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Lingua italiana e intercultura

Archivio - Categoria ‘La lingua italiana’

La nascita della lingua italiana

giovedì 17 marzo 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, come forse saprete, oggi si festeggia il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia; a questo proposito mi è sembrato utile e interessante ripercorrere insieme a voi alcune tappe che hanno portato alla nascita della lingua italiana così come la conosciamo oggi.

Se non conoscete alcune parole, potete usare il dizionario online, basta cliccare sulla parola e apparirà una finestra con il suo significato.

Buona lettura!

Prof. Anna

DAL LATINO PARLATO AI DIALETTI REGIONALI

Quando l’impero romano d’Occidente cadde (476 d. C.), l’Italia fu sconvolta dall’arrivo di nuove popolazioni.

Ogni regione cominciò a vivere una vita per conto proprio, perdendo per lunghi periodi i contatti con le regioni vicine; la popolazione si riuniva allora nei posti che riteneva più sicuri, in particolare sui monti e nelle vallate più isolate. Si formarono così tante piccole comunità isolate, in questa situazione anche la lingua usata dal popolo si frantumò in tante parlate diverse e da queste nacquero i dialetti italiani.

 

UNITÀ POLITICA E UNITÀ LINGUISTICA

Dal XVI secolo al XIX il fiorentino si impose sempre più come lingua unitaria, usato soprattutto come mezzo di comunicazione da scrittori e scienziati, ma non era usata per la comunicazione quotidiana come lingua parlata. Solo in Toscana si parlava quella che diventerà la lingua italiana, in tutte le altre regoni le persone di ogni condizione sociale parlavano in dialetto.

L’esigenza di una lingua comune si manifestò nei primi decenni dell’Ottocento quando iniziò a diffondersi l’idea di un’Italia unita, infatti una delle conseguenze del movimento che portò nel 1861 all’unificazione politica fu l’unità linguistica.

"Fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani", questa frase esprime molto bene la difficoltà di fare degli italiani, così diversi per abitudini e modi di pensare, un unico popolo.

Grande merito ebbe la scuola, grazie allo studio obbligatorio dell’italiano, l’uso della lingua si diffuse in tutto il territorio, anche se bisogna sottolineare come questo uso fosse limitato alla lingua scritta, la lingua parlata rimase il dialetto locale

La diffusione nel Novecento dei mezzi di comunicazione di massa ha permesso all’italiano parlato di diventare patrimonio comune.

Il cinema, la radio e la televisione nell’immediato dopoguerra consentirono alla lingua italiana di diventare il codice linguistico usato dalla maggior parte della popolazione e di debellare l’analfabetismo esistente in Italia. Sarebbe un errore pensare che il dialetto sia un fenomeno nato da culture ritenute inferiori, il dialetto rimane anche oggi un segno distintivo, di appartenenza a un gruppo, senza diventare un mezzo di esclusione.

 

Grazie all’influenza dell’unificazione politica, la penetrazione nella lingua scritta e parlata di parole dialettali è più forte che nei periodi precedenti.

Alcune parole che appartenevano ai diversi dialetti entrarono a far parte della lingua italiana, per esempio proviene dal dialetto la parola forse più usata dagli italiani:

ciao → deriva dal dialetto veneto "s’ciào" che significa "schiavo", salutare con un "ciao" corrisponderebbe a "servo vostro" ovvero "sono tuo schiavo; sono al tuo servizio".

Fonti:

M. Martignon: "Sull’origine della lingua italiana"; www.insegnareitaliano.it

http://www.corriereweb.net/cultura/storia/3916-dallunita-ditalia-allunita-linguistica.html

B. Migliorini: "Storia della lingua italiana", Bompiani.

 

 

Ora prova a rispondere alle seguenti domande:

1- Nasce prima l’italiano o i dialetti?

2- Il dialetto era usato come lingua scritta o come lingua parlata?

3- Inizialmente l’italiano veniva usato da tutta la popolazione come lingua parlata?

4- Quali furono gli strumenti che nel Novecento permisero alla lingua italiana di essere usata dalla maggior parte della gente?

5- L’italiano e i dialetti possono convivere?

 Se non siete sicuri della correttezza delle vostre risposte, inviatemele come commento a questo articolo.

 

 

L’avverbio

giovedì 10 marzo 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo le funzioni e la formazione degli avverbi.

Buona lettura!

Prof. Anna

L’avverbio serve a modificare o precisare il significato di altri componenti del discorso.

Gli avverbi sono invariabili e possono essere classificati secondo la loro funzione.

FUNZIONI DELL’AVVERBIO

L’avverbio può modificare il significato di:

un verbo: Lucia corre velocemente;

un aggettivo: sono molto arrabbiato;

un nome: a cena ho bevuto solo vino;

un altro avverbio: oggi mi sono svegliato abbastanza presto;

una frase: francamente, non so cosa dirti.

Secondo il loro significato, gli avverbi si distinguono in:

• avverbi di modo: ci siamo pentiti amaramente;

• avverbi di luogo: loro vivono laggiù;

• avverbi di tempo: adesso non posso venire con te;

• avverbi di giudizo: forse sei un po’ stanco;

• avverbi di quantità: oggi ho mangiato troppo;

• avverbi interrogativi: dove vai stasera?

LA FORMAZIONE DEGLI AVVERBI

Esistono due suffissi per la formazione degli avverbi derivati:

-mente: sinceramente;

-oni: carponi.

Avverbi in -mente

La maggior parte degli avverbi si ottiene aggiungendo il suffisso -mente a un aggetttivo:

- aggettivi in -o: formano l’avverbio con il femminile in -a + il suffisso -mente: certocert-a-mente;

- aggettivi in -e: forma unica + suffisso - mente: veloceveloce-mente.

- gli aggettivi che hanno come ultima sillaba: -le, -lo, -re, -ro, perdono la vocale finale:

uguale + mente = ugualmente;

benevolo + mente = benevolmente;

singolare + mente = singolarmente

leggero + mente = leggermente.

Alcuni avverbi non seguono queste regole: altro⇒altrimenti; pari⇒parimenti; ; violento⇒violentemente.

Avverbi in -oni

Il suffisso -oni unito a un nome o a un verbo si usa in un numero limitato di casi, per indicare un modo di stare o di procedere, alcuni esempi:

- boccabocc-oni = a faccia in giù: dormire a bocconi;

- carparecarp-oni = nella posizione di chi procede con le ginocchia e le mani a terra: camminare a carponi.

- tentaretent-oni = avanzare aiutandosi con il tocco delle mani perchè la vista è impedita: avanzare nella stanza buia a tentoni.

LA POSIZIONE DELL’AVVERBIO

Gli avverbi di modo possono essere collocati in qualunque posizione senza alterare il significato della frase:

assieme abbiamo fatto la spesa al supermercato;

abbiamo fatto assieme la spesa al supermercato;

abbiamo fatto la spesa assieme al supermercato;

abbiamo fatto la spesa al supermercato assieme.

In altri casi la posizione dell’avverbio segue alcune regole che dipendono dal tipo di elemento a cui si riferisce:

• se l’avverbio si riferisce a un verbo, si colloca dopo di esso: Luca cammina molto.

Se il verbo è accompagnato da complementi l’avverbio può collocarsi subito dopo il verbo: Maria parla fluentemente l’italiano, oppure in fondo alla frase: Maria parla l’italiano fluentemente.

Quando il verbo è coniugato in un tempo composto l’avverbio si colloca dopo il verbo: Nadia ha lavorato duramente. Alcuni avverbi di tempo (ancora, appena, finalmente, già, mai, sempre, spesso, subito, talvolta) e di giudizio (certamente, forse, neanche, nemmeno, neppure, probabilmente, proprio, sicuramente) possono essere collocati tra l’ausiliare e il participio passato: non sono mai andato a Roma; non hai nemmeno lavato i piatti.

• Se l’avverbio si riferisce a un nome o un aggettivo, si colloca prima di esso: leggo prevalentemente romanzi; sono abbastanza stanco.

• Infine con alcuni avverbi il cambiamento di posizione ha effetto sul significato della frase:

Solo Marco ha giocato a calcio con Luca (e non Paolo);

Marco ha solo giocato a calcio con Luca (e non ha fatto altro);

Marco ha giocato solo a calcio con Luca (e non a tennis);

Marco ha giocato a calcio solo con Luca (e non con Paolo).

ATTENZIONE!

L’avverbio di negazione "non" precede sempre il verbo a cui si riferisce. Agli avverbi di negazione (non, neppure, nemmeno, neanche) occorre aggiungere "mica", questo avverbio si usa per rafforzare la negazione "non": non ho mica detto che è tardi!; o può sostituirla: mica ho detto che è tardi! In frasi esclamative o interrogative può inoltre significare "per caso": non ti sarai mica offeso?.

Test 10 – descrizione fisica -

giovedì 3 marzo 2011

Ripassiamo alcune espressioni usate per descrivere fisicamente una persona.

Test 10 – espressioni idiomatiche introdotte da preposizioni -

giovedì 3 marzo 2011

Ripassiamo il significato di alcune espressioni idomatiche introdotte da preposizioni.

 

Test 10 – la particella NE -

giovedì 3 marzo 2011

Ed ora ripassiamo la particella NE.