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Lingua italiana e intercultura

Archivio - Categoria ‘La lingua italiana’

Ripassiamo l’imperfetto

giovedì 11 novembre 2010

Buongiorno cari lettori di Intercultura blog, oggi proseguiamo il nostro studio dei tempi verbali del modo indicativo ripassando l’imperfetto. L’imperfetto è un tempo verbale molto usato dagli italiani, è quindi importante capire bene quando si usa e come si coniuga.

Buon a lettura a tutti!

 

Prof. Anna

L’indicativo imperfetto indica un’azione passata che ha avuto una certa durata e continuità, oppure un abitudine ripetuta nel passato.

CONIUGAZIONE DELL’INDICATIVO IMPERFETTO

Vediamo prima di tutto come si coniuga, osserva la tabella:

giocare temere sentire
io giocavo io temevo io sentivo
tu giocavi tu temevi tu sentivi
lui-lei giocava lui-lei temeva lui-lei sentiva
noi giocavamo noi temevamo noi sentivamo
voi giocavate voi temevate voi sentivate
loro giocavano loro temevano loro sentivano

 

L’imperfetto dei verbi essere e avere:

essere avere
io ero io avevo
tu eri tu avevi
lui-lei era lui-lei aveva
noi eravamo noi avevamo
voi eravate voi avevate
loro erano loro avevano

 Ora osserva la tabella con la coniugazione dell’indicativo imperfetto dei verbi modali:

potere dovere volere
io potevo io dovevo io volevo
tu potevi tu dovevi tu volevi
lui-lei poteva lui-lei doveva lui-lei voleva
noi potevamo noi dovevamo noi volevamo
voi potevate voi dovevate voi volevate
loro potevano loro dovevano loro volevano

fare: facevo, facevi, faceva, ecc.

dire: dicevo, dicevi, diceva, ecc.

bere: bevevo, bevevi, beveva, ecc.

 

USO DELL’IMPERFETTO

Il tempo imperfetto si usa per:

⇒ esprimere, raccontare un’azione che si ripeteva abitualmente nel passato: l’anno scorso andavo in piscina tre volte alla settimana.

descrivere condizioni o stati (atmosferici, fisici, emotivi) e raccontare situazioni nel passato: la giornata era bella, splendeva il sole, ma faceva freddo; quando ero piccola avevo lunghi capelli biondi.

esprimere nel passato azioni in svolgimento, interrotte da altre espresse al passato prossimo: leggevo un libro, quando è arrivata Maria; mentre venivo a scuola, ho incontrato tuo fratello.

Dunque:

• mentre venivo a scuola: si usa il tempo imperfetto per indicare un’azione continuata nel tempo.

ho incontrato tuo fratello: usiamo il tempo passato prossimo in quanto l’azione di "incontrare" interrompe l’azione di "venire a scuola".

Per cui per esprimere azioni in svolgimento nel passato interrotte da un’altra azione si usa:

verbo all’imperfetto, quando + verbo al passato prossimo:

camminavo per strada, quando è cominciato a piovere.

oppure

mentre + verbo all’imperfetto, verbo al passato prossimo:

mentre guardavamo il film, è arrivato Marco.

⇒esprimere contemporaneità nel passato. Per esprimere due azioni che avvengono nello stesso momento nel passato usiamo:

mentre + verbo all’imperfetto, verbo all’imperfetto:

mentre Lucia studiava, Alex guardava la TV.

ALTRI USI DELL’IMPERFETTO

A volte, soprattutto in contesti informali, l’imperfetto è usato non per determinare l’azione come passata, ma per sottolineare una particolare sfumatura modale.

imperfetto attenuativo: è molto frequente nella lingua parlata, si usa prevalentemente con i vebi volere, desiderare, preferire e serve per rendere più cortese una richiesta. Per esempio: "buongiorno, volevo una bottigla d’acqua naturale". In questo caso il valore temporale dell’imperfetto è annullato, ma uso l’imperfetto per rendere più cortese una richiesta che formulata con l’indicativo potrebbe sembrare troppo brusca.

imperfetto ipotetico: nella lingua parlata informale sostituisce il condizionale passato per esprimere una condizione irreale o un’eventualità che avrebbe potuto verificarsi nel passato: era meglio se venivi ieri sera (sarebbe stato meglio se fossi venuto ieri sera).

Ora prova a descrivere la tua infanzia o un periodo della tua vita passata: com’eri fisicamente? Quali erano le tue abitudini?

Al bar

giovedì 4 novembre 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vi porto nel locale pubblico forse più diffuso in Italia: il bar.

Buona lettura!

Prof. Anna

I bar in Italia sono numerosissimi e frequentati durante tutto il giorno.  Al bar è possibile prend

ere un caffè veloce oppure fare una buona colazione seduti tranquillamente al tavolo leggendo il giornale; si può mangiare un panino durante la pausa pranzo e naturalmente prima di cena prendere l’aperitivo. Tuttavia il bar è sopratutto un luogo d’incontro, si legge il giornale, si gioca a carte e ci si incontra con gli amici per fare quattro chiacchiere.

Vediamo ora cosa è possibile bere al bar, vi suggerisco di usare il dizionario online: cliccando sulle parole che non conoscete apparirà il loro significato.

BEVANDE

caffè

caffè macchiato caldo⇒caffè con un po’ di latte caldo

caffè macchiato freddo ⇒caffè con un po’ di latte freddo

caffè corretto ⇒caffè con un po’ di liquore

cappuccino

latte macchiato ⇒latte caldo con un po’ di caffè

succo di frutta ⇒bevanda confezionata a base di frutta

spremuta d’arancia ⇒succo fresco di arancia spremuta sul momento

bevande analcoliche ⇒coca cola; aranciata; limonata

bevande alcoliche ⇒birra; vino; liquori; cocktail

acqua naturale, acqua gassata

DA MANGIARE

brioches-cornetti⇒ dolci e salati, vuoti (senza niente); alla crema; alla marmellata; con cioccolata

torte e pasticcini

panini ⇒toast; tramezzini; panini farciti; focacce

pizzette, tranci o pezzi di pizza

snaks ⇒patatine; pop corn

COME ORDINARE

Di solito prima di ordinare bisogna fare lo scontrino alla cassa.

Ecco alcune espressioni per ordinare qualcosa da bere o da mangiare:

vorrei...

"Vorrei un bicchiere d’acqua, per favore."

mi dà, mi darebbe?

"Mi dà un pacchetto di patatine, per piacere?"

"Mi darebbe un cornetto alla crema, per favore?"

mi fa, mi farebbe….? (per cibi o bevande da preparare)

"Mi fa una spremuta d’arancia, per favore?"

"Mi farebbe un panino col prosciutto, per piacere?"

Per rendere la richiesta più gentile, è buona educazione aggiungere per piacere, per favore e grazie.

un bicchiere ⇒d’acqua; di vino; di latte

una tazza ⇒di tè; di latte

una tazzina ⇒di caffè

una bottiglia ⇒d’acqua; di vino; di birra

una bottiglietta ⇒d’acqua

una lattina ⇒di aranciata; di coca cola; di birra

un pacchetto ⇒di patatine; di pop corn

una fetta ⇒di torta

un trancio ⇒di pizza

una tavoletta ⇒di cioccolato

una scatola ⇒di cioccolatini

ALTRE PAROLE ED ESPRESSIONI UTILI

Quant’è? ⇒per chiedere quanto si è speso e pagare.

il conto ⇒"Vorrei il conto, per favore."

il resto ⇒"Ecco il suo resto."

lo scontrino⇒bisogna sempre fare lo scontrino e conservarlo mentre si esce dal bar o da un negozio, se una persona viene trovata senza scontrino deve pagare una multa.

Leggete questo dialogo tra il barista e due clienti:

Barista: Buongiorno, desiderate?

Marta: Io vorrei un caffè macchiato e una brioche dolce vuota, per piacere.

Barista: Scusi, ma prima deve fare lo scontrino alla cassa.

Marta: Va bene. Tu cosa prendi?

Alex: Per me un succo di frutta alla pesca e un trancio di pizza, per favore.

Barista: Se vi volete accomodare al tavolo, vi servo subito.

Alex: Grazie.

Aggettivi e pronomi indefiniti

giovedì 28 ottobre 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo gli aggettivi e i pronomi indefiniti, quali sono e come si usano.

Buona lettura

Prof. Anna

Gli aggettivi e i pronomi indefiniti indicano una quantità non precisa. Gli aggettivi indefiniti concordano con il genere (maschile-femminile) e con il numero (singolare-plurale) dal nome a cui sono legati, mentre i pronomi indefiniti concordano con il genere e il numero del nome che sostituiscono.

Esempio di aggettivo indefinito: ho comprato alcuni regali.

Esempio di pronome indefinito: non ho visto nulla.

INDEFINITI USATI COME AGGETTIVI E COME PRONOMI

 Nella seguente tabella riportiamo gli indefiniti usati sia come aggettivi sia come pronomi:

maschile-singolare femminile-singolare maschile-plurale femminile-plurale
alcuno alcuna alcuni alcune
altro altra altri altre
certo certa certi certe
ciascuno ciascuna    
diverso diversa diversi diverse
molto molta molti molte
nessuno nessuna    
parecchio parecchia parecchi parecchie
poco poca pochi poche
tale tale tali tali
tanto tanta tanti tante
troppo troppa troppi troppe
tutto tutta tutti tutte
vario varia vari varie

 

alcuno⇒al singolare si usa solo in frasi negative, come equivalente di registro più elevato di "nessuno": non c’è alcun problema. Al plurale indica un numero indeterminato (ma non grande) di persone o cose: ho invitato alcuni amici.

altro⇒ha vari usi: può significare "ulteriore", "nuovo" (vorrei un’altra fetta di torta); può significare "diverso" (ne riparleremo in un altro momento); oppure "anteriore", "successo da poco" (l’altra settimana; l’altro giorno). Il pronome è usato al maschile singolare e senza articolo e significa "altra cosa"; "altre cose" (desidera altro?; posso fare altro per lei?).

certo⇒ha vari significati: al singolare è accompagnato dell’articolo "un" e significa "qualche"; "alquanto" (è un quadro di un certo valore), al plurale significa "alcuni" (ho conosciuto certi ragazzi davvero simpatici); a volte è sinonimo di "tale" (ti ha cercato un certo professor Rossi). Attenzione a non confondere l’aggettivo indefinito con l’aggettivo qualificativo, a questo proposito è importante la posizione, per esempio: "un certo affare" (=non precisato) in questo caso è un aggettivo indefinito e precede il nome, "un affare certo" (=sicuro) in questo caso è un aggettivo qualificativo ed è collocato dopo il nome.

ciascunoha il femminile, ma non il plurale; nel significato equivale a "ogni", "ognuno" ma è meno usato (ciascuno studente ha sostenuto l’esame). Al maschile può subire troncamento in "ciascun" (valgono le stesse regole viste per l’articolo un-uno): ciascun premio; ciascun uomo; ciascuno studente. Al femminile si può elidere davanti a vocale: ciascun’immagine.

diverso⇒significa "parecchio" e si colloca prima del nome (non ci vediamo da diverso tempo). Può essere anche aggettivo qualificativo con il significato di "differente", ma in questo caso si mette dopo il nome: ho avuto occasioni diverse (aggettivo qualificativo); ho avuto diverse occasioni (aggettivo indefinito).

molto⇒indica una grande quantità, in opposizione a "poco"; gli indefiniti "molto" e "poco" di solito non vogliono l’articolo, se c’è l’articolo sono sempre seguiti da una proposizione relativa e hanno il significato di "molto numeroso"; "poco numeroso": i molti amici che aveva lo hanno aiutato.

nessuno⇒ha il femminile ma non il plurale, significa "non uno"; "neppure uno" (nessun amico è venuto a trovarmi). Si può usare in frasi che contengono una negazione, in questo caso è equivalente ad "alcuno": non c’è nessun (alcun) motivo per non andare. In frasi interrogative può assumere il significato positivo di "qualche": nessuna novità? (=c’è qualche novità?).

parecchio⇒ indica una quantità leggermente inferiore a "molto", anche se spesso è usato come sinonimo: ha avuto parecchi problemi.

poco indica una piccola quantità: ho poco tempo; ho pochi soldi.

taleal singolare di solito è preceduto dall’articolo e indica una persona che non si può o non si vuole identificare: c’è un tale che ti vuole parlare.  In correlazione con "quale" indica una somiglianza molto stretta: è tale e quale a suo padre (=somiglia molto a suo padre).

tanto⇒significa "in grande quantità", "numeroso": ho visto tanti film; è passato tanto tempo.

troppo⇒indica eccesso, sovrabbondanza: fa troppo caldo; non bere troppi alcolici.

tutto⇒indica la totalità: ho letto tutto il libro. Può essere rafforzato da "quanto": hai mangiato tutta quanta la torta?.

vario⇒significa "parecchio" e si colloca prima del nome: abbiamo varie proposte per lei.

Può essere anche aggettivo qualificativo con il significato di "molteplice", ma in questo caso si mette dopo il nome.

INDEFINITI USATI SOLO COME AGGETTIVI

 

maschile-singolare
femminile-singolare
ogni ogni
qualche qualche
qualsiasi qualsiasi
qualunque qualunque

ogni⇒indica una totalità di persone o cose considerate singolarmente: prendo l’ autobus ogni giorno.

qualche⇒significa "un certo numero": avete qualche domanda da fare ?

qualsiasi⇒significa "qualunque": sono pronto a fare qualsiasi cosa.

qualunque ⇒significa "quale che sia": puoi venirmi a trovare a qualunque ora (=all’ora che vuoi). Se è dopo il nome può assumere il significato lievemente negativo di "mediocre", "comune": un uomo qualunque (=un uomo mediocre).

INDEFINITI USATI SOLO COME PRONOMI

 

maschile-singolare femminile-singolare
nulla  
niente  
qualcuno qualcuna

nulla-niente⇒significano "nessuna cosa", sono invariabili. La negazione "non" è assente quando l’indefinito precede il verbo: niente è stato ancora deciso; mentre è obbligatoria quando l’indefinito segue il verbo: non è stato deciso ancora niente. Nelle proposizioni interrogative dirette ha il significato di "qualcosa": vedi niente? (=vedi qualcosa?). Preceduti dall’articolo si usano al singolare come sostantivi: basta un niente per farlo piangere.

qualcuno⇒si usa solo al singolare. Indica una quantità indeterminata, ma piccola, di persone o cose: ho invitato qualcuno dei vostri amici; posso vedere qualcuno dei vostri modelli?. Può indicare anche una persona sola: qualcuno ha suonato alla porta. In particolari espressioni è usato come sostantivo con il significato di "persona importante": nel suo campo è diventato qualcuno.

Il futuro semplice

giovedì 7 ottobre 2010

Buongiorno a tutti cari lettori di Intercultura blog, oggi studieremo un tempo verbale, il futuro semplice, che usiamo quando dobbiamo parlare di un’azione che ancora si deve svolgere.

Buona lettura!
Prof. Anna

FORMAZIONE DEL FUTURO SEMPLICE

Osserva la tabella:

 

 

prima coniugazione

STUDIARE

seconda coniugazione

TEMERE

terza coniugazione

FINIRE

io studierò temerò finirò
tu studierai temerai finirai
lui – lei studierà temerà finirà
noi studieremo temeremo finiremo
voi studierete temerete finirete
loro studieranno temeranno finiranno

 Alcuni verbi particolari seguono regole diverse per la formazione del futuro semplice:

 

I verbi che terminano con… aggiungono una "h"
 -care: cercare; mancare  cercherò; mancherò
 -gare: pagare; pregare  pagherò; pregherò
I verbi che terminano con… perdono la "i" finale
 -ciare: baciare; cacciare bacerò; caccerò
 -giare: mangiare; viaggiare mangerò; viaggerò
 -sciare: lasciare; fasciare lascerò; fascerò

 Ora vediamo come formano il futuro semplice alcuni verbi irregolari:

 

  essere avere stare venire
io sarò avrò  starò  verrò
tu sarai avrai  starai  verrai
lui – lei sarà avrà  starà  verrà
noi saremo avremo  staremo  verremo
voi sarete avrete  starete  verrete
loro saranno avranno  staranno  verranno

 

  andare fare dare vedere
io andrò farò darò vedrò
tu andrai farai darai vedrai
lui – lei andrà farà darà vedrà
noi andremo faremo daremo vedremo
voi andrete farete darete vedrete
loro andranno faranno daranno vedranno

 

  volere potere dovere dire
io vorrò potrò dovrò dirò
tu vorrai potrai dovrai dirai
lui – lei vorrà potrà dovrà dirà
noi vorremo potremo dovremo diremo
voi vorrete potrete dovrete direte
loro vorranno potranno dovranno diranno

 Altri esempi di futuro irregolare:

CADERE: cadrò, cadrai, cadrà, ecc.

SAPERE: saprò, saprai, saprà, ecc.

BERE: berrò, berrai, berrà, ecc.

RIMANERE: rimarrò, rimarrai, rimarrà, ecc.

TENERE: terrò, terrai, terrà, ecc.

 

 USI DEL FUTURO

Il futuro è una forma verbale del modo indicativo, può avere diversi usi, vediamoli insieme:

USO TEMPORALE

Il futuro semplice serve per indicare o per parlare di azioni ancora da compiere, soprattutto se molto lontane nel tempo, per esempio: fra qualche anno andrò a vivere all’estero.

ALTRI USI DEL FUTURO

il futuro può indicare insicurezza, quindi si usa per esprimere un dubbio o una supposizione, per esempio: hanno bussato alla porta, sarà Marta?; che ora sarà?

il futuro si può usare per dare ordini o consigli, per esempio: per la prossima interrogazione ti preparerai meglio; metterai subito in ordine la tua camera.

il futuro serve anche per togliere importanza a un argomento, riconoscendo una situazione come vera, ma sottolineando subito che ciò ha poca importanza. Per esempio: Marco sarà anche un bravo ragazzo (situazione riconosciuta come vera, ma di poca importanza), ma a me è antipatico; avrò pure sessant’anni, ma mi sento ancora giovane.

Questo tipo di futuro si chiama concessivo.

ATTENZIONE!

Spesso gli italiani usano il presente invece del futuro per indicare un’azione che avverrà in un prossimo futuro, per esempio: domani vado in montagna; tra due giorni parto per le vacanze.

La famiglia

giovedì 30 settembre 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi parleremo della famiglia e dei sui componenti, vi propongo un testo, in particolare una lettera, che parla di una famiglia, leggetelo con attenzione cercando di individuare quali sono le persone che la compongono.

Buona lettura

Prof. Anna

LA FAMIGLIA DI CLARA

Caro Alessandro, Domenica scorsa sono andata a Roma a trovare la mia famiglia, come ogni anno ci siamo riuniti tutti per il compleanno di nostro nonno materno, a lui fa molto piacere quando tutti i suoi nipoti lo vanno a trovare. Di solito ci ritroviamo a casa dei miei zii che organizzano un grande pranzo e invitano tutti i componenti della famiglia. Mia madre, che è la sorella di mia zia, la aiuta a preparare da mangiare, si incontrano la mattina presto e cominciano a cucinare tutti i piatti preferiti di mio nonno, anche se la nonna non vuole che lui mangi cibi troppo pesanti perchè non gli fanno bene alla salute, ma lui non la ascolta!

Intanto mio padre e il marito di mia zia, cioè mio zio, guardano la partita di calcio in televisione e discutono animatamente sulle decisioni dell’arbitro, ovviamente entrambi vogliono avere ragione e finiscono immancabilmente per discutere!

Più tardi arrivano i miei cugini: mio cugino Piero che è sempre tutto assonnato perchè la sera fa tardi in giro con gli amici e mia cugina Elena che litiga sempre con il suo fidanzato. Infine arriva Carlo, mio fratello maggiore, con sua moglie Chiara e i loro figli, Roberto e Simone. Vado molto d’accordo con i miei due nipoti e a loro piace giocare con me, sono due bambini simpatici e affettuosi.

Chiara, mia cognata, è molto brava in cucina, infatti prepara sempre la torta preferita del nonno per il suo compleanno, forse è per questo motivo che al nonno sta tanto simpatica!

Di solito io arrivo la mattina con mio marito e i miei suoceri, mio suocero è appassionato di vino e porta sempre le sue bottiglie migliori.

Quando tutto è pronto ci mettiamo a tavola, mangiamo, parliamo e scherziamo e ovviamente, come in ogni famiglia, non mancano le discussioni, per esempio mio padre discute sempre di politica con sua nuora, cioè la moglie di mio fratello, ma poi tutto finisce con una risata e un brindisi.

È bello passare una giornata con la propria famiglia, anche se abitiamo lontani e ci vediamo raramente, tutte le volte che ci riuniamo ci sentiamo più uniti di prima.

Un abbraccio.

Clara

I COMPONENTI DELLA FAMIGLIA

GENITORI ⇒ il padre (papà) – la madre (mamma)

FIGLI ⇒ il fratello – la sorella

NONNI MATERNIi genitori della madre

NONNI PATERNI ⇒i genitori del padre

ZIA ⇒ la sorella della madre o del padre

ZIO ⇒ il fratello della madre o del padre

CUGINA ⇒la figlia degli zii

CUGINO ⇒il figlio degli zii

NIPOTE (il nipote; la nipote)⇒ 1- il figlio o la figlia del proprio figlio o della propria figlia  2-il figlio o la figlia del proprio fratello o della propria sorella.

COGNATO ⇒il marito della propria sorella

COGNATA ⇒la moglie del proprio fratello

NUORA ⇒ la moglie del proprio figlio

GENERO ⇒ il marito della propria figlia

SUOCERAla madre del proprio marito o della propria moglie

SUOCERO ⇒il padre del proprio marito o della propria moglie

BISNONNI ⇒i genitori dei propri nonni

PARENTEPARENTI ⇒componente o componenti della famiglia in generale

ATTENZIONE!

Ci sono i parenti stretti, per esempio i fratelli, i cugini ecc., e i parenti acquisiti, cioè quelli che diventano tali in seguito a un matrimonio, come per esempio la nuora diventa una parente in quanto è sposata con il proprio figlio.

Ora prova tu a descrivere la tua famiglia.