Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Archivio - Categoria ‘La lingua italiana’

Test 12 – i pronomi relativi -

giovedì 19 maggio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, come di consueto è arrivato il momento di ripassare gli argomenti trattati questo mese e valutare il vostro livello di conoscenza di questi ultimi. Se non ricordate bene un determinato argomento vi consiglio di ripassarlo prima

Buon test

Prof. Anna

I nomi e gli aggettivi alterati

giovedì 12 maggio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi parleremo dei nomi alterati, infatti l’aggiunta di particolari suffissi alla radice di un nome o di un aggetttivo introduce delle modifiche in relazione alla quantità, alla qualità, al giudizio di valore, senza cambiare il significato principale della parola. Per esempio la parola "libro" ha gli alterati "librino", "libruccio", "librone", "libraccio" ecc., i quali indicano sempre lo stesso oggetto, ma specificano allo stesso tempo che si tratta di un libro "piccolo", "grazioso", "grande", "di poco valore" ecc. Vedremo dunque come si formano gli alterati e quali sono i pr incipali suffissi alterativi in italiano.

 

Buona lettura!

Prof. Anna

La differenza di significato degli alterati rispetto alla parola base riguarda la quantità (piccolezza/grandezza) e la qualità (positività/negatività); quindi determinati suffissi possono far assumere a un nome una qualità che lo fa apparire piccolo (suffissi diminutivi ⇒ scarpina); grande (suffissi accrescitivi ⇒ scarpona); grazioso (suffissi vezzeggiativi ⇒ scarpuccia); brutto o vecchio (suffissi dispregiativi ⇒ scarpaccia), ci possono essere anche suffissi attenuativi, cioè che attenuano il significato, usati soprattutto con aggettivi riferiti ai colori (rosso ⇒ rossiccio).

Il giudizio di qualità è spesso soggettivo, nell’uso di questo tipo di alterati ha quindi un ruolo fondamentale l’affettività, cioè la disposizione emotiva, il sentimento personale di chi parla, per esempio "filmuccio" può significare, a seconda dei contesti, un "film carino" o "un film privo di valore".

FORMAZIONE DEGLI ALTERATI

Per formare un nome o un aggettivo alterato bisogna aggiungere alla radice del nome o dell’aggettivo il suffisso alterativo.

Per determinare la radice di un nome o aggettivo basta eliminare la desinenza, per esempio:

 

casa⇒cas- (radice);

ora si possono aggiungere i suffissi: casina (casa piccola); casona (casa grande); casaccia (casa brutta); casuccia (casa graziosa).

I suffissi vanno concordati con il nome prendendone lo stesso genere e lo stesso numero.

SUFFISSI ALTERATIVI PIÙ COMUNI

 

DIMINUTIVI ACCRESCITIVI VEZZEGGIATIVI DISPREGIATIVI ATTENUATIVI

-ino:

mamma⇒

mammina; pensiero⇒

pensierino; bello⇒

bellino

-one:

ragazzo⇒

ragazzone;

pigro⇒

pigrone

-uccio:

casa⇒

casuccia;

cavallo⇒

cavalluccio

-uccio:

avvocato⇒

avvocatuccio

-iccio (riferito ad aggettivi, soprattutto che indicano colori):

bianco⇒

bianchiccio

-etto:

bacio⇒

bacetto;

piccolo⇒

piccoletto

-acchione: volpe⇒

volpacchione

 

-acchione:

matto⇒

mattacchione

-acchione:

furbo⇒

furbacchione

-igno:

aspro⇒

asprigno

-otto:

ragazzo⇒

ragazzotto;

può indicare un cucciolo di animale: lepre⇒leprotto

 

-acchiotto:

lupo⇒

lupacchiotto;

furbo⇒

furbacchiotto

-otto:

contadino⇒

contadinotto;

ragazzo⇒

ragazzotto

-ognolo:

azzurro⇒

azzurrognolo

-ello:

albero⇒

alberello;

paese⇒

paesello

   

-accio:

coltello⇒

coltellaccio;

ragazza⇒

ragazzaccia

-occio:

bello⇒

belloccio

-iciattolo:

fiume⇒

fiumiciattolo;

febbre⇒

febbriciattola

 



-iciattolo:

libro⇒

libriciattolo;

mostro⇒

mostriciattolo

-astro (quando è un aggettivo):

giallo⇒

giallastro

 

 

-icci(u)olo:

festa⇒

festicci(u)ola;

porto⇒

porticciolo

 


-icci(u)olo:

donna⇒

donnicci(u)ola

 

-(u)olo:

faccenda⇒

faccenduola; poesia⇒

poesiola

   

 -astro:

madico⇒

medicastro;

poeta⇒

poetastro

 

 

Il futuro anteriore

giovedì 5 maggio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi prenderemo in esame un tempo verbale composto: il futuro anteriore, vedremo come si coniuga e quando si usa.

Buona lettura!

Prof. Anna

FORMAZIONE DEL FUTURO ANTERIORE

Il futuro anteriore si forma con il futuro semplice degli ausiliari essere o avere più il participio passato del verbo.

Nella seguente tabella osserva il futuro anteriore di verbi delle tre coniugazioni:

 

MANGIARE CREDERE PARTIRE
io avrò mangiato io avrò creduto io sarò partito
tu avrai mangiato tu avrai creduto tu sarai partito
lui-lei avrà mangiato lui-lei avrà creduto lui-lei sarà partito
noi avremo mangiato noi avremo creduto noi saremo partiti
voi avrete mangiato voi avrete creduto voi sarete partiti
loro avranno mangiato loro avranno creduto loro saranno partiti

 

 Vediamo il futuro anteriore dei verbi essere e avere:

 

ESSERE AVERE
io sarò stato io avrò avuto
tu sarai stato tu avrai avuto
lui-lei sarà stato lui-lei avrà avuto
noi saremo stati noi avremo avuto
voi sarete stati voi avrete avuto
loro saranno stati loro avranno avuto

 

USI DEL FUTURO ANTERIORE

Come suggerisce il nome stesso di questo tempo verbale, il futuro anteriore indica l’anteriorità temporale di un evento rispetto a un evento futuro.

Il futuro anteriore si usa per:

• esprimere un’azione futura che avviene prima di un’altra espressa al futuro, spesso è introdotto dalle espressioni di tempo: dopo che; quando; appena:

→ potrai guardare la televisione (azione espressa al futuro), quando avrai finito di studiare (azione che avvine prima di quella espressa al futuro);

→ appena avrò letto questo libro, ti darò la mia opinione.

 

Nella lingua parlata quest’uso del futuro anteriore è in declino perchè molto spesso non ci si preoccupa di esprimere il rapporto di anteriorità tra due azioni future e si usa indistintamente il futuro semplice: quando finirai di leggere questo libro, ti darò la mia opinione;

• esprimere un dubbio o un’incertezza, nella lingua parlata di tutti i giorni quest’uso del futuro anteriore è il più frequente:

 Giulia non c’è, sarà andata a fare la spesa (= Giulia non c’è, probabilmente è andata a fare la spesa);

Marco è in ritardo, avrà perso l’autobus (= Marco è in ritardo, forse ha perso l’autobus);

• esprimere una supposizione al passato:

sarai stato felice ieri con tutta la giornata libera! (= suppongo che ieri tu sia stato felice in quanto avevi tutta la giornata libera);

 

sarete stati soddisfatti di aver passato l’esame! (= immagino che siate stati soddisfatti di aver passato l’esame).

I pronomi relativi

giovedì 28 aprile 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog oggi studieremo i pronomi relativi, quando e come si usano. Questi pronomi vengono usati molto frequentemente sia nella lingua parlata sia in quella scritta, quindi è importante saperli usare correttamente.

Buona lettura!

Prof. Anna

Il pronome relativo ha una duplice funzione:

1- sostituisce un nome;

2- mette in relazione tra loro due proposizioni (frasi), la reggente e la relativa.

L’elemento sostutuito dal pronome relativo si chiama antecedente, questo può essere:

- un nome: ho letto il libro che mi hai dato;

- un pronome: disse quello che tutti pensavano;

- un’intera proposizione: Mario ha superato l’esame, il che mi fa molto piacere.

Vediamo ora quali sono e come si usano i pronomi relativi:

CHE: è invariabile nel genere e nel numero. I verbi, i participi, gli aggettivi della proposizione relativa si concordano nel genere e nel numero con l’antecedente: il ragazzo che è partito; i ragazzi che sono partiti.

Il pronome relativo CHE si può impiegare come soggetto o come complemento oggetto.

soggetto: il treno che è appena partito era pieno di gente; c’è qualcuno che sa come come arrivare alla stazione?;

complemento oggetto: non ho guardato i film che mi hai consigliato; il rosso è il colore che preferisco.

Quando CHE ha come antecedente un’intera frase significa "e ciò", "e questo" ed è preceduto dall’articolo "il": vorrei migliorare i miei voti, il che non è facile; non riesco a imparare a memoria questa poesia per domani, il che è un problema.

Per i complementi indiretti (introdotti da una preposizione) si usa CUI e IL QUALE ( la quale, i quali, le quali) preceduti da una preposizione.

CUI: è invariabile e si usa soltanto come complemento indiretto, preceduto da una preposizione. La scelta della preposizione dipende da quale preposizione vuole il verbo e quindi dal tipo di complemento indiretto, per esempio: l’argomento di cui voglio parlarti (parlare di qualcosa); la persona a cui sto pensando (pensare a qualcuno); gli amici su cui posso contare (contare su qualcuno); le persone di cui mi fido (fidarsi di qualcuno); l’ufficio in cui lavoro; le persone con cui lavoro.

→ La preposizione a seguita da cui può essere eliminata, per esempio: il professore (a) cui ho parlato; l’agenzia (a) cui mi sono rivolto per vendere casa;

cui può essere collocato tra l’articolo determinativo e il nome ed esprime possesso col significato di "del quale", "della quale", "dei quali" e "delle quali". Anche in questo caso non c’è la preposizione. Per esempio: un ristorante il cui indirizzo (= l’indirizzo del quale) ora non ricordo; quel ragazzo, la cui madre (= la madre del quale) è una mia amica, è molto simpatico.

Cui può essere sostituito dalle forme del quale, al quale, nel quale ecc., ma NON dal pronome che.

Il quale, la quale, i quali, le quali si accordanocon il genere e il numero del nome a cui si riferiscono;

→ si usano principalmente con la funzione di complemento indiretto (in alternativa a cui), insieme alle preposizioni semplici di, a, su, in, da che, unite all’articolo determinativo, si trasformano in preposizioni articolate: il libro, del quale ti ho parlato, ha venduto moltissime copie; questo è l’ufficio nel quale lavoro; la persona alla quale ti riferisci, è un mio collega; questi sono i libri sui quali preparo l’esame; queste sono le ragazze con le quali vado in vacanza;

→ si possono usare anche come soggetto, in alternativa a che, per gli usi formali: ci sono persone le quali farebbero di tutto per avere questo lavoro. Ancora più formale è l’uso di questo pronome in funzione di complemento oggetto: le ho prestato un manuale, il quale io stesso ho più volte consultato.

Quando è meglio usare il quale?

A differenza degli altri pronomi relativi, il quale ci permette di specificare il genere e il numero dell’antecedente, quindi lo usiamo quando l’uso di che e cui potrebbe produrre frasi poco chiare. In particolare quando:

 

- indicare il genere e il numero serve a evitare l’ambiguità, per esempio: ho pranzato con il marito della professoressa di matematica, di cui ho molta stima (in questo caso non si capisce bene a chi sia riferito il pronome relativo, alla profesoressa o al marito?) → ho pranzato con il marito della professoressa di matematica, del quale (il marito) ho molta stima;

- quando il relativo è distante dall’antecedente: la professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, che si possono trovare in biblioteca → la professoressa ha elencato i libri su cui dobbiamo studiare, i quali si possono trovare in biblioteca.

 

Il testo narrativo

giovedì 21 aprile 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi parleremo del testo narrativo, per fare questo prenderemo spunto da un’ antologia che ci introduce nel mondo letterario in modo piacevole attraverso attività che si propongono di facilitare la lettura e di aiutarci a scoprire le caratteristiche del testo letterario: "Letture in gioco", Zanichelli 2011; il titolo del libro richiama l’intenzione di affrontare la lettura come un divertimento, i testi proposti sono accompagnati da attività che facilitano la lettura e da schede di approfondimento storico-culturale.

Oggi prenderemo in esame il testo narrativo e le sue caratteristiche.

Buona lettura!

Prof. Anna

IL TESTO NARRATIVO

Il testo narrativo crea storie immaginarie che possono essere molto diverse tra loro. Alcune sono così realistiche che possono sembrare cronache di fatti realmente accaduti, altre creano mondi di fantasia o possibili. Gli eventi e i personaggi dei romanzi e dei racconti esistono solo nell’universo immaginario inventato dallo scrittore anche quando si tratta di fatti di cronaca o di personaggi storici. Essi, infatti, vengono ricreati attraverso la visione dell’artista.

LA FORMA DEL TESTO NARRATIVO

Le forme classiche del testo narrativo sono i racconti (o novelle) e i romanzi. Entrambe sono opere che raccontano una storia. La realizzazione del testo procede attraverso le seguenti modalità:

la narrazione: è il racconto degli eventi secondo la loro successione temporale;

la descrizione: delinea i dettagli fisici e psicologici di un personaggio o le caratteristiche di un ambiente o luogo;

il dialogo: costituisce l’interazione verbale dei personaggi.

La prima differenza fra un romanzo e un racconto sta nella lunghezza. Il racconto è caratterizzato dalla brevità e crea, quindi, mondi meno complessi rispetto a quelli di un romanzo, di cui però, pur nella brevità, può contenere tutti gli aspetti formali. Per sviluppare l’abilità a una attenta lettura del testo narrativo e quindi apprezzarne la bellezza e il messaggio, tutte le volte che si legge un testo, è utile identificare gli elementi che consentono di rispondere alle cinque domande elencate di seguito. Le domande sembrano riferirsi ad aspetti ben distinti del testo ma, nella realtà, è proprio l’interazione di questi aspetti che dà vita al testo stesso.

1- Chi racconta la storia?

Per rispondere a questa domanda si deve leggere il testo cercando di ascoltarlo per sentire la voce narrante che, in termine tecnico, si chiama narratore. Il narratore non è quindi l’autore, ma il tipo di voce che l’autore sceglie per un particolare racconto o romanzo.

2- Di cosa tratta?

Questa domanda riguarda il contenuto della storia stessa, il mondo immaginario che viene creato attraverso il luogo e il periodo in cui la vicenda è ambientata, i personaggi e gli eventi. I contenuti possono variare moltissimo a seconda che il testo si basi prevalentemente sul racconto dei fatti, anche storici, o sulla psicologia, cioè sui pensieri e sentimenti dei personaggi.

3- Come è raccontata?

Questa domanda riguarda non solo il narratore e il punto di vista da cui sceglie di raccontare, ma anche l’uso della lingua per raggiungere particolari effetti, come per esempio l’uso di un gergo per ricreare un mondo giovanile o la scelta di un particolare tipo di lessico per suscitare un’atmosfera e il modo in cui gli eventi vengono scelti e organizzati nella struttura del testo.

4- Perchè è raccontata?

Questa domanda riguarda il tema, cioè il messaggio del testo e lo scopo per cui l’autore l’ha scritto.

5- A chi è raccontata?

Questa domanda riguarda, in generale, sia i lettori del periodo in cui l’autore scrive (e va presa in considerazione in modo particolare quando si leggono autori del passato), sia il modo in cui la voce narrante si rivolge a un lettore qualsiasi, di qualunque tempo.

Ora prova a rispondere alle seguenti domande:

1- Quali sono le forme classiche del testo narrativo?

2- Che differenza c’è tra un racconto e un romanzo?

 

3- Cosa si internde per "narrazione"?

4- Chi è "l’autore"?

5- Chi è "il narratore"?

6- Da quali elementi è formato il contenuto di un romanzo o di un racconto?

7- Attraverso quale strumento l’autore può raggiungere particolare effetti nella narrazione?

8- Quale registro linguistico può usare un autore per ricreare un mondo giovanile?

9- Cosa si intende per "tema" di un testo narrativo?