Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

La posizione dell’aggettivo qualificativo

giovedì 20 novembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo come si posizione all’interno della frase l’aggettivo qualificativo.

Buona lettura!

Prof. Anna

Ricordiamo che un aggettivo si dice qualificativo quando specifica una qualità di un nome, può trattarsi dell’aspetto, del colore, della grandezza, della forma ecc.

POSIZIONE DELL’AGGETTIVO QUALIFICATIVO

In italiano l’aggettivo si trova di solito dopo il nome: un libro nuovo; è possibile però anche l’ordine inverso: un bel film.

In genere l’aggettivo che precede il nome ha una funzione descrittiva, mentre quello che segue il nome ha una funzione restrittiva.

Facciamo un esempio, consideriamo queste due frasi:

"andrò ad abitare nella vecchia casa dei nonni"; "andrò ad abitare per un po’ nella casa vecchia";

nella prima frase l’aggettivo vecchia indica una qualità aggiuntiva della casa, infatti togliendolo il significato della frase rimarrebbe sostanzialmente lo stesso, nella seconda si può capire che esiste anche una casa nuova e l’aggettivo vecchia serve a identificare la casa e a distinguerla dalle altre.

La collocazione dell’aggettivo prima del nome è frequente quando l’aggettivo è usato in senso figurato.

Vediamo insieme alcuni esempi nei quali la sequenza aggettivo+nome determina un senso figurato, mentre nome+aggettivo determina un significato letterale dell’aggettivo:

alto: un alto magistrato (=importante) – un magistrato alto (=di statura);

grosso: un grosso scrittore (=importante) – uno scrittore grosso (=di dimensioni, di peso);

vecchio: un vecchio amico (=di vecchia data, che conosco da molto tempo) – un amico vecchio (=di età).

Ecco altri esempi in cui la diversa posizione dell’aggettivo determina un cambiamento di significato:

bello: una bella dormita (=lunga) – una dormita bella – non si può dire-;

buono: essere un buon avvocato (=bravo, esperto); essere un avvocato buono (in questo caso l’aggettivo buono è riferito alla persona e non alla professione);

certo: avere certe informazioni (=alcune); avere informazioni certe (=sicure);

diverso: leggere diversi libri (=parecchi); leggere libri diversi (=di vario genere);

grande: ammirare un grande dipinto (=artisticamente notevole); ammirare un dipinto grande (=di notevoli dimensioni);

nuovo: comprare un nuovo telefono (=un altro, un ulteriore); comprare un telefono nuovo (=non usato);

povero: essere un pover’uomo (=meschino); essere un uomo povero (=non ricco);

• le espressioni alta-bassa pressione e pressione alta-bassa hanno un significato diverso a seconda della posizione dell’aggettivo: la prima si usa in senso meteorologico (sull’Italia arriverà l’alta pressione), la seconda in senso medico (ho sempre avuto la pressione bassa).

In alcune espressioni cristallizzate l’aggettivo posto prima del nome ha sviluppato un significato parzialmente diverso da quello originario:

la bella vita = la vita comoda, agiata;

il gentil sesso = il sesso femminile;

le buone maniere = le maniere educate, cortesi;

il Nuovo Mondo = il continente americano.

Nei seguenti casi l’aggettivo va collocato obbligatoriamente dopo il nome:

• quando è un alterato: una casa piccolina (non: una piccolina casa);

• quando regge un complemento: una casa piena di mobili (non: una piena casa di mobili);

• quando deriva da un participio presente o passato: una commedia esilarante, un edificio ristrutturato (ma ci sono delle eccezioni: un emozionante romanzo);

• quando sono aggettivi di relazione, ovvero aggettivi che derivano da nomi (sole-solare; estate-estivo; elettricità-elettrico) e indicano una relazione con il nome di base: un biglietto aereo (non: un aereo biglietto).

 

I complementi indiretti: complemento di modo e complemento di materia

giovedì 13 novembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo due complementi indiretti molto frequenti: il complemento di modo e il complemento di materia; poiché i complementi indiretti sono sempre introdotti da una preposizione, conoscerli aiuta molto anche nell’uso delle preposizioni.

Buona lettura!

Prof. Anna

IL COMPLEMENTO DI MODO

Il complemento di modo esprime il modo in cui avviene un’azione, risponde alla domanda "come?", "in che modo?": "oggi mi sono svergliato di ottimo umore"; è introdotto dalle preposizioni: con, a, in, di, per, su, o dalla locuzione preposizionale alla maniera di. Il complemento di modo può essere espresso anche da un avverbio.

Vediamo ora nello specifico l’uso delle diverse preposizioni che introducono questo complemento:

• la preposizione con è molto frequente per introdurre il compemento di modo e ha un significato di unione: "ho studiato con molto impegno";

• la preposizione a è anch’essa molto frequente e marca il modo come riferimento a un modello: "le campane suonavano a festa";

• la preposizione in introduce un rapporto di tipo locativo, come un "luogo" in cui è immerso il fatto descritto dall’azione: "mio figlio lascia sempre tutto in disordine";

• la preposizione di specifica una qualità dell’azione: "non mi piace quando fai le cose di nascosto";

• la preposizione per introduce un significato molto vicino allo scopo: "dicevo per scherzo!";

• altri elementi che introducono questo complemento possono essere: su, dietro, secondo, alla maniera di, a seconda di, sulla base di, in relazione a: "cambia umore a seconda del tempo", "lavoriamo solo dietro precisa richiesta";

• come si è detto, questo complemento può essere espresso anche da un avverbio: "lavoro onestamente (con onestà)".

COMPLEMENTO DI MATERIA

Il complemento di materia indica la materia di cui una cosa è fatta; è introdotto dalle preposizioni di, in, con, a:

• la preposizione di funzione come una specificazione: il tavolo è fatto di legno;

• la preposizione in si usa quando sia la materia sia l’oggetto vengono considerati pregiati o per l’aspetto economico o per quello artistico: un tavolo in legno di noce;

• la preposizione con si usa in presenza di verbi come fare, costruire, comporre, modellare ecc.: un pavimento fatto con marmo bianco;

• la preposizione a si usa quando, più che alla materia, si fa riferimento al modello al quale l’oggetto si richiama: caramelle al miele.

Uso delle preposizioni nelle espressioni di tempo e di luogo

giovedì 6 novembre 2014

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, usare correttamente le preposizioni è uno degli aspetti più difficili della lingua italiana poiché spesso non ci sono regole ma ci sono tante eccezioni e usi particolari. Oggi vedremo quali sono le preposizioni più adatte da usare in alcune espressioni di tempo e di luogo.

Buona lettura!

Prof. Anna

ESPRESSIONI TEMPORALI

davanti ai nomi o alle parti del giorno:

mattino o mattina: possiamo usare le preposizioni -di- e -al-: di mattino – di mattina – al mattino – alla mattina: "al mattino mi piace dormire fino a tardi" = "di mattina mi piace dormire fino a tardi", oppure -stamattina- senza preposizioni: "stamattina andiamo al mercato";

pomeriggio: usiamo  -di-, -al- e -nel-: di pomeriggio – al pomeriggio- nel pomeriggio: "vado in palestra di pomeriggio";

sera: usiamo -di- e -alla-: di sera – alla sera: "di sera lavoro fino a tardi", oppure -stasera- senza preposizioni: "stasera andiamo a teatro";

notte: si usa -di- oppure -stanotte- senza preposizioni: "di notte si vedono le stelle", "stanotte non ho dormito bene";

davanti ai nomi dei giorni della settimana:

→ se usiamo -al- o -di- davanti al nome del giorno vogliamo indicare un’abitudine, qualcosa che si verifica ogni settimana: "al martedì vado in piscina", "di sabato non lavoro"; lo stesso significato si ottiene usando l’articolo determinativo davanti al nome del giorno "il martedì vado in piscina" = "ogni martedì vado in piscina";

→ se invece usiamo il nome del giorno da solo, senza preposizioni, vogliamo dire che quell’azione si verificherà solo quel determinato giorno della settimana successiva: "lunedì andiamo a cena fuori" = "lunedì prossimo andiamo a cena fuori";

davanti ai nomi dei mesi:

→ possiamo usare sia -a- sia -in-: "a Marzo andrò in vacanza", "ci siamo sposati in Luglio";

davanti ai nomi delle stagioni:

→ si usa -in- oppure -di-: "in estate – d’estate", con "primavera" è meglio usare solo -in- o -a- "a primavera";

ESPRESSIONI DI LUOGO

 • per esprimere la città di provenienza:

→ possiamo usare il verbo "essere" seguito dalla preposizione -di-: "sono di Berlino";

oppure usiamo il verbo "venire" con la preposizine -da-: "vengo da Parigi";

per esprimere il paese di provenienza:

→ si usa il verbo "venire" e la preposizione -da- nella sua forma articolata: "vengo dalla Romania";

il verbo "andare":

→ è seguito da -a- se la meta è una città: "vado a Roma";

→ è seguito da -in- se la meta è una nazione: "andiamo in India";

il verbo "venire":

→ è seguito dalla preposizione -da- sia che l’origine sia una città sia che l’origine sia una nazione: "vengo da Londra", "veniamo dalla Spagna".

Test 31- Espressioni idiomatiche con la parola “bocca”

giovedì 30 ottobre 2014

Con il prossimo esercizio ripassiamo le espressioni idiomatiche che contengono la parola "bocca", se non le ricordate bene, leggete qui: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/.

Test 31- Ripassiamo l’accento grafico

giovedì 30 ottobre 2014

Ripassiamo insieme l’uso dell’accento; se volete prima ripassare questo argomento leggete questo articolo: www.zanichellibenvenuti.it/wordpress/