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Archivio - Categoria ‘grammatica’

Passato prossimo irregolare

giovedì 24 giugno 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog oggi vediamo alcuni verbi che formano il participio passato in modo irregolare, vi proporrò poi un breve testo da leggere con i verbi al passato prossimo.

Buona lettura 

Prof. Anna

Guarda la tabella, troverai scritto in nero l’infinito del verbo e in rosa il participio passato corrispondente:

 

accendere acceso mettere  messo  scegliere  scelto
aprire aperto  morire  morto  scendere  sceso
bere bevuto  nascere  nato  scrivere  scritto
chiedere chiesto  offrire  offerto  spegnere  spento
chiudere chiuso  perdere  perso  spendere  speso
correre corso  prendere  preso  succedere  successo
dire detto  produrre  prodotto  tradurre  tradotto
essere stato  rendere  reso  vedere  visto
fare fatto  rimanere  rimasto  venire  venuto
giungere giunto  rispondere  risposto  vincere  vinto
leggere letto  rompere  rotto  vivere  vissuto

Leggi con attenzione il seguente testo:

IN GITA

Luca – Come mai ieri non sei venuto a studiare da me?

Marco – Perchè sono andato con Giulia a fare una gita a Siena e nel senese. Ma tu cosa hai fatto ieri?

Luca – La mattina sono stato al mercato a fare la spesa poi Marta mi ha offerto il pranzo in un’ ottima trattoria, nel pomeriggio abbiamo studiato: abbiamo letto il libro di storia e abbiamo risposto alle domande, poi abbiamo tradotto i testi in inglese, dopo abbiamo giocato a carte e, non ci crederai, Marta ha vinto tutte le partite! E voi? Com’è andata la vostra gita?

Marco - Siamo partiti in macchina la mattina presto, abbiamo preso l’autostrada e siamo arrivati a Siena verso le nove. Abbiamo fatto un giro per la città, abbiamo visitato il Palazzo Pubblico con la torre del Mangia, abbiamo bevuto un bicchiere di vino nella splendida piazza del Campo, quella dove ogni estate fanno il palio, poi abbiamo pranzato in un bel ristorantino e abbiamo anche speso poco!

Luca - Siete rimasti tutto il giorno a Siena?

Marco – No, nel pomeriggio siamo andati a Pienza dove abbiamo visto il bellissimo Duomo. Siamo rimasti a Pienza un paio di ore, poi abbiamo ripreso la macchina e siamo tornati a casa.

Rispondi alle domande usando il passato prossimo:

1- Perchè Marco non è andato a studiare con Luca?

2- Che cosa ha fatto la mattina Luca?

3- Dove ha pranzato Luca e con chi?

4- Cosa ha fatto nel pomeriggio Luca?

5- Dov’è andato in gita Marco?

6- È andato da solo?

7- A che ora sono partiti Marco e Giulia?

8- Cosa hanno fatto a Siena?

9- Come hanno passato il pomeriggio?

10- Quanto tempo sono rimasti a Pienza?

Il passato prossimo

giovedì 17 giugno 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo come si forma e quando si usa il passato prossimo. Questo tempo verbale è molto usato dagli italiani sia nella lingua scritta che in quella orale.

Buona lettura!

Prof. Anna

Il passato prossimo indica eventi, esperienze e fatti conclusi nel passato i cui effetti perdurano nel presente.

FORMAZIONE DEL PASSATO PROSSIMO

Il passato prossimo è formato da due elementi: l’ausiliare: il verbo essere o avere (al presente indicativo) + participio passato del verbo.

Formazione del participio passato

Il participio passato si forma togliendo al verbo la desinenza dell’infinito (are; ere; ire) e aggiungendo la desinenza del participio passato:

AREATO  (cambiare ⇒cambiato)

EREUTO (vendere ⇒venduto)

IREITO  (partire ⇒partito)

Ora osserva la tabella:

PASSATO PROSSIMO DEI VERBI:

CAMBIARE – VENDERE – PARTIRE

Soggetto Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato Ausiliare Participio passato
io
ho cambiato ho venduto  sono  partito – a
tu hai cambiato hai venduto  sei  partito – a
lui – lei ha cambiato ha venduto  è  partito – a
noi abbiamo cambiato abbiamo venduto  siamo  partiti – e
voi avete cambiato avete venduto  siete  partiti – e
loro hanno cambiato hanno venduto  sono  partiti – e

 

PASSATO PROSSIMO DEI VERBI ESSERE E AVERE

Soggetto Ausiliare Participio passato Ausilaire Participio passato
io sono stato – a ho avuto
tu sei stato – a hai avuto
lui – lei è stato – a ha avuto
noi siamo stati – e abbiamo avuto
voi siete stati – e avete avuto
loro sono stati – e hanno avuto

Come potete vedere dalle tabelle, con l’usiliare avere il participio passato non cambia.

L’ausiare avere si usa con i verbi transitivi, ovvero con quei verbi che rispondono alla domanda: chi? che cosa?

Qualche esempio:

Ho mangiato (cosa?) una mela.

Abbiamo incontrato (chi?) Lucia.

L’ausiliare essere si usa con i verbi intransitivi, ovvero con i verbi che non rispondono alla domanda: chi? che cosa?

Per esempio: sono uscito presto stamattina.

L’ausiliare essere si usa con:

i verbi di movimento: partire; uscire; tornare etc.

i verbi riflessivi: alzarsi; svegliarsi; lavarsi etc. (mi sono alzato; ti sei svegliato)

i verbi di stato: stare; rimanere; restare etc.

i verbi che indicano un cambiamento: diventare; nascere; morire etc.

Con l’ausiliare essere il participio passato concorda con il genere (maschile-femminile) e il numero (singolare-plurale) del soggetto:

 Marta è andata al mare; Luca è andato al mare; Marta e Natalia sono andate al mare; Luca e Alex sono andati al mare.

USO DEL PASSATO PROSSIMO

Sia il passato prossimo che il passato remoto indicano un’azione conclusa nel passato.

Ma qual è la differenza tra i due tempi?

Consideriamo le seguenti frasi:

Da giovane vissi due anni in Inghilterra.

Da giovane ho vissuto due anni in Inghilterra.

Nella prima frase il verbo è al passato remoto e dunque vogliamo esprimere che il fatto è percepito come distante dall’esperienza presente; nella seconda frase l’uso del passato prossimo indica che l’evento è percepito come vicino a noi, o perchè ne conserviamo un ricordo piacevole o perchè i suoi effetti perdurano nel presente. Quindi ciò che determina la scelta tra passato remoto e passato prossimo è la distanza psicologica e non quella cronologica dell’evento narrato.

Per quanto riguarda la lingua orale, in Italia ci sono delle differenze regionali, ovvero nell’Italia Settentrionale prevale l’uso del passato prossimo, mentre nell’Italia Meridionale prevale l’uso del passato remoto.

 

Il superlativo degli aggettivi qualificativi

giovedì 20 maggio 2010

Cari lettori e lettrici di Intercultura Blog oggi vedremo come si forma il superlativo degli aggettivi, completando così lo studio dei gradi dell’aggettivo qualificativo.

Il grado superlativo indica che la qualità espressa dall’aggettivo è posseduta al grado massimo o in misura molto elevata.

Il superlativo può essere:

⇒relativo: esprime il massimo o il minimo grado di una qualità rispetto ad un insieme di persone o di cose.

Per esempio: la mia macchina è la più veloce di tutte; Claudia è la meno giovane di tutte le sue amiche.

⇒assoluto: esprime il massimo grado di una qualità senza confronto con altri elementi.

Per esempio: Luca è magrissimo.

IL SUPERLATIVO RELATIVO

Il superlativo relativo si forma con l’articolo determinativo più il comparativo, o di maggioranza o di minoranza. Indica appunto una qualità che un soggetto possiede nel confronto con altri soggetti.

Osserva la tabella:

 

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale
Il più bello I più belli La più bella Le più belle
 Il meno bello  I meno belli  La meno bella  Le meno belle

 Il secondo termine di paragone è introdotto dalla preposizioni DI: Marta è la più alta di tutti; Natalia è la più brava della classe.

Quando equivale a tutti, il secondo termine di paragone può essere sottinteso: Alex è il più giovane (di tutti).

 IL SUPERLATIVO ASSOLUTO

Il superlativo assoluto degli aggettivi qualificativi non ha un secondo termine di paragone e si forma aggiungendo all’aggettivo il suffisso -ISSIMO, scegliendo la desinenza maschile o femminile, singolare o plurale.

Gli aggettivi che finiscono in CO-CA e in GO-GA aggiungono una H.

Per esempio: lungo ⇒ lunghissimo.

Guarda la tabella:

 

Maschile singolare Maschile plurale Femminile singolare Femminile plurale
grandissimo grandissimi grandissima grandissime

 

COMPARATIVI E SUPERLATIVI PARTICOLARI

Alcuni aggettivi hanno comparativi e superlativi particolari che di solito convivono con le forme regolari, osserva la seguente tabella.

 

grado positivo comparativo di maggioranza superlativo relativo superlativo assoluto
 buono

 più buono

 migliore

 il più buono

 il migliore

 buonissimo

 ottimo

 cattivo

 più cattivo

 peggiore

 il più cattivo

 il peggiore

 cattivissimo

 pessimo

 grande

 più grande

 maggiore

 il più grande

 il maggiore

 grandissimo

 massimo

 piccolo

 più piccolo

 minore

 il più piccolo

 il minore

 piccolissimo

 minimo

 molto  più  il più

 moltissimo

 il più

 Qualche esempio:

Questo vino è migliore di quello (= questo vino è più buono di quello).

Luca è il maggiore dei suio fratelli (= Luca è il più grande dei suoi fratelli).

ATTENZIONE!

Dal momento che migliore, peggiore, maggiore ecc. sono già comparativi o superlativi, bisogna evitare forme come: più migliore, il più peggiore, ottimissimo ecc..

 

Il comparativo degli aggettivi qualificativi

giovedì 13 maggio 2010

Buongiorno cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vediamo come si forma e come si usa il comparativo degli aggettivi qualificativi.

Buona lettura.

Prof. Anna

Gli aggettivi qualificativi presentano un grado comparativo che stabilisce un confronto tra due o più termini.

Il grado comparativo può essere:

⇒di maggioranza: Luca è più giovane di Marco.

⇒di minoranza: Marco è meno giovane di Luca.

⇒di ugualianza: Luca è giovane come Natalia.

Osserva la tabella:

COMPARATIVI

di maggioranza PIÙ + aggettivo + DI o CHE + nome
di minoranza MENO + aggettivo + DI o CHE + nome
di ugualianza aggettivo + COME + nome

 Il comparativo di maggioranza si ottiene facendo precedere l’aggettivo dall’avverbio PIÙ, per esempio: più alto.

Il secondo termine di paragone è introdotto da DI quando:

- è costituito da un nome o un pronome non preceduti da una preposizione, per esempio: Lidia è più alta di Natalia (nome); Lidia è più alta di me (pronome).

- è costituito da un avverbio: Lidia è più alta di prima (avverbio).

Il secondo termine di paragone è introdotto da CHE quando:

- è un nome o un pronome preceduto da una preposizione: Amina è più gentile con Marta che con me; Luca è più affezionato a te che a me.

- si paragonano avverbi o verbi: Luca mi piace più ora che prima; mi piace più cucinare che mangiare.

- si mettono a confronto due aggettivi riferiti allo stesso nome: Vadim è più furbo che onesto; Marta è più simpatica che gentile.

Il comparativo di minoranza si forma facendo precedere l’aggettivo dall’avverbio MENO, per esempio: meno alto.

Il secondo termine di paragone è introdotto dalla preposizione DI o da CHE con le stesse regole che valgono per il comparativo di maggioranza: Natalia è meno alta di Silvia; Marta è meno gentile di te; Luca è meno timido ora che prima; Marco è meno gentile con me che con te.

Nel comparativo di ugualianza l’aggettivo non è preceduto da avverbi e il secondo termine di paragone è introdotto da COME o QUANTO: Silvia è alta come Luca; Natalia è magra come me; Silvia è alta quanto Luca; Amina e Giulia sono alte quanto noi.

A volte l’aggettivo può essere preceduto da TANTO se nel secondo termine di paragone si usa QUANTO: Marco è tanto timido quanto Luca; i tuoi compagni sono tanto studiosi quanto i miei.

Oppure l’aggettivo può essere preceduto da COSÌ se nel secondo termine di paragone si usa COME: Marta è così studiosa come Natalia; voi siete così giovani come noi.

 

 

 

 

Gli aggettivi possessivi

giovedì 6 maggio 2010

 Cari lettori e lettrici di Intercultura blog, oggi vedremo come si usano gli aggettivi possessivi.

Buona lettura a tutti

Gli aggettivi possessivi esprimono un rapporto di possesso, di amicizia o di vicinanza. Indicano a chi appartiene una cosa o chi ha una relazione con una persona.

Osserva la tabella:

Persona Maschile singolare Femminile singolare Maschile plurale Femminile plurale
io mio mia miei mie
tu tuo tua tuoi tue
lui – lei suo sua suoi sue
noi nostro nostra nostri nostre
voi vostro vostra vostri vostre
loro loro loro loro loro

 Come tutti gli aggettivi anche quelli possessivi concordano nel genere (maschile e femminile) e nel numero (plurale e singolare) del nome a cui si riferiscono. Solo alla terza persona plurale l’aggettivo non cambia (loro).

Qualche esempio:

Maschile singolare: Il mio libro.

Maschile plurale: I miei libri

Femminile singolare: La mia casa

Femminile plurale: Le mie case

ATTENZIONE!

Per la terza persona singolare non si distingue tra possessore femminile o maschile.

Per esempio: Marco ha studiato molto con Anna a casa sua. In questo caso "casa sua" può essere sia la casa di lui che la casa di lei. Nei casi in cui questo può creare confusione o ambiguità si può usare di + pronome personale: Marco ha studiato molto con Anna a casa di lui (o di lei).

In un colloquio formale useremo la terza persona singolare: Signora Bianchi la Sua casa è molto graziosa.

POSIZIONE DELL’AGGETTIVO POSSESSIVO

L’aggettivo possessivo è collocato prima del nome a cui si riferisce: il mio quaderno; la mia matita.

In alcuni casi però si può trovare dopo il nome:

- in espressioni esclamative o vocative: amore mio! figlio mio!

- in alcune espressioni fisse: è colpa tua; per colpa tua; è merito nostro; per merito nostro; di testa sua (per sua iniziativa); sa il fatto suo ( sa come cavarsela); a casa mia; in cuor mio; da parte mia.

USO DELL’ARTICOLO CON L’AGGETTIVO POSSESSIVO

L’aggettivo possessivo è di solito preceduto dall’articolo: i nostri amici.

Ma attenzione!

-L’articolo non si adopera davanti ai nomi di parentela al singolare, fa eccezione la terza persona plurale:

Tua madre; vostro padre; la loro figlia; il loro figlio.

-Davanti ai nomi di parentela al plurale l’articolo si usa: le mie sorelle; i miei zii.

-Se il nome di parentela è accompagnato da un aggettivo qualificativo o se è usato come diminutivo o vezzeggiativo, bisogna mettere l’articolo:

Il mio amato (aggettivo qualificativo) padre.

La mia sorellina. (diminutivo)

La mia cuginetta. (vezzeggiativo)

 PROPRIO E ALTRUI

- proprio può sostituire suo e loro quando si riferisce al soggetto della frase:

Luca vive solo nel proprio appartamento; Marta è gelosa delle proprie cose; Dana e Samir vengono con la propria macchina; i genitori amano i propri figli.

L’uso di proprio al posto di suo – loro è obbligatorio solo quando nella frase c’è un verbo impersonale: bisogna sempre fare il proprio dovere.

- altrui significa "di un altro"; "di altri" e "degli altri" e indica un possessore indefinito di solito diverso dal soggetto della frase in cui viene usato. È una forma invariabile e viene collocata dopo il nome a cui si riferisce: le cose altrui (le cose degli altri); il denaro altrui (il denaro degli altri) ecc..

 USI PARTICOLARI DEL PRONOME POSSESSIVO

In alcuni casi il pronome possessivo può sottintendere un sostantivo. In particolare può riferirsi a:

- i familiari: abito con i miei (genitori); è molto che non vedo i tuoi (genitori).

- gli amici, i compagni, gli alleati: sono dei vostri (=faccio parte del vostro gruppo); Andrea è dei nostri (= Andrea fa parte del nostro gruppo)