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Lingua italiana e intercultura

Archivio - Categoria ‘La lingua italiana’

test 9 – la concordanza tra soggetto o oggetto e predicato -

giovedì 27 gennaio 2011

 Ripassiamo ora la concordanza tra soggetto o oggetto e predicato.

Test 9 – il condizionale presente -

giovedì 27 gennaio 2011

Buongiorno cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, è arrivato, anche per questo mese, il momento di ripassare gli argomenti trattati negli ultimi articoli.

Se incontrate molte difficoltà nel fare il test,

vi consiglio di ripassare l’articolo relativo all’argomento del test.

Buon test a tutti

Prof. Anna

Il corpo umano

giovedì 20 gennaio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi ci serviremo delle immagini per studiare il lessico relativo al corpo umano

Buona lettura!

Prof. Anna

Osserva le immagini e prova a memorizzare i nomi delle parti del corpo.

 IL CORPO UMANO:

corpo_umano_RITOCCATO

Alcune di queste parole hanno i plurali irregolari, cioè al singolare sono maschili e al plurale femminil:

il ginocchio le ginocchia

il ditole dita

il bracciole braccia

La parola "mano" è femminile: la mano le mani

 

IL VISO:

viso 3rit

Alcuni plurali irregolari:

il ciglio le ciglia

il sopraccigliole sopracciglia

l’orrecchiogli orecchi; l’orecchia le orecchie (in questo caso abbiamo un doppio singolare e un doppio plurale).

Nel viso ci sono:

i capelli, la fronte, le sopracciglia,

le ciglia, gli occhi, il naso, le narici, le guance, le orecchie, la bocca, il mento.

Vediamo insieme alcuni modi di dire che utilizzano il lessico del corpo umano:

• rimanere a bocca aperta ⇒rimanere stupefatto:

"lo spettacolo era così bello che sono rimasto a bocca aperta";

• a braccia aperte ⇒in modo accogliente e affettuoso (accogliere qualcuno a braccia aperte):

"Laura è stata molto gentile, mi ha accolto a casa sua a braccia aperte";

• avere le mani bucate ⇒spendere molti soldi, essere uno spendaccione:

"Luca spende troppi soldi in vestiti, ha proprio le mani bucate";

• avere un diavolo per capello ⇒essere molto irritati:

"oggi Marta ha un diavolo per capello, credo che abbia discusso con suo marito";

• non muovere un dito⇒ non fare assolutamente nulla:

"ti avevo chiesto di aiutarmi e invece non hai mosso un dito";

• essere una persona in gamba ⇒ essere una persona abile, efficiente, intelligente:

"Alex è molto in gamba, passerà sicuramente l’esame";

• alzare il gomito ⇒bere molti alcolici:

"ieri sera io e i mei amici siamo stati al pub e abbiamo alzato un po’ troppo il gomito";

• mettere il naso negli affari degli altri ⇒intromettersi negli affari degli altri:

"non mettere il naso negli affari miei!";

• non chiudere occhio ⇒non dormire:

"stanotte non ho chiuso occhio"

• avere la testa tra le nuvole ⇒ essere distratto:

"in questi giorni Maria è strana, ha sempre la testa tra le nuvole";

• parlare dietro le spalle ⇒ criticare, parlare male di chi non è presente:

"non mi piace la gente che parla dietro le spalle";

• parlare a viso aperto ⇒ parlare a qualcuno con franchezza, sincerità e coraggio:

"se vuoi risolvere i tuoi problemi con Giulia, devi parlarle a viso aperto".

 

 

I numerali

giovedì 13 gennaio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo i numerali, quali sono e come si usano.

Buona lettura!

Prof. Anna

I numerali costituiscono una categoria eterogenea, infatti possono essere aggettivi (la quinta fila), pronomi (entrambi vanno a scuola) oppure sostantivi (il due è un numero pari). I numerali indicano una quantità numerica precisa e si distinguono in cardinali (uno, due, tre, ecc.), ordinali (primo, secondo, terzo, ecc.), moltiplicativi (doppio, triplo, ecc.), distributivi (a due a due, tre per volta, ecc.) e collettivi (decina, dozzina, ecc.).

Vediamoli insieme:

NUMERI CARDINALI ⇒indicano una quantità numerica di persone, animali e cose. A eccezione di uno (che al femminile diventa una) e di mille, che ha come plurale la forma -mila (duemila, tremila, ecc.), i numeri cardinali sono invariabili. I numeri cardinali normalmente sono collocati prima del nome (tre pizze, quattro sedie).

Per usare correttamente i numeri ordinali è bene ricordare che:

⇒il numerale uno segue le stesse regole dell’articolo indeterminativo per quanto rigurda l’elisione e il troncamento: un armadio; un’idea. I composti con uno (ventuno, trentuno, ecc.) possono subire il troncamento, preferibilmente quando il nome che segue è di genere maschile: ventun anni, ma ventuno amiche;

⇒i composti che finiscono in -tre vanno scritti con l’accento: ventitré, trentatré;

i numeri composti da più elementi si scrivono uniti: ventiquattro, settantadue, ecc.; i numeri composti da milione e miliardo si scrivono staccati: un milione, due milioni, tre miliardi;

i numerali milione e miliardo sono dei sostantivi, quindi hanno il plurale (milioni e miliardi) e, quando sono seguiti da una determinazione, vogliono la preposizione di: cinque milioni di euro, tre miliardi di sterline;

i composti che iniziano per cento e per mille possono essere scritti separati, inserendo nel mezzo la congiunzione e: centodue o cento e due, milleuno o mille e uno. Quando ci sono composti che finicono in uno (centouno, trecentouno, duemilauno) bisogna fare attenzione all’accordo con il nome che segue: centouno pagine, ma cento e una pagina;

nelle date, per indicare il giorno del mese si usa il numerale cardinale (il due maggio, il sette dicembre), a eccezione del primo giorno del mese, che vuole l’ordinale (il primo aprile, il primo luglio).

NUMERI ORDINALI ⇒indicano l’ordine di successione in una serie numerica.

A differenza dei cardinali, sono tutti variabili nel genere e nel numero, e quindi si accordano al nome come gli aggettivi qualificativi: primo, prima, primi, prime.

 

I primi dieci hanno ciascuno una forma particolare: primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo. I successivi si formano aggiungendo il suffisso -èsimo al numero cardinale, che di solito perde la vocale finale: undiciundic-esimo, ventivent-esimo, centocent-esimo, ma ventitréventitre-esimo.

Come i numeri cardinali, anche gli ordinali sono collocati prima del nome: il primo piano, il terzo classificato.

ALTRI NUMERALI:

MOLTIPLICATIVI⇒indicano una quantità due, tre o più volte maggiore di un’altra. Possono essere collocati prima o dopo il nome, sono variabili nel genere e nel numero e quindi si accordano al nome: una porzione doppia (=due volte maggiore), un triplo salto mortale (=ripetuto tre volte).

Di uso comune quindi sono: doppio, triplo, quadruplo, quintuplo e sestuplo.

Per indicare quantità maggiori si usa " x volte maggiore": questa macchina ha un prezzo venti volte maggiore rispetto alla tua.

Appartengono ai moltiplicativi anche: duplice, triplice, quadruplice, ecc.. Il loro significato non coincide esattamente con quello di doppio, triplo, quadruplo, perchè non determinano quante volte una cosa è più grande di un’altra, ma indicano che una cosa è costituita da due, tre o più parti: una lettera in duplice copia, un triplice ordine di colonne.

 

COLLETTIVIindicano un insieme numerico. Non esiste una serie completa, i più usati sono paio (il plurale è femminile: paia) e coppia (=due unità), decina (=dieci unità), dozzina (=dodici unità), quelli che indicano multipli di dieci (ventina, trentina, quarantina, cinquantina, ecc.), centinaio, migliaio (il plurale è femminile: centinaia; migliaia). Da dozzina in su hanno un valore approssimativo: una ventina d’anni (=circa venti anni), una quarantina di persone (=circa quaranta persone).

Fra i numeri collettivi ci sono anche quelli che indicano:

• un periodo di due o più mesi: bimestre, trimestre, quadrimestre;

un periodo di due o più anni: biennio, triennio, quadriennio, decennio, ventennio;

• una composizione musicale o un gruppo di persone che lavorano insieme: duetto (o duo), terzetto (o trio), quartetto, quintetto.

ATTENZIONE!

Ambedue ed entrambi significano "tutt’e due", ma il primo è invariabile, il secondo ha il femminile entrambe: ambedue gli occhi, ambedue le gambe; entrambi gli occhi; entrambe le gambe.

DISTRIBUTIVI: indicano il modo in cui sono distribuite persone o cose: a uno a uno, a due a due, oppure tre per volta, tre alla volta, per quattro: entrarono tre alla volta, i bambini erano in fila per quattro.

Concordanza tra il soggetto o l’oggetto e il predicato

giovedì 23 dicembre 2010

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, nella lezione di oggi cercheremo di chiarire un dubbio molto frequente, ovvero: nella coniugazione dei tempi composti quando il participio passato concorda con il soggetto o con il complemento oggetto?

Buona lettura e auguro a tutti voi un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo 

Prof. Anna

Nella coniugazione dei tempi composti (per esempio il passato prossimo), il participio passato può rimanere invariato (ho mangiato una mela), oppure concordarsi, a seconda dei casi, col soggetto (Maria è andata a casa) o col complemento oggetto (Marco ci ha salutati). Per scegliere il tipo di accordo, bisogna fare attenzione all’ausiliare richiesto dal verbo.

Prima di tutto è necessario chiarire bene che cosa si intende per verbo transitivo e per verbo intransitivo.

• Sono transitivi i verbi che possono avere un complemento oggetto: Vadim (soggetto) canta ( verbo) una canzone (complemento oggetto); Luca (soggetto) legge (verbo) un libro (complemento oggetto).

• Sono intransitivi i verbi che non possono avere un complemento oggetto: Laura (soggetto) ride (verbo).

Alcuni verbi, normalmente intransitivi, possono essere usati transitivamente quando hanno per complemento oggetto un sostantivo che è legato al verbo da uno stretto rapporto di significato: 

vivere una vita avventurosa; piangere lacrime amare; dormire sonni tranquilli.

 

Altri verbi possono essere usati transitivamente o intransitivamente, cambiando così di significato:

Alcuni esempi:

uso transitivo uso intransitivo
Laura ha bollito le uova. L’acqua bolle.
Il mese prossimo cambierò lavoro. La settimana prossima il tempo cambierà.
La radio ha comunicato notizie sul traffico.

Spesso genitori e figli non riescono a comunicare.

 

 Dopo aver chiarito questo punto vediamo l’accordo del participio passato con il soggetto:

 

verbi con: ausiliare avere transitivi il participio rimane invariato Luca ha visto una mostra; Laura ha vinto un premio.
ausiliare avere intransitivi il participio passato rimane invariato Marco ha telefonato a Gianni; Carlo ha parlato con me.
ausiliare essere intransitivi il participio passato si accorda con il soggetto in genere (maschile-femminile) e in numero (singolare-plurale) Sono andata al cinema; siamo usciti insieme.
ausiliare essere riflessivi il participio passato si accorda con il soggetto in genere e numero I bambini si sono vestiti; Marta si è svegliata.
ausiliare essere passivi il participio passato si accorda con il soggetto in genere e numero Il premio è stato vinto da Manuel; la torta è stata fatta da noi.

 

 Ora vediamo l’accordo del participio passato e il complemento oggetto:

 

L’accordo è obbligatorio: ausiliare    avere Quando prima del passato prossimo c’è un pronome di terza persona (lo, la, li, le) oppure ne.

Hai visto i miei amici? No, non li ho visti.

Hai comprato le scarpe? Sì, le ho comprate.

L’accordo è facoltativo: ausiliare avere Quando prima del passato prossimo c’è un pronome di di prima o di seconda persona (mi, ti, ci, vi). Marco mi ha visto oppure Marco mi ha vista.
L’accordo è poco diffuso: ausiliare essere Quando ci sono verbi riflessivi il participio può concordare con l’oggetto. Natalia si è tagliate le unghie (ma è più comune l’accordo con il soggetto: Natalia si è tagliata le unghie).