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Archivio - Categoria ‘Storia’

Il calcio

mercoledì 10 giugno 2009

Il calcio è sicuramente lo sport nazionale italiano. Tra i vari sport, è uno dei più semplici da praticare: bastano un pallone sferico e un campo di gioco. Lo scopo del gioco è segnare più gol facendo passare il pallone fra i pali della porta avversaria. Il tutto viene controllato da un arbitro e due guardialinee, in modo che il gioco si svolga secondo le regole. La semplicità del gioco e delle attrezzature richieste ha reso il calcio popolarissimo, praticato in tutto il mondo.

Il calcio ha origini antichissime. Se ne possono trovare tracce nel gioco cinese tsu-chu (palla spinta con il piede) praticato già da duemila e seicento anni. Un passatempo uguale era praticato anche nell’antico Giappone dove prendeva il nome di kemari.
Un gioco simile era praticato anche dagli antichi romani e veniva chiamato harpastum. Era praticato dai soldati delle legioni che probabilmente lo diffusero in tutta Europa. I romani invasero anche la Britannia, che oggi chiamiamo Gran Bretagna. Proprio nell’isola britannica già dal 1200 si praticava una forma di calcio, ma si verificavano anche i primi incidenti che fanno da contorno al gioco del pallone.

Anche in Italia, vi erano nel Medioevo e nel Rinascimento giochi simili al calcio. Il calcio fiorentino, conosciuto anche col nome di calcio in livrea o calcio in costume, era praticato presso la corte dei Medici, signori della città di Firenze. Vedeva coinvolti i vari quartieri della città. Questo gioco viene ancora praticato, con i costumi dell’epoca e con le stesse regole. Per la violenza del gioco, il calcio fiorentino ricorda molto più il rugby che il calcio attuale.

Nell’Ottocento, nei college e nelle università inglesi si cominciano a praticare gli sport moderni e a stabilire per essi le regole che ancora oggi vengono seguite. La nascita del football moderno avvenne il 23 ottobre 1863, quando a Londra venne costituita la Football Association, la federazione inglese del calcio. Per la prima volta, vennero scritte le regole del gioco, che vennero poi modificate successivamente. Per esempio, nel 1866 fu introdotta la regola del fuorigioco e nel 1890 si definirono i ruoli di arbitro e guardialinee.

Viaggiatori inglesi e appassionati italiani cominciarono a fondare dei Football and Cricket Club, per diffondere gli sport inglesi anche in Italia. A Torino, vennero creati l’Internazionale Football Club nel 1891 e il Football Club Torinese nel 1894: le due squadre si fusero insieme nel 1906 per dare vita alla attuale squadra del Torino. Nel 1893 naque a Genova il Genoa Crickett and Football Club, cioè il Genoa. Nel 1896, la Società Udinese di Ginnastica e Scherma si aggiudicò il primo torneo italiano di calcio contro squadre di Treviso e Ferrara. Nel 1897, a Torino alcuni studenti del Liceo Massimo D’Azeglio fondarono lo Sport Club Juventus. Nel 1900 nacque a Roma  la Società sportiva Lazio. A Vercelli, la Società ginnastica pro Vercelli nel 1903 fondò una sezione per il calcio e diventò subito una tra le squadre di maggior valore di quegli anni.

Nel 1898, a Torino, venne fondata la Federazione italiana gioco del calcio. Il primo campionato che fu giocato in quello stesso anno tra quattro squadre, in una sola giornata. Le partecipanti furono l’Internazionale di Torino, F.C. Torinese, Ginnastica di Torino e il Genoa che vinse e dominò la scena per diversi tornei successivi. A Milano, nel 1910 ci fu l’esordio della Nazionale italiana con maglia bianca contro la Francia. Il risultato finale fu una vittoria per 6 a 2 sui cugini d’oltralpe davanti a oltre quattromila spettatori. Nel 1913, ci fu il primo campionato nazionale, articolato su due raggruppamenti, uno settentrionale e uno centro-meridionale.

Da anni questo sport è diventato popolarissimo. Scherzando sulla nostra Costituzione, si potrebbe dire che "l’Italia è una repubblica basata sul pallone", più che sul lavoro. :)
Spesso le notizie sul calcio, in Italia, prendono il sopravento su quelle politiche, ambientali ed economiche: una sorta di stordimento mediatico. I calciatori riescono raramente a essere esempi positivi per i loro giovani tifosi. Spesso assumono durante il gioco degli atteggiamenti violenti e scorretti. Invece, come personaggi pubblici idolatrati e strapagati, avrebbero il dovere di controllare sempre gesti e parole.

Il calcio professionistico è diventato uno sport che invece di unire, divide. I tifosi si distinguono spesso per i loro slogan violenti e razzisti o per episodi di violenza criminale. Bande di ultrà scatenati mettono letteralmente a ferro e fuoco gli stadi, le città e i mezzi di trasporto. Molti poliziotti e carabinieri devono essere impiegati ogni domenica per cercare di contenere i tifosi violenti, con enormi costi a carico di tutta la società.

Ma ormai molti italiani non sopportano più questo insano modo di vivere lo sport. I costi dei tifosi violenti dovrebbero essere a carico delle società sportive che si arricchiscono con biglietti e diritti televisivi.
Il gioco, qualsiasi esso sia, dovrebbe insegnare il rispetto dell’avversario e la passione per la sana competizione. Il risultato dovrebbe essere secondario: l’importante è partecipare sportivamente, non vincere.

Esercizio.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

 

  • 1. Il calcio è lo sport più popolare in Italia

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  • 2. Il gioco del calcio è stato inventato da pochi anni 

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  • 3. L’arbitro è coadiuvato da due guardalinee

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  • 4. In Inghilterra si scrissero le prime regole del calcio

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  • 5. Il Genoa fu una delle prime squadre di calcio in Italia

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  • 6. Il gioco praticato dai Romani era chiamato "Sarbastum"

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  • 7. Il calcio fiorenrtino, il calcio in livrea e il calcio in costume sono lo stesso sport.

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  • 8. A Milano nel 1910 ci fu l’esordio della Nazionale italiana

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  • 9. In Italia il calcio è governato dalla Federazione importante gioco calcio.

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  • 10. In Italia il calcio è vissuto in modo molto tranquillo: che si vinca o si perda, le opposte tifoserie festeggiano sempre insieme

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La Pasqua

mercoledì 1 aprile 2009

Buon Giorno, care amiche e amici di Intercultura blog, oggi parlerò della Pasqua.
Buona lettura e a presto!
Prof. Valerio Giacalone


Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico: pasha, che corrisponde all’ebraico "pesah", il cui senso generico è “passare oltre”. Il significato effettivo della parola non è del tutto certo. La Pasqua è la festa liturgica più importante per il cristianesimo. Commercialmente soppiantata dal Natale e da alcune tradizioni pagane più allettanti per la società moderna, la Pasqua rappresenta e celebra i tre momenti fondamentali del cristianesimo: la
Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo. Essa si pone come nucleo del patrimonio liturgico e teologico del cristianesimo. La pasqua celebra la resurrezione di Gesù, che, secondo le sacre Scritture, sarebbe avvenuta il terzo giorno successivo alla sua morte in croce.
La festa della Pasqua cristiana non cade in un giorno prestabilito, ma è mobile, viene fissata di anno in anno nella domenica successiva al primo plenilunio successivo all’Equinozio di Primavera (il 21 marzo). Questo sistema venne fissato definitivamente nel IV secolo.
Dunque, nella Chiesa cattolica, la data della Pasqua è compresa tra il 22 marzo ed il 25 aprile.
La chiesa ortodossa segue un altro calendario, il calendario giuliano e quindi la data della Pasqua può variare dal 4 aprile all’8 maggio.
La Pasqua è preceduta da un periodo preparatorio di astinenza e digiuno della durata di quaranta giorni, chiamato Quaresima, che ha inizio il Mercoledì delle Ceneri. L’ultima settimana del tempo di quaresima è detta Settimana Santa, periodo ricco di celebrazioni e dedicato al silenzio ed alla contemplazione. Comincia con la Domenica delle Palme, che ricorda l’ingresso di Gesù in Gerusalemme, dove fu accolto trionfalmente dalla folla che agitava in segno di saluto delle foglie di palma. Per questo motivo nelle chiese cattoliche, durante questa domenica, vengono distribuiti ai fedeli dei rametti di olivo e palme  benedette, segno della passione di Cristo.
Gli ultimi giorni della Settimana Santa segnano la fine del tempo di Quaresima e l’inizio del Triduo Pasquale, cioè l’insieme delle celebrazioni cattoliche che concludono la Pasqua. Durante il Giovedì Santo, di mattina si svolge la Messa del Crisma (olio santo profumato), durante la quale il Vescovo consacra, appunto, gli Oli Santi, i quali serviranno durante tutto il corso dell’anno rispettivamente per celebrare le Cresime e i Battesimi, ordinare i sacerdoti e celebrare il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Il Giovedì Santo si conclude il tempo di Quaresima, e da inizio al Triduo Pasquale, con la Messa in Coena Domini: questa è il memoriale dell’Ultima Cena consumata da Gesù nella sua vita terrena, nella quale furono istituiti l’Eucarestia e il ministero sacerdotale, e fu consegnato ai discepoli il Comandamento dell’Amore. Durante questa Santa Messa si svolge la tradizionale lavanda dei piedi e vengono ‘legate’ le campane (le campane non possono suonare (dal Gloria della messa del giovedì sera al Gloria della Veglia di Pasqua). In questo giorno è inoltre tradizione, compiere il cosiddetto giro "delle sette chiese" o "sepolcri", andando ad adorare i sepolcri allestiti in sette chiese vicine.
Il Venerdì Santo non si celebra l’Eucarestia: la liturgia è incentrata sull’Adorazione della Croce e la Via Crucis.
Il Sabato Santo, unico giorno dell’anno in cui non si amministra la Comunione, salvo ai moribondi, è incentrato sull’attesa della solenne Veglia di Pasqua che si celebra fra il tramonto del sabato e l’alba del Nuovo Giorno. Inoltre il Sabato Santo è l’unico giorno dell’anno senza alcuna liturgia, ed è perciò detto "aliturgico". Non soltanto non può essere somministrata la Comunione, ma non si celebra nemmeno la Messa e di solito nelle chiese i tabernacoli sono spalancati, e privi del Santissimo. Gli altari sono spogli, senza fiori e paramenti, e un senso di lutto pervade tutta l’area del tempio.
Dal punto di vista dei festeggiamenti, senza considerare la celebrazione religiosa, la Pasqua si festeggia più o meno come il Natale, in famiglia, ma senza i regali. In questa festività esistono tre diversi simboli culinari: l’agnello, che rimanda alla crocifissione di Gesù. Per quanto riguarda i dolci pasquali, la colomba e l’uovo di pasqua sono quelli più famosi.
La colomba rappresenta la pace e probabilmente l’uovo con la sorpresa rappresenta la resurreziona e la rinascita. Il giorno dopo la Pasqua è chiamato Lunedì dell’Angelo. In questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta e vi è la tradizione di fare una gita con gli amici o con i propri familiari, tempo permettendo.
A Pasqua non c’è la "tradizione" di fare i regali come per Natale, ma è sempre molto piacevole ricevere gli auguri dalle persone a cui vogliamo bene!
Dunque auguri a tutti voi!


Esercizio:

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. La Pasqua è la festività più importatnte per i cristiani

    • v

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  • 2. Il termine Pasqua deriva dall’ indoeuropeo "pessa"

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  • 3. La Pasqua cade sempre lo stesso giorno

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  • 4. Durante la Pasqua non è tradizione scambiarsi regali

    • v

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  • 5. Il Sabato Santo è l’unico giorno dell’anno senza alcuna liturgia

    • v

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  • 6. Il Venerdì Santo non si celebra l’Eucarestia

    • v

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  • 7. La chiesa ortodossa segue un altro calendario, il calendario Mariano

    • v

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  • 8. I dolci tipici della pasqua sono la colomba e l’uovo di pasquale

    • v

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  • 9. Piatto tipico della Pasqua sono le lenticchie

    • v

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  • 10. La colomba rappresenta la pace

    • v

    • f

La canzone melodica italiana

martedì 31 marzo 2009

Cari lettori di Intercultura blog,

questa settimana vi proponiamo tre canzoni caratteristiche della musica e della cultura italiane. Sono interpretate da Julio Iglesias, cantante spagnolo che si è inserito in un filone classico della musica italiana: la canzone melodica, rappresentata già da cantanti come Claudio Villa e Nilla Pizzi 
Iglesias rinnovò il genere anche grazie alla sua prestante immagine di rubacuori. Era bello, appassionato e spagnolo! Aveva un modo seducente di arrotare le “erre”, di sibilare le “esse” e di scivolare sulle “gn”. Lanciava sguardi intensi, sorrideva con denti bianchissimi e cantava con la mano sul cuore. Per questo, il successo di Iglesias fu enorme in tutto il mondo, in particolare tra il pubblico femminile.
Nelle sue canzoni d’amore, il rapporto tra uomo e donna avviene secondo schemi tradizionali. L’uomo è spesso arrogante, egoista e traditore. Ma, grazie al suo fascino, riesce sempre a sedurre la donna, che finisce con l’accettare i suoi comportamenti "da pirata".

Buona lettura! 
Tania Pasqualini

 

Se mi lasci non vale

G. Belfiore – L. Rossi
(1976)


La valigia sul letto
è quella di un lungo viaggio.
E tu senza dirmi niente hai trovato il coraggio,
con l’orgoglio ferito di chi poi si ribella.
Ma quando t’arrabbi sei ancora più bella.

E così, su due piedi, io sarei liquidato,
ma vittima, sai, d’un bilancio sbagliato.
Se un uomo tradisce, tradisce a metà:
per cinque minuti e non eri più qua

Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Non ti sembra un po’ caro
il prezzo che adesso io sto per pagare.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Dentro quella valigia, tutto il nostro passato
non ci può stare.

Metti a posto ogni cosa e parliamone un po’.
Io, di errori, ne ho fatti, di colpe, ne ho.
Ma quello che conta tra il dire e il fare
è saper andar via, ma saper ritornare.

Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Non ti sembra un po’ caro
il prezzo che adesso io sto per pagare.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Dentro quella valigia, tutto il nostro passato
non ci può stare.

 


Sono un pirata, sono un signore

J. Iglesias – M. de la Calva – Ramón Arcusa – G. Belfiore 
(1978)

A volte sono un bastardo e a volte un buono;
a volte non so neppure come io sono.
Mi piace qualunque cosa che è proibita,
ma vivo di cose semplici, vivo la vita.

Io donne ne ho avute tante che mi han capito
e altre che in malafede mi han ferito.
Ma è arrivato giusto per me il momento
per dire come io sono, come io sento.

Ti dirò:
impresto l’anima o il cuore;
sono un pirata ed un signore,
più amor proprio che pudore.

Ti dirò:
amo la luna e amo il sole;
sono un pirata ed un signore,
professionista nell’amore.

C’è chi mi dice adesso che son più uomo
e, là dove condannavo, oggi perdono.
Non vado a un appuntamento senza un fiore,
ma non confondo il sesso con l’amore.

Non vado a un appuntamento senza un fiore,
ma non confondo il sesso con l’amore.

Ti dirò:
impresto l’anima o il cuore;
sono un pirata ed un signore,
più amor proprio che pudore.

Ti dirò:
amo la luna e amo il sole;
sono un pirata ed un signore,
professionista nell’amore. 

 

Pensami
G. Belfiore – M. Grever
(1978)

Se nessuno crede ancora che ti amo
è perché non mi han mai visto innamorato.
Io ti giuro che io stesso mi sorprendo
di come d’improvviso son cambiato.
Pur di star vicino a te farei pazzie
e vorrei poter fermare i tuoi pensieri.
Quei silenzi misti di malinconie
mi fan sentir geloso di chi non ami più.

Pensami
tanto, tanto e intensamente
con il corpo e con la mente,
come se io fossi lì.

Guardami
con quegli occhi azzurro mare
che mi sanno anche ingannare
ma mi piaci anche così.

Sognami,
con la forza di un’amante
che è lontana, e non distante
ma che arriva dentro qui.

Baciami,
bacia tutta la mia pelle…
Si può arrivare alle stelle
dicendo un semplice sì.

Se nessuno crede ancora che ti amo
è perché non mi han mai visto innamorato.
Quei silenzi misti di malinconie
mi fan sentir geloso di chi non ami più.




Esercizio: Dopo aver letto i testi delle canzoni, indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

 

  • 1. La canzone "Se mi lasci non vale" parla di una donna che ha tradito il suo compagno.
    • corretto
    • sbagliato
  • 2. La canzone "Se mi lasci non vale" parla di un uomo triste perché la donna che ama vuole lasciarlo.
    • corretto
    • sbagliato
  • 3. Nella canzone "Se mi lasci non vale", la donna vuole lasciare l’uomo per il suo tradimento.
    • corretto
    • sbagliato
  • 4. La canzone "Sono un pirata, sono un signore" parla di un uomo che è stanco della vita.
    • corretto
    • sbagliato
  • 5. Nella canzone "Sono un pirata, sono un signore", l’uomo dice che ha capito qual è il segreto della felicità.
    • corretto
    • sbagliato
  • 6. Nella canzone "Sono un pirata, sono un signore" si dice che, se un uomo regala dei fiori a una donna, significa che la ama.
    • corretto
    • sbagliato
  • 7. Nella canzone "Pensami" si dice che, per amore, le persone possono cambiare.
    • corretto
    • sbagliato
  • 8. Nella canzone "Pensami" si dice che la gelosia non fa parte dell’amore.
    • corretto
    • sbagliato
  • 9. Nella canzone "Pensami" si dice che le bugie fanno parte dell’amore.
    • corretto
    • sbagliato

 

Il carnevale

mercoledì 11 febbraio 2009

Il carnevale è un periodo molto particolare dell’anno. I romani dicevano: "Semel in anno licet insanire", cioè “una volta all’anno è lecito impazzire” e proprio questo antico detto rappresenta lo spirito del carnevale.
Il carnevale ha termine il martedì grasso, giorno che precede l’inizio della quaresima, il periodo di penitenza di circa quaranta giorni precedente alla pasqua. A Milano invece, dove si osserva il rito ambrosiano, il carnevale termina non il martedi grasso, ma il sabato successivo e la quaresima di domenica.  

Le origini del carnevale si perdono nella notte dei tempi. Probabilmente risale alle tradizioni dei saturnali latini e dei culti dionisiaci con cui si salutava il passaggio dall’inverno alla primavera. La parola “carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, che significa “eliminare la carne", poiché anticamente indicava il banchetto che si teneva subito prima del periodo di digiuno della quaresima.

Una caratteristica del carnevale è la maschera: una pratica che risale a tempi antichissimi, quando in occasione di riti magici gli stregoni si travestivano di piume e si coprivano il volto con maschere dipinte dall’aspetto orribile per impaurire gli spiriti del male.
In età romana l’uso delle maschere era legato alla divinità di Bacco. Per le strade si festeggiava con vino e danze il passaggio dall’inverno alla primavera. I festeggiamenti univano giovani e vecchi, nobili e plebei, ricchi e poveri. In quell’occasione gli schiavi diventavano padroni e viceversa. Un "Re della Festa", scelto dal popolo, si occupava dei vari giochi nelle piazze.
Il tema del rovesciamento è rimasto nello spirito del carnevale, periodo in cui apparentemente tutto è lecito, anche gli scherzi più crudeli. La libertà di abbandonarsi agli eccessi e di dare ai poveri l’illusione di essere simili ai potenti è un modo per alleggerire le tensioni. Accomunati dalla festa, tutti si sentono uguali ed era così più facile mantenere l’ordine prestabilito.

Altra caratteristica del carnevale sono i coriandoli, piccoli ritagli di carta colorata usati nelle festività per essere lanciati in aria o su persone. In inglese, tedesco, spagnolo, olandese e francese sono curiosamente chiamati confetti. La confusione linguistica ha origine durante il Rinascimento, quando in Italia ai matrimoni o durante il carnevale si gettavano dei dolcetti, i confetti appunto. L’invenzione dei coriandoli di carta è attribuita all’ingegnere Fenderl, che per festeggiare il carnevale del 1866 ritagliò dei pezzettini di carta, poiché non aveva il denaro per comprare i confetti di gesso allora in uso. Un tipico esempio dell’arte dell’arrangiarsi italiana.

Anche a livello gastronomico si hanno in Italia molte tradizioni tipiche del carnevale. Ogni singola regione vanta ricette gastronomiche secolari. Soprattutto nel “dolce” si nota una singolare voglia di originalità e di trasgressione. Le ricette caratteristiche del carnevale, con varianti regionali, vedono al primo posto i dolci fritti. Un vecchio detto popolare recita :”fritto tutto è buono, anche l’aria”. Nel centro Italia troviamo la cerchiata, nel sud gli struffoli.

In tutta la penisola, isole comprese, ci sono le chiacchiere. Sono frittelle chiamate così chiamate perché, essendo molto croccanti, quando le si mastica sembra di parlare, di chiacchierare appunto. Questo tipico dolce carnevalesco ha diversi nomi a seconda della regione: in Friuli "grostoli", in Emilia "sfrappole", in Veneto "galani", nelle Marche "frappe", "cenci" in Toscana.

Altro dolce tipico carnevalesco sono le zeppole, conosciute anche come zeppole di San Giuseppe, perché tipiche della festa del papà il 19 marzo. Anche con questo tipico dolce troviamo varianti regionali come le zeppole bignè e le zeppole del duca. 

A carnevale è tradizione travestirsi e ogni regione di Italia ha la sua maschera caratteristica. Per esempio troviamo Pulcinella in Campania, Pantalone nel Veneto, Arlecchino in Lombardia, Rugantino nel Lazio e il dottor Balanzone in Emilia Romagna.
Il carnevale si festeggia normalmente in tutti i paesi cristiani: famosi in tutto il mondo sono il carnevale di Rio de Janeiro, il carnevale di Colonia in Germania, il carnevale caraibico durante l’estate a Londra e il carnevale di New Orleans negli Stati Uniti. In Italia spiccano il carnevale di Venezia e il carnevale di Ivrea. La bella città piemontese ospita un carnevale folcloristico denso di evocazioni storico leggendarie. La spettacolare e violenta battaglia delle arance rappresenta le guerre medievali tra la città di Ivrea e i signori feudali della zona.
Il carnevale di Viareggio invece è famoso per la presenza di carri allegorici che rappresentano in maniera scherzosa la vita politica e sociale del Belpaese.

Vale proprio la pena partecipare a un carnevale italiano. Ti divertirai moltissimo e imparerai a conoscere un nuovo lato delle tradizioni culturali italiane.
E… non dimenticare a “carnevale ogni scherzo vale” 

Rispondi ora alle domande

1) Nel tuo paese si festeggia il carnevale?
2) Ti sei mai mascherato per il carnevale? E se sì da cosa?
3) Hai mai visto una sfilata di carnevale?
4) Cosa pensi del carnevale?
5)
Quali sono i dolci tipici del carnevale del tuo paese?

Le festività

mercoledì 21 gennaio 2009

Si sono da poco concluse le festività: Natale, Santo Stefano, Capodanno e infine l’Epifania.  Per chi ha festeggiato e per chi  non ha festeggiato, spieghiamo su Intercultura blog, qualche curiosità riguardante le festività appena trascorse, così popolari in Italia e in tante parti del mondo.

Per l’ultimo giorno dell’anno, il 31 di gennaio, c’è in Italia l’usanza di buttare dalla finestra vecchi oggetti che non servono più e di dare il benvenuto al nuovo anno con botti a volte  molto pericolosi. Inoltre c’è  l’usanza di mangiare un piatto di lenticchie come auspicio di  buona fortuna e ricchezza.

Il 25 di dicembre è Natale! Si è tutti più buoni. Le città sono addobbate e illuminate. Se sorridi a qualcuno, il tuo sorriso è contraccambiato. Se ti tagliano la strada in auto, non puoi inveire o essere aggressivo: è Natale! 
Anche se siamo in periodo di recessione, cioè di crisi economica, il Natale pretende sempre la giusta dose di consumo. È la festività che ha il potere di riunire famiglie che durante tutto l’anno, magari, si salutano appena. A Natale, anche i poveri e gli emarginati ricevono la loro fetta di solidarietà e di amore.
Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù. La data reale della nascita di Gesù rimane incerta. Si celebra il 25 dicembre  perché, nello stesso periodo nell’antica Roma, si festeggiavano i saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura. Durante i saturnali, gli antichi romani si scambiavano regali e consumavano ricchi pasti. Ecco perché oggi vi è l’usanza di scambiarsi doni durante la notte di Natale. Inoltre, per i più religiosi e devoti, vi è la tradizione di seguire a mezzanotte la messa direttamente in chiesa. Molti credenti dedicano parte della festività al volontariato, per sottolineare  l’amore e l’altruismo che caratterizza questo periodo.

Per Natale c’è l’usanza di consumare ricchi pasti. Lo zampone e i tipici dolci natalizi, come il panettone e il pandoro, sono presenti in ogni casa  e a seconda delle regioni dove vai, puoi trovare delle specialità culinarie tipiche.
Il termine italiano Natale deriva dal latino “natalis”, che significa "relativo alla nascita". In antichità, il termine “natalis” veniva utilizzato anche per altre festività, come la fondazione di Roma il 21 aprile e la nascita del Sole il 25 dicembre. Sant’Agostino chiese ai cristiani di celebrare in quel giorno non il Sole, come facevano i pagani, bensì colui che lo aveva creato.

Il Natale moderno è caratterizzato da Babbo Natale, il simpatico e generoso vecchietto con la barba bianca e il vestito rosso. Babbo Natale forse discende da una figura storica, San Nicola, vescovo nel IV secolo e patrono della città di Bari. Dopo la morte di Nicola si diffusero numerosissime leggende, che lo vedevano protagonista di atti di generosità e di bontà. Si racconta che regalava cibo alle famiglie povere portandolo, in maniera anonima, attraverso i camini o le loro finestre. Nella fantasia popolare, San Nicola divenne "portatore di doni", compito eseguito con un asinello nella notte del 6 dicembre o nella notte di Natale. Il nome olandese del santo “Sinter Klass”, si è poi diffuso nei paesi anglofoni come “Santa Claus”.

Durante il periodo natalizio c’è inoltre l’usanza di fare il presepe. Esso ha origine nel 1223 quando San Francesco d’Assisi, uno tra i santi più amati del cristianesimo, fece rappresentare la nascita di Gesù da personaggi viventi. Da qui la tradizione, tuttora vigente, di rappresentare la nascita con delle statuette . Troviamo San Giuseppe, Maria, i pastori, la stalla e ogni piccolo dettaglio che possa rappresentare con amore e a volte con originalità la nascita del Bambino Gesù.

Un altro simbolo del Natale è l’albero. Esso è un tema tradizionalmente pagano. La città di Riga si proclama sede del primo albero di Natale della storia. Qui si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510. Ma la data e il luogo della nascita dell’albero di Natale rimangono comunque incerte. Vi possono essere solo delle supposizioni. Nel medioevo, in Germania, per esempio, durante il Natale vi era un gioco (Il gioco di Adamo ed Eva): si cercava di creare il paradiso con alberi da frutta. Gli alberi da frutta vennero sostituiti poi dai sempreverdi abeti
Qualunque sia la vera origine dell’albero di Natale, ricorda di dargli la giusta luce e acqua. Dopo il Natale cerca di creare le naturali condizione per la sua sopravivenza. Abbiamo bisogno di loro. Non sappiamo molto del suo passato come albero di Natale, diamogli almeno un futuro sicuro!  
 
Subito dopo Natale vi è, il 26 di Dicembre, la festività di Santo Stefano. Il primo dei discepoli di Gesù a morire martire, ucciso. Per questo motivo è una festività così prossima al nascita Di Gesù.     
Il Natale, anche se non è la festività più importante del cristianesimo, è certamente la più popolare e la più sentita, poiché è la festa dove la famiglia si riunisce e vengono scambiati i regali. La principale festa cristiana è invece la Pasqua.
Il Natale ha dato origine a centinaia di poesie, racconti, canti popolari, filastrocche, ninne nanne, film.
Per i suoi discepoli e per tutti i cristiani, Gesù sarebbe nato per redimere, cioè salvare il  mondo dal peccato.

Per ultima, abbiamo l’Epifania, che chiude le festività natalizie con il modo di dire: “l’Epifania, tutte le feste porta via”. La parola “Epifania” di origine greca significa “manifestazione”, e rappresenta la prima comparsa di Gesù di fronte ai Re magi. La figura che caratterizza l’Epifania è la Befana. Essa è rappresentata da una vecchietta di brutto aspetto, vestita di stracci che porta doni volando su una scopa la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine è rurale e si perde nella notte dei tempi.
 
Ovunque tu sia, ovunque tu viva, in qualunque cosa tu possa credere,  viva le festività. Qualunque esse siano, perché sono o sembrano giorni pieni di serenità, pace e amore. Speriamo, che questo periodo sia un periodo che possa contagiare gli altri giorni dell’anno … non sarebbe male, vero

Un abbraccio interculturale
Prof. Valerio Giacalone

Rispondi ora a queste domande:
 
1) Cosa è per te il Natale?
2) Cosa hai pensato la prima volta che sei stato in un paese dove si celebrava il Natale?
3) Racconta il tuo Natale più bello?
4) Come recita una canzone “O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”: tu cosa ne pensi?
5) Come hai festeggiato l’ultimo dell’anno?
6) Quali alimenti caratterizzano nel tuo paese il Natale e l’ultimo giorno dell’anno?