle scarpe;

le calcagna = nell’espressione "avere qualcuno alle calcagna" = "avere qualcuno sempre dietro, essere inseguito";

• il fondamento:

i fondamenti = complesso di principi che servono di base e di sostegno a una scienza o a una disciplina;

le fondamenta = parte sotterranea di una costruzione che sostiene il peso di tutto l’edificio, le fondamenta di una casa;

 il lenzuolo:

i lenzuoli = due o più lenzuoli, presi uno per uno;

le lenzuola = considerate a coppie;

• il muro:

i muri = di una casa;

le mura = di una città, di una fortezza;

• il membro:

i membri = i componenti di una famiglia, di un’associazione, di un partito;

le membra = parti del corpo umano nel loro complesso;

  il gesto:

i gesti = movimenti o atteggiamenti del corpo (gesti delle braccia, delle mani);

le gesta = azioni o iniziative ammirevoli, imprese;

• il budello:

i budelli = vicoli stretti;

le budella = gli intestini;

• il filo:

i fili = i fili d’erba, i fili di seta, i fili elettrici;

le fila = nell’espressione "tenere le fila di qualcosa" = "dirigere, gestire qualcosa" o "tirare le fila di qualcosa" = "cercare di concludere qualcosa".

Maiuscola o minuscola? (prima parte)

giovedì 6 giugno 2013

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo quali sono i criteri generali per scegliere se scrivere una parola con la lettera maiuscola o con la lettera minuscola.

Buona lettura!

Prof. Anna

Principi generali

Ogni discorso si inizia sempre con la lettera maiuscola, la lettera maiuscola va sempre usata dopo il punto fermo, dopo un punto esclamativo e interrogativo.

All’inizio di un discorso diretto si usa la lettera maiuscola: il giovane si alzò e disse: "Mi chiamo Marco".

• Si scrivono con l’iniziale maiuscola tutti i nomi propri di persona, animale o cosasi scrivono con la minuscola tutti i nomi comuni.

A volte però i nomi comuni diventano propri e viceversa; per esempio prendiamo le parole "novecento" e "bilancia"; è giusto scrivere "novecento euro" e "con la bilancia peso la pasta", ma dobbiamo scrivere "l’arte del Novecento" e "il segno zodiacale della Bilancia", infatti questi due nomi, che inizialmente erano comuni, in queste ultime due frasi sono diventati nomi propri, nel primo caso nome proprio di un secolo, nel secondo caso nome proprio di un segno zodiacale.

Un altro caso del genere che spesso si può presentare riguarda le parole "Sole, Terra e Luna", che sono nomi propri quando indicano i corpi celesti, la grammatica raccomanda però di scriverli con la minuscola quando vengono usati fuori dal linguaggio scientifico, quindi: "la Terra gira intorno al Sole e ha come satellite la Luna", ma "il sole tramontava mentre già sorgeva la luna".

Usi specifici

Toponimi (nomi di luoghi)

I toponimi vanno scritti con la maiuscola (Asia, Europa, America); nei toponimi composti andrà con la minuscola il nome comune e con la maiuscola il nome proprio: mar Mediterraneo; piazza Dante; tranne nel caso in cui il nome comune sia parte integrante del nome proprio, in questo caso gli elementi che cotituiscono ciascuna denominazione non sono separabili l’uno dall’altro e il loro insieme costituisce il nome proprio: Mar Rosso, Monte Bianco, Palazzo Madama; Teatro alla Scala, Anfiteatro Flavio.

I nomi composti di entità geopolitiche vedono l’utilizzo della maiuscola per tutti i nomi, sostantivi e aggettivi: Gran Bretagna; Stati Uniti d’America, ma Unione europea.

Storia

Sono considerati nomi propri i nomi di epoche, avvenimenti di grande importanza, secoli (se scritti in lettere), movimenti letterari, artistici o filosofici: Novecento; Medioevo; Umanesimo.

I nomi di popoli vanno in maiuscolo se si tratta di popoli antichi (Etruschi; Longobardi), mentre i nomi che indicano nazionalità sono minuscoli (inglesi, cinesi). La lettera maiuscola distingue nomi di popoli antichi da popolazioni omonime che li continuano nell’epoca contemporanea ("Romani", "romani", "Greci", "greci").

Mesi e giorni della settimana

I mesi vanno scritti con la lettera minuscola e anche i giorni della settimana.

Festività

I nomi delle festività civili o religiose vanno scritte con la lettera maiuscola: Natale, Capodanno, Primo Maggio.

Sigle a acronimi

Le sigle e gli acronimi generalmente vanno scritti tutti maiuscoli, senza punti di separazione: FAO; USA; ONU; FIAT.

Le parole di sigle e acronimi sciolte conservano la maiuscola: l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU); Banca Nazionale del Lavoro (BNL).

Al cinema

giovedì 30 maggio 2013

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, vi piace andare al cinema? 

Conoscete il lessico legato al cinema? Scopritelo leggendo questo dialogo: Laura e Nicola decidono di andare al cinema e devono mettersi d’accordo su quale film vedere.

Buona lettura!

Prof. Anna

Laura: Cosa facciamo strasera?

Nicola: Perché non andiamo al cinema? Ci sono tanti film interessanti da vedere.

Laura: Sì, buona idea, è da un po’ che non ci vado. Guardiamo sul giornale o su internet per vedere quali film danno oggi in città.

Nicola: Va bene, ma che genere di film preferisci: una commedia, un film drammatico o un film d’azione?

Laura: Un bel film drammatico, che ne dici di questo?

Nicola: Non so, qual è la trama? Proviamo a leggere la recensione.

Laura: La recensione dice che questo film è tratto da un romanzo e il regista è lo stesso di quel film che abbiamo visto l’anno scorso in seconda visione e che ci era piaciuto.

Nicola: Non so, forse preferirei una commedia; è uscito un film inglese che sembra divertente, il protagonista è molto bravo e il film ha una bellissima colonna sonora.

Laura: Potremmo anche vederlo in lingua originale, sottotitolato in italiano, così facciamo pratica con l’inglese.

Nicola: Lo sai che sono pigro, non mi piacciono i sottotitoli, e poi i doppiatori italiani sono così bravi…

Laura: Va bene, allora, se vuoi vedere una commedia, ti propongo questo film francese, dicono che sia molto ben fatto e ha vinto un premio per la miglior sceneggiatura. Che ne dici?

Nicola: Perfetto, me ne hanno parlato molto bene. In quale cinema lo danno?

Laura: Dunque, fammi controllare…lo danno sia in un cinema in centro sia in quella nuova multisala in periferia.

Nicola: Preferisco andare in centro, così non devo prendere la macchina; dopo possiamo andare a mangiare qualcosa e parlare del film.

Laura: Allora andiamo al primo spettacolo?

Nicola: Sì, va bene.

Per le parole che non conoscete, usate il dizionario online: cliccando due volte sulla parola si aprirà una piccola finestra, cliccando una volta su questa finestra apparirà il significato, è possibile anche ascoltare la pronuncia esatta della parola.

Vediamo insieme il significato di alcuni termini legati al cinema:

Possono esserci vari generi di film, vediamone alcuni:

- commediala commedia è un genere cinematografico la cui caratteristica essenziale è la predominanza dell’elemento comico o umoristico e della narrazione di vicende che presentano un aspetto ironico;

- drammatico: il genere drammatico racchiude un’immensa quantità e varietà di film, accomunate da uno stile e da temi più "seri" rispetto al genere opposto della commedia e dall’approfondimento della personalità e delle emozioni dei personaggi;

- film d’azione: i film d’azione sono un genere di pellicole dove le sequenze d’azione, come combattimenti, scontri fra automobili o esplosioni, occupano buona parte del film. Di solito al centro della narrazione ci sono le peripezie di un cosiddetto "eroe". Spesso in questo genere di film vengono usate delle controfigure, cioè attori che eseguono le scene più pericolose o acrobatiche in sostituzione di un attore principale.

Altri termini legati al cinema:

- prima visione e seconda visione: un film in "prima visione" è un film appena uscito nelle sale cinematografiche; i film usciti da più di tre settimane diventano di "seconda visione";

- colonna sonora: è l’insieme delle musiche che accompagnano un’opera cinematografica;

- doppiaggio: il doppiaggio è un procedimento con il quale nei prodotti audiovisivi (film, serie tv, cartoni animati) si sostituisce la voce originale di un attore, o di un personaggio, con quella di un doppiatore, soprattutto per rendere comprensibili i dialoghi di un film a spettatori di diversa nazionalità. In Italia, da sempre si usa doppiare qualsiasi prodotto (televisivo e cinematografico), e di conseguenza esiste una lunga e consolidata tradizione con un alto grado di specializzazione;

- doppiatore: il doppiatore (al femminile doppiatrice) è un attore che, in fase di doppiaggio di un film o telefilm e in generale qualunque contenuto audio-video che necessiti di una voce attoriale, presta la propria voce ad attori stranieri per le edizioni in lingua non originale;

- il primo e il secondo tempo: di solito i film sono divisi in due parti (o tempi), tra il primo e il secondo tempo c’è l’intervallo, cioè una pausa che permette agli spettatori di andare al bar a prendere qualcosa da bere o da mangiare.

 

Ora rispondi alle seguenti domande:

1- Ti piace andare al cinema?

2- Se sì, perché? Se no, perché?

3- Quale genere di film preferisci e perché?

4- Quale genere di film non andresti mai a vedere e perché?

5- Qual è il tuo film preferito e perché?

6- Chi è il tuo regista preferito?

7- Hai mai visto un film in italiano?

Potete inviarmi tramite commento le vostre risposte e le correggerò.

Tipi di avverbi 2

giovedì 23 maggio 2013

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi continuiamo il nostro studio sui tipi di avverbi, vedremo altre categorie di avverbi, approfondendone l’uso e il significato.

Buona lettura!

Prof. Anna

Vediamo insieme altri tipi di avverbi classificati a seconda della loro funzione.

AVVERBI DI TEMPO

Servono a determinare il tempo di svolgimento di un’azione: Luca arriverà domani; ti sei alzato tardi.

Principali avverbi di tempo: adesso, allora, ancora, appena, dapprima, domani, domattina, dopo, dopodomani, entro, fino, finora, già, ieri, mai, oggi, oggigiorno, ora, ormai, presto, prima, poi, quando, sempre, sino, spesso, stamani, stamattina, stanotte, stasera, stavolta, subito, talora, talvolta, tardi, tuttora.

Principali locuzioni avverbiali di tempo: un giorno, di quando in quando, d’un tratto, di botto, tutt’a un tratto (queste ultime tre espressioni significano: all’improvviso), nel frattempo, non appena, di buon ora (=presto), in tempo, per tempo, in men che non si dica (=molto velocemente).

Ieri, oggi e domani: l’italiano ha a disposizione una serie di avverbi che servono a collocare nel tempo un’azione prendendo come punto di riferimento l’oggi: per il passato: ieri, l’altro ieri (il giorno prima di ieri), tre giorni fa, quattro giorni fa, una settimana fa, ecc.; per il futuro: domani, dopodomani (il giorno dopo domani), fra tre giorni, fra quattro giorni, fra una settimana, ecc.

Altri valori di mai e già: l’avverbio mai è a volte usato con il significato di "qualche volta": "hai mai fatto questa torta?"; "se mai ti capitasse di trovare questo libro, compralo". Nelle frasi negative, mai serve a rafforzare la negazione: "non ha mai fatto quello che le chiedevo". A volte può essere usato senza negazione, in frasi ellittiche (frasi cioè in cui mancano il soggetto o il predicato o entrambi, ma questi elementi si possono ricavare dal contesto) "conosci questa canzone?" "Mai sentita". Può essere usato anche da solo, in risposte negative, e in questo caso ha un significato più forte del semplice no: "cambieresti lavoro?" "Mai". Mai può inoltre essere usato nelle interrrogative per dare rilievo alla frase: "chi l’avrebbe mai detto?", "perché mai dovrei fare quello che dice lui?".

L’avverbio già può talvolta equivalere a ormai: "è già tardi, bisogna tornare a casa". In frasi esclamative o interrogative esprime sorpresa, gioia o rammarico: "sei già tornato?", "sono già finite le vacanze!", "volete già andare via?". Usato da solo, nelle risposte, equivale a: "hai avuto una giornata pesante?" "Già".

AVVERBI DI GIUDIZIO

Gli avverbi di giudizio servono per affermare, negare o esprimere un parere sulla probabilità di un evento.

Principali avverbi di giudizio:

avverbi di affermazione: appunto, certamente, certo, proprio, sicuramente, sicuro;

avverbi di negazione: neppure, non, nemmeno, neanche;

avverbi di dubbio: eventualmente, forse, probabilmente.

Principali locuzioni avverbiali di giudizio: di sicuro, di certo, per l’appunto, neanche per idea, senza dubbio.

ATTENZIONE!

Gli avverbi neanche, nemmeno, neppure sono accompagnati dalla negazione non quando seguono il verbo: "non mi ascolta nemmeno"; mentre si usano da soli quando lo precedono: "che maleducato! Nemmeno mi ascolta".

Sì e no e no, pur essendo classificati come avverbi, non hanno la funzione di determinare il significato di un’altra parola, ma servono a sostiutire un’intera frase, e quindi svolgono una funzione analoga a quella dei pronomi: "hai comprato il pane?" "Sì (=ho comprato il pane)", "sei andato a scuola?"  "No (=non sono andato a scuola)".

Test 22 – tipi di avverbi 1

giovedì 16 maggio 2013

Il prossimo esercizio è sugli  avverbi.

In bocca al lupo!

Prof. Anna