Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Archivio - Categoria ‘Cibo’

Le abitudini alimentari degli italiani

giovedì 4 marzo 2010

Cari lettori e lettrici, sul nostro blog da oggi c’è un’ importante novità: il dizionario online. Provate a cliccare due volte su una parola qualsiasi e si aprirà una finestra che ne spiega il significato, in questo modo sarà più facile e più comodo conoscere il significato delle parole che non sapete.

Buona lettura!

Prof. Anna

Oggi vorrei parlarvi delle abitudini alimentari degli italiani, come tutti forse sapete per la maggior parte degli italiani il cibo è un piacere da condividere con gli altri. Gli italiani sono un popolo di tradizionalisti, soprattutto per quanto riguarda il settore alimentare.

           spaghetti 2

Molti italiani a colazione non mangiano quasi niente: a casa, prima di uscire, prendono solo un caffè, oppure un cappuccino e un cornetto al bar. Spesso, però, la visita al bar si ripete anche più di una volta durante la mattinata. Prendere un caffè è un rito che gli italiani ripetono più volte al giorno, a casa o al bar. La colazione non è colazione senza un caffè. In Italia ordinare al bar un caffè o un espresso è la stessa cosa, ma esistono diversi tipi di caffè: ristretto, lungo, doppio, macchiato (con un po’di latte), corretto (con l’aggiunta di cognac, sambuca ecc.), oppure decaffeinato (senza caffeina). Quando fa caldo, in molte regioni d’Italia, è normale prendere un caffè freddo. Al Sud in estate si può gustare la granita di caffè, che è un gelato un po’ particolare fatto solo con caffè ghiacciato.

Anche se tradizionalista, l’Italia non è un paese del tutto immobile, negli ultimi anni si assiste a un progressivo cambiamento delle abitudini alimentari, a contribuire al mutamento degli stili alimentari ci sono anche i processi di globalizzazione. Per esempio è diminuito il consumo di pasta quotidiano e si registra un cambiamento anche per quanto riguarda la colazione che è diventata più abbondante, ma quasi sempre a base di prodotti dolci come biscotti o pane e marmellata.

Ad assumere un ruolo fondamentale è il pranzo, che rimane il pasto principale della giornata, può variare però secondo le abitudini o le necessità personali: c’è chi può tornare a casa e chi va al ristorante o chi si limita a fare uno spuntino al bar. Di solito, comunque, un tipico pranzo italiano è composto da un primo piatto a base di pasta, un secondo a base di carne o pesce e un contorno di verdura e, per finire, un caffè a volte preceduto dalla frutta o da un dolce. Tuttavia negli ultimi anni si è diffusa l’abitudine di consumare solo il primo o il secondo, per poter affrontare meglio il resto della giornata.

Spesso le famiglie italiane si riuniscono per il pranzo della domenica che è più ricco e sostanzioso, di solito per questa occasione si preparano piatti tipici della regione o della città di appartenenza.

La merenda, a metà pomeriggio, è un appuntamento fisso per i bambini, può essere costituita da un panino, uno yogurt o il classico latte e biscotti. Ci sono anche adulti a cui piace bere una tazza di tè e mangiare qualcosa, è in crescita infatti l’abitudine di mangiare fuori pasto, molti italiani fanno uno spuntino a metà mattina o a metà pomeriggio per non arrivare affamati ai pasti principali.

Prima di cena, alla fine di una giornata di lavoro, molti italiani prendono un aperitivo. L’aperitivo è un’occasione per incontrarsi e fare due chiacchiere mentre si consuma qualcosa da bere e da mangiare. L’aperitivo comincia verso le sei di sera e può andare avanti anche fino alle dieci, dieci e mezzo. La maggior parte dei bar italiani offre ai suoi clienti un abbondante aperitivo ricco di stuzzichini tanto che a volte può sostituire la cena.

Anche la cena risponde alle abitudini personali, ovviamente chi a pranzo mangia poco la sera avrà un certo appetito. Gli italiani cenano verso le otto, otto e mezzo di sera, nel Sud dell’Italia si cena più tardi anche verso le nove, nove e mezzo. La classica cena italiana è più leggera del pranzo, spesso è composta da una zuppa, un secondo a base di verdure, uova o formaggio e la frutta, senza dimenticare un buon bicchiere di vino!

Insomma, gli italiani sono un popolo di tradizionalisti che non vuole abbandonare il classico piatto di pasta e le tante altre specialità locali, ma i ritmi di vita sempre più frenetici ci costringono ad un cambiamento delle nostre abitudini alimentari nel bene e nel male.

Cerca sul dizionario online le parole che non conosci.

Rispondi alle seguenti domande:

1- Cosa mangiano gli italiani a colazione?

2- Qual è il pasto principale in Italia?

3- Quanti e quali tipi di caffè puoi ordinare al bar?

4- Nel tuo paese di provenienza esiste l’abitudine di fare l’aperitivo?

5- Le abitudini alimentari del tuo paese di provenienza sono cambiate negli ultimi anni? Se sì, come?

Prova a scrivere un breve testo nel quale descrivi quali sono le abitudini alimentari nel tuo paese di provenienza, cercando di individuare le principali differenze e i punti in comune con le abitudini italiane.

 

 

 

 

Il carnevale

mercoledì 11 febbraio 2009

Il carnevale è un periodo molto particolare dell’anno. I romani dicevano: "Semel in anno licet insanire", cioè “una volta all’anno è lecito impazzire” e proprio questo antico detto rappresenta lo spirito del carnevale.
Il carnevale ha termine il martedì grasso, giorno che precede l’inizio della quaresima, il periodo di penitenza di circa quaranta giorni precedente alla pasqua. A Milano invece, dove si osserva il rito ambrosiano, il carnevale termina non il martedi grasso, ma il sabato successivo e la quaresima di domenica.  

Le origini del carnevale si perdono nella notte dei tempi. Probabilmente risale alle tradizioni dei saturnali latini e dei culti dionisiaci con cui si salutava il passaggio dall’inverno alla primavera. La parola “carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, che significa “eliminare la carne", poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di digiuno della quaresima.

Una caratteristica del carnevale è la maschera: una pratica che risale a tempi antichissimi, quando in occasione di riti magici gli stregoni si travestivano di piume e si coprivano il volto con maschere dipinte dall’aspetto orribile per impaurire gli spiriti del male.
In età romana l’uso delle maschere era legato alla divinità di Bacco. Per le strade si festeggiava con vino e danze il passaggio dall’inverno alla primavera. I festeggiamenti univano giovani e vecchi, nobili e plebei, ricchi e poveri. In quell’occasione gli schiavi diventavano padroni e viceversa. Un "Re della Festa", scelto dal popolo, si occupava dei vari giochi nelle piazze.
Il tema del rovesciamento è rimasto nello spirito del carnevale, periodo in cui apparentemente tutto è lecito, anche gli scherzi più crudeli. La libertà di abbandonarsi agli eccessi e di dare ai poveri l’illusione di essere simili ai potenti è un modo per alleggerire le tensioni. Accomunati dalla festa, tutti si sentono uguali ed era così più facile mantenere l’ordine prestabilito.

Altra caratteristica del carnevale sono i coriandoli, piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. In inglese, tedesco, spagnolo, olandese e francese sono curiosamente chiamati confetti. La confusione linguistica ha origine durante il Rinascimento, quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si gettavano dei dolcetti, i confetti appunto. L’invenzione dei coriandoli di carta è attribuita all’ingegnere Fenderl, che per festeggiare il carnevale del 1866 ritagliò dei pezzettini di carta, poiché non aveva il denaro per comprare i confetti di gesso allora in uso. Un tipico esempio dell’arte dell’arrangiarsi italiana.

Anche a livello gastronomico si hanno in Italia molte tradizioni tipiche del carnevale. Ogni singola regione vanta ricette gastronomiche secolari. Soprattutto nel “dolce” si nota una singolare voglia di originalità e di trasgressione. Le ricette caratteristiche del carnevale, con varianti regionali, vedono al primo posto i dolci fritti. Un vecchio detto popolare recita :”fritto tutto è buono, anche l’aria”. Nel centro Italia troviamo la cerchiata, nel sud gli struffoli.

In tutta la penisola, isole comprese, ci sono le chiacchiere. Sono frittelle chiamate così chiamate perché, essendo molto croccanti, quando le si mastica sembra di parlare, di chiacchierare appunto. Questo tipico dolce carnevalesco ha diversi nomi a seconda della regione: in Friuli "grostoli", in Emilia "sfrappole", in Veneto "galani", nelle Marche "frappe", "cenci" in Toscana.

Altro dolce tipico carnevalesco sono le zeppole, conosciute anche come zeppole di San Giuseppe, perché tipiche della festa del papà il 19 marzo. Anche con questo tipico dolce troviamo varianti regionali come le zeppole bignè e le zeppole del duca. 

A carnevale è tradizione travestirsi e ogni regione di Italia ha la sua maschera caratteristica. Per esempio troviamo Pulcinella in Campania, Pantalone nel Veneto, Arlecchino in Lombardia, Rugantino nel Lazio e il dottor Balanzone in Emilia Romagna.
Il carnevale si festeggia normalmente in tutti i paesi cristiani: famosi in tutto il mondo sono il carnevale di Rio de Janeiro, il carnevale di Colonia in Germania, il carnevale caraibico durante l’estate a Londra e il carnevale di New Orleans negli Stati Uniti. In Italia spiccano il carnevale di Venezia e il carnevale di Ivrea. La bella città piemontese ospita un carnevale folcloristico denso di evocazioni storico leggendarie. La spettacolare e violenta battaglia delle arance rappresenta le guerre medievali tra la città di Ivrea e i signori feudali della zona.
Il carnevale di Viareggio invece è famoso per la presenza di carri allegorici che rappresentano in maniera scherzosa la vita politica e sociale del Belpaese.

Vale proprio la pena partecipare a un carnevale italiano. Ti divertirai moltissimo e imparerai a conoscere un nuovo lato delle tradizioni culturali italiane.
E… non dimenticare a “carnevale ogni scherzo vale” 

Rispondi ora alle domande

1) Nel tuo paese si festeggia il carnevale?
2) Ti sei mai mascherato per il carnevale? E se sì da cosa?
3) Hai mai visto una sfilata di carnevale?
4) Cosa pensi del carnevale?
5)
Quali sono i dolci tipici del carnevale del tuo paese?

La pizza

giovedì 20 novembre 2008

L’Italia è famosa in tutto il mondo per la sua cucina, per il suo mangiare. Puoi trovare ristoranti italiani in ogni parte del pianeta.

Oggi ti parlerò della pizza. Un piatto diventato famoso in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati uniti d’America. Sì, ma quale pizza dirai tu? Ci sono tanti tipi di pizza, ma la "mamma di tutte le pizze" è la famosa pizza margherita. Ora conoscerai qualche curiosità su questo piatto cosi famoso e gustoso.

La pizza è simile al pane e alla focaccia, che sono cibi consumati dall’uomo fin dall’antichità. Il termine pizza ha un’origine incerta. Secondo alcuni, deriva da "pinsa", participio passato del verbo latino "pinsere", che significa pestare, schiacciare, macinare. Molte civiltà antiche che si affacciavano sul Mar Mediterraneo, come Egiziani, Greci e Romani, mangiavano delle focacce schiacciate fatte con chicchi di orzo pestati, acqua e condimenti vari. Possiamo considerare queste focacce gli antenati della nostra pizza.
Numerose sono le testimonianze di scrittori greci riguardanti una focaccia, da loro chiamata "maza". Nella Roma antica, invece si mangiavano la "placenta" e l’"offa" , preparata con acqua e orzo.
Nel Medioevo, in Italia erano mangiate focacce simili a quelle antiche, che avevano diverse varianti locali e diversi nomi. Queste focacce erano molte apprezzate sia dagli aristocratici che dal popolo.

Gli ingredienti fondamentali della pizza sono il pomodoro e la mozzarella, il tipico formaggio fresco. Questi ingredienti sono stati prodotti in Italia solo dopo due fasi storiche. I bufali sono stati reitrodotti nell’Italia del sud dai Longobardi, una popolazione germanica che ha governato l’Italia per due secoli dopo la caduta dell’Impero romano. Questi animali si sono diffusi in Lazio e in Campania e dalle bufale si ricava il latte per la produzione di mozzarella, detta proprio "di bufala".
Dopo la scoperta dell’America, sono state da lì importate nuove piante, tra cui i pomodori, già apprezzati dagli Atzechi. I pomodori si sono ambientati benissimo nel clima mite dell’Italia meridionale, dove hanno acquistato il colore rosso vivo: prima in America erano gialli. 
Così, alla fine del 1500, a Napoli sono disponibili i due ingredienti per condire la focaccia e creare la pizza. Nel 1700, la pizza viene preparata in forni a legna per essere quindi venduta per le strade e per i vicoli della città. Si afferma l’abitudine di mangiare la pizza non solo a casa o per le strade, ma anche presso i forni: nasce così la pizzeria, cioè il ristorante dove si mangia la pizza. La pizzeria tipica ha il forno a legna, il bancone di marmo dove viene confezionata la pizza, lo scaffale dove sono mostrati gli ingredienti, i tavoli dove i clienti la possono consumare.

In quel periodo, diventano famose le grandi famiglie di pizzaioli napoletani. Nel 1780, viene fondata da Pietro Colicchio la pizzeria "Pietro… e basta così", la cui tradizione è continuata oggi dall’"Antica Pizzeria Brandi”. Nel 1889, il miglior pizzaiolo di quell’epoca, Raffaele Esposito, marito della figlia di Enrico Brandi, ha fatto assaggiare la pizza al re d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita. Raffaele Esposito realizzò per loro tre pizze: la pizza alla "mastunicola" (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, mozzarella, olio, basilico). L’ultima era stata realizzata proprio in onore della regina: i colori verde, bianco e rosso richiamavano intenzionalmente il tricolore italiano. La sovrana apprezzò così tanto la pizza che volle elogiare l’autore di queste bontà per iscritto. Ancora oggi la lettera di ringraziamento della regina è visibile nell’“Antica Pizzeria Brandi” a Napoli.
Per questo, il pizzaiolo decise di dare il nome della regina alla sua nuova pizza.  Da allora, la pizza con  pomodoro, mozzarella e basilico, si chiama “pizza margherita”.