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Lingua italiana e intercultura

Archivio - Categoria ‘La lingua italiana’

Il passato prossimo

giovedì 17 giugno 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo come si forma e quando si usa il passato prossimo. Questo tempo verbale è molto usato dagli italiani sia nella lingua scritta che in quella orale.

Buona lettura!

Prof. Anna

Il passato prossimo indica eventi, esperienze e fatti conclusi nel passato i cui effetti perdurano nel presente.

FORMAZIONE DEL PASSATO PROSSIMO

Il passato prossimo è formato da due elementi: l’ausiliare: il verbo essere o avere (al presente indicativo) + participio passato del verbo.

Formazione del participio passato

Il participio passato si forma togliendo al verbo la desinenza dell’infinito (are; ere; ire) e aggiungendo la desinenza del participio passato:

AREATO  (cambiare ⇒cambiato)

EREUTO (vendere ⇒venduto)

IREITO  (partire ⇒partito)

Ora osserva la tabella:

PASSATO PROSSIMO DEI VERBI:

CAMBIARE – VENDERE – PARTIRE

Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io
ho cambiato ho venduto  sono  partito – a
tu hai cambiato hai venduto  sei  partito – a
lui – lei ha cambiato ha venduto  è  partito – a
noi abbiamo cambiato abbiamo venduto  siamo  partiti – e
voi avete cambiato avete venduto  siete  partiti – e
loro hanno cambiato hanno venduto  sono  partiti – e

 

PASSATO PROSSIMO DEI VERBI ESSERE E AVERE

Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io sono stato – a ho avuto
tu sei stato – a hai avuto
lui – lei è stato – a ha avuto
noi siamo stati – e abbiamo avuto
voi siete stati – e avete avuto
loro sono stati – e hanno avuto

Come potete vedere dalle tabelle, con l’ausiliare avere il participio passato non cambia.

L’ausiliare avere si usa con i verbi transitivi, ovvero con quei verbi che rispondono alla domanda: chi? che cosa?

Qualche esempio:

Ho mangiato (cosa?) una mela.

Abbiamo incontrato (chi?) Lucia.

L’ausiliare essere si usa con i verbi intransitivi, ovvero con i verbi che non rispondono alla domanda: chi? che cosa?

Per esempio: sono uscito presto stamattina.

L’ausiliare essere si usa con:

i verbi di movimento: partire; uscire; tornare etc.

i verbi riflessivi: alzarsi; svegliarsi; lavarsi etc. (mi sono alzato; ti sei svegliato)

i verbi di stato: stare; rimanere; restare etc.

i verbi che indicano un cambiamento: diventare; nascere; morire etc.

Con l’ausiliare essere il participio passato concorda con il genere (maschile-femminile) e il numero (singolare-plurale) del soggetto:

 Marta è andata al mare; Luca è andato al mare; Marta e Natalia sono andate al mare; Luca e Alex sono andati al mare.

USO DEL PASSATO PROSSIMO

Sia il passato prossimo che il passato remoto indicano

un’azione conclusa nel passato.

 

Ma qual è la differenza tra i due tempi?

 

Consideriamo le seguenti frasi:

Da giovane vissi due anni in Inghilterra.

 

Da giovane ho vissuto due anni in Inghilterra.

Nella prima frase il verbo è al passato remoto e dunque vogliamo esprimere che il fatto è percepito come distante dall’esperienza presente; nella seconda frase l’uso del passato prossimo indica che l’evento è percepito come vicino a noi, o perchè ne conserviamo un ricordo piacevole o perchè i suoi effetti perdurano nel presente. Quindi ciò che determina la scelta tra passato remoto e passato prossimo è la distanza psicologica e non quella cronologica dell’evento narrato.

Per quanto riguarda la lingua orale, in Italia ci sono delle differenze regionali, ovvero nell’Italia Settentrionale prevale l’uso del passato prossimo, mentre nell’Italia Meridionale prevale l’uso del passato remoto.

 

Il testo regolativo

giovedì 10 giugno 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo cos’è un testo regolativo e quali sono le caratteristiche che lo distinguono da altri tipi di testo.

Buona lettura!
Prof. Anna

Un testo regolativo è un testo che ha lo scopo di regolare il comportamento futuro proprio o altrui, dunque lo scopo di questo tipo di testo è:

fornire indicazioni

dare istruzioni

dare regole da seguire

I testi regolativi possono essere orali o scritti, alcuni esempi sono:

le istruzioni dei medicinali

le leggi

i manuali di istruzioni

le indicazioni per trovare la strada

le ricette di cucina

istruzioni per un esercizio in palestra

CARATTERISTICHE DEL TESTO REGOLATIVO

I due modi verbali spesso utilizzati in questo tipo di testo sono l’imperativo e il conguintivo esortativo.

A volte i comandi/consigli sono espressi all’infinito (es. Procedere con prudenza!).

Un testo regolativo è efficace quando permette al prorio destinatario di comprendere con chiarezza ciò che gli viene richiesto.

Osserva la tabella:

 

Cosa fornisce? Come si presenta

?

Come è scritto?

⇒istruzioni

⇒informazioni

⇒regole

⇒breve

⇒schematico

⇒con elenchi puntati

⇒il testo è chiaro e preciso

⇒i verbi sono all’imperativo, al congiuntivo esortativo o all’infinito

 

 Vediamo ora alcuni esempi:

istruzioni dei medicinali:

"prendete il farmaco a stomaco pieno; non superare le dosi indicate".

manuali di istruzioni:

"collegare il cavo all’apparecchio".

indicazioni stradali:

"prendi la prima strada a sinistra e poi gira a destra".

ricette di cucina:

"mescolate gli ingrendienti e aggiungete un po’ di sale".

istruzioni per un esercizio in palestra:

"distesa sulla schiena, solleva il ginocchio destro e poi il sinistro".

leggi:

Art. 30 "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli…"

Ora vi propongo una ricetta, questo può essere considerato un testo regolativo, in quando fornisce istruzioni precise.

PASTA AL PESTO

PER 4 PERSONE

INGREDIENTI:

350 gr di spaghetti, trofie, linguine o la pasta che preferisci.

2 patate medie

50 gr di fagiolini

PER IL PESTO:

2 mazzetti di basilico

2 spicchi d’aglio

25 gr di formaggio pecorino

25 gr di formaggio parmigiano

25 gr di pinoli già sgusciati

1/2 bicchiere di olio d’oliva

1 pizzico di sale

PREPARAZIONE

Per fare il pesto: lava e asciuga le foglioline di basilico. Sbuccia gli spicchi di aglio.

Prendi un frullatore, versa l’olio di oliva e aggiungi i pinoli, il basilico, l’aglio e un pizzico di sale; frulla a media velocità per poco tempo. Aggiungi i due formaggi grattugiati e frulla ancora. Il pesto è pronto.

Poi fai bollire insieme alla pasta le patate tagliate a tocchetti e i fagiolini in una pentola con abbondante acqua salata.

Scola tutto e condiscilo con il pesto, aggiungi ancora del parmigiano.

Buon appetito!

In questa ricetta abbiamo visto l’uso del modo imperativo ma è possibile usare anche il congiuntivo esortativo o l’infinito.

Prova tu a scrivere una ricetta tipica del tuo paese usando il modo verbale più adeguato.

Ripassiamo l’imperativo

giovedì 3 giugno 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi ripassiamo insieme il modo imperativo nella forma affermativa e negativa.

Buona lettura!

Prof. Anna

Il modo imperativo si usa per dare un ordine o per invitare, pregare, esortare qualcuno a fare qualcosa

L’imperativo ha un solo tempo, il presente, e due sole forme: la seconda persona singolare e plurale, per le altre persone (esclusa la prima persona che non esiste) prende in prestito le forme del congiuntivo presente che in questo caso prende il nome di congiuntivo esortativo: ascoltiamo il professore con attenzione!; ascoltino quello che ho da dire!

L’imperativo negativo esprime un divieto e alla seconda persona singolare si forma con l’infinito presente preceduto dalla negazione non: non perdere tempo!

Osserva la tabella:

  studiare
temere  
  Affermativo Negativo
Affermativo Negativo
tu studia non studiare temi non temere
noi studiamo non studiamo temiamo non temiamo
voi studiate non studiate temete non temete
  finire   dormire  
  Affermativo  Negativo Affermativo  Negativo
 tu  finisci  non finire  dormi  non dormire
 noi  finiamo  non finiamo  dormiamo  non dormiamo
 voi  finite  non finite  dormite  non dormite

 ATTENZIONE!

Nell’imperativo non si usa mai il pronome personale soggetto, per esempio si dice: "fate presto!" e non "voi fate presto!".

Quando l’imperativo è seguito da un pronome diretto o indiretto (mi; ti; lo; la; le; gli; ci; vi; li; le) questo si può unire al verbo: ascoltami! (ascolta me!); prendilo! (prendi lui!); seguici! (segui noi!

); credigli! (credi a lui!).

Alla forma negativa il pronome si attacca all’infinito: non ascoltarmi! (non mi ascoltare!); non prenderlo! (non lo prendere!); non seguirci! (non ci seguire!); non credergli! (non gli credere!).

FORME IRREGOLARI DELL’IMPERATIVO

I verbi andare, dare, dire, fare e stare formano la seconda persona dell’imperativo in modo particolare:

andare: va’ (vai)!; dare: da’ (dai)!; dire: di’!; fare: fa’ (fai)!; stare: sta’ (stai)!

Con queste forme dell’imperativo che hanno una sola sillaba, la consonante con cui inizia il pronome si raddoppia:

Carlo, per favore, dammi (da’ a me) la tua penna!

Comportati onestamente e dille (di’ a lei) la verità!

Facci sapere (fa’ sapere a noi) quando vuoi venire da noi!

I verbi essere e avere formano la seconda persona singolare e quella plurale in questo modo:

essere: (tu) sii paziente! – (voi) siate pazienti!

avere: (tu) abbi fiducia! – (voi) abbiate fiducia!

 

Esistono varie forme di cortesia per rendere meno brusco il comando espresso dall’imperativo.

Queste espressioni possono seguire il comando:

⇒apri la finestra, per favore.

⇒apri la finestra, per piacere.

⇒apri la finestra, se non ti dispiace.

 

 

Il superlativo degli aggettivi qualificativi

giovedì 20 maggio 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura Blog oggi vedremo come si forma il superlativo degli aggettivi, completando così lo studio dei gradi dell’aggettivo qualificativo.

Il grado superlativo indica che la qualità espressa dall’aggettivo è posseduta al grado massimo o in misura molto elevata.

Il superlativo può essere:

⇒relativo: esprime il massimo o il minimo grado di una qualità rispetto ad un insieme di persone o di cose.

Per esempio: la mia macchina è la più veloce di tutte; Claudia è la meno giovane di tutte le sue amiche.

 

⇒assoluto: esprime il massimo grado di una qualità senza confronto

con altri elementi.

 

Per esempio: Luca è magrissimo.

IL SUPERLATIVO RELATIVO

Il superlativo relativo si forma con l’articolo determinativo più il comparativo, o di maggioranza o di minoranza. Indica appunto una qualità che un soggetto possiede nel confronto con altri soggetti.

Osserva la tabella:

 

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale
Il più bello I più belli La più bella Le più belle
 Il meno bello  I meno belli  La meno bella  Le meno belle

 Il secondo termine di paragone è introdotto dalla preposizioni DI: Marta è la più alta di tutti; Natalia è la più brava della classe.

Quando equivale a tutti, il secondo termine di paragone può essere sottinteso: Alex è il più giovane (di tutti).

 IL SUPERLATIVO ASSOLUTO

Il superlativo assoluto degli aggettivi qualificativi non ha un secondo termine di paragone e si forma aggiungendo all’aggettivo il suffisso -ISSIMO, scegliendo la desinenza maschile o femminile, singolare o plurale.

Gli aggettivi che finiscono in CO-CA e in GO-GA aggiungono una H.

 

Per esempio: lungo ⇒ lunghissimo.

Guarda la tabella:

 

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale
grandissimo grandissimi grandissima grandissime

 

COMPARATIVI E SUPERLATIVI PARTICOLARI

Alcuni aggettivi hanno comparativi e superlativi particolari che di solito convivono con le forme regolari, osserva la seguente tabella.

 

grado positivo comparativo di maggioranza superlativo relativo superlativo assoluto
 buono

 più buono

 migliore

 il più buono

 il migliore

 buonissimo

 ottimo

 cattivo

 più cattivo

 peggiore

 il più cattivo

 il peggiore

 cattivissimo

 pessimo

 grande

 più grande

 maggiore

 il più grande

 il maggiore

 grandissimo

 massimo

 piccolo

 più piccolo

 minore

 il più piccolo

 il minore

 piccolissimo

 minimo

 molto  più  il più

 moltissimo

 il più

 Qualche esempio:

Questo vino è migliore di quello (= questo vino è più buono di quello).

Luca è il maggiore dei suio fratelli (= Luca è il più grande dei suoi fratelli).

ATTENZIONE!

Dal momento che migliore, peggiore, maggiore ecc. sono già comparativi o superlativi, bisogna evitare forme come: più migliore, il più peggiore, ottimissimo ecc..

 

Il comparativo degli aggettivi qualificativi

giovedì 13 maggio 2010

Buongiorno cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vediamo come si forma e come si usa il comparativo degli aggettivi qualificativi.

Buona lettura.

Prof. Anna

Gli aggettivi qualificativi presentano un grado comparativo che stabilisce un confronto tra due o più termini.

Il grado comparativo può essere:

⇒di maggioranza: Luca è più giovane di Marco.

⇒di minoranza: Marco è meno giovane di Luca.

⇒di ugualianza: Luca è giovane come Natalia.

Osserva la tabella:

COMPARATIVI

di maggioranza PIÙ + aggettivo + DI o CHE + nome
di minoranza MENO + aggettivo + DI o CHE + nome
di ugualianza aggettivo + COME + nome

 Il comparativo di maggioranza si ottiene facendo precedere l’aggettivo dall’avverbio PIÙ, per esempio: più alto.

Il secondo termine di paragone è introdotto da DI quando:

- è costituito da un nome o un pronome non preceduti da una preposizione, per esempio: Lidia è più alta di Natalia (nome); Lidia è più alta di me (pronome).

- è costituito da un avverbio: Lidia è più alta di prima (avverbio).

Il secondo termine di paragone è introdotto da CHE quando:

- è un nome o un pronome preceduto da una preposizione: Amina è più gentile con Marta che con me; Luca è più affezionato a te che a me.

- si paragonano avverbi o verbi: Luca mi piace più ora che prima; mi piace più cucinare che mangiare.

- si mettono a confronto due aggettivi riferiti allo stesso nome: Vadim è più furbo che onesto; Marta è più simpatica che gentile.

Il comparativo di minoranza si forma facendo precedere l’aggettivo dall’avverbio MENO, per esempio: meno alto.

Il secondo termine di paragone è introdotto dalla preposizione DI o da CHE con le stesse regole che valgono per il comparativo di maggioranza: Natalia è meno alta di Silvia; Marta è meno gentile di te; Luca è meno timido ora che prima; Marco è meno gentile con me che con te.

Nel comparativo di ugualianza l’aggettivo non è preceduto da avverbi e il secondo termine di paragone è introdotto da COME o QUANTO: Silvia è alta come Luca; Natalia è magra come me; Silvia è alta quanto Luca; Amina e Giulia sono alte quanto noi.

A volte l’aggettivo può essere preceduto da TANTO se nel secondo termine di paragone si usa QUANTO: Marco è tanto timido quanto Luca; i tuoi compagni sono tanto studiosi quanto i miei.

Oppure l’aggettivo può essere preceduto da COSÌ se nel secondo termine di paragone si usa COME: Marta è così studiosa come Natalia; voi siete così giovani come noi.