Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Archivio - novembre, 2008

Una mail a un amico

venerdì 28 novembre 2008

 

Sempre di più il computer fa parte della nostra vita.  Ha cambiato il nostro modo di comunicare. Si scrivono sempre meno lettere e sempre più e-mail, cioè messaggi di posta elettronica.  Più veloce e soprattutto a costo zero, la posta elettronica rappresenta uno dei principali modi di comunicare del nuovo millennio. Leggi ora il messaggio e- mail e rispondi poi alle domande
Buona lettura

Prof. Giacalone

Ciao Muharad, come stai?
Ti scrivo per raccontarti il mio viaggio in Italia e la mia nuova esperienza in questo bellissimo paese.
Sono qui a Siena da due mesi, il lavoro è molto interessante ma stancante. Oltre a lavorare frequento un corso di lingua italiana. Il corso è molto bello e utile. La nostra insegnante è molto brava,  riesce sempre a farci sorridere e rende così le lezioni piacevoli oltre che utili. Il mio italiano migliora ogni giorno. Ho capito che devo studiare anche a casa e che devo essere costante. Studiare una lingua è un po’ come praticare uno sport: non puoi migliorare se non ti alleni!     
Abito con 2 ragazzi, uno senegalese e l’altro siciliano. Sono molto simpatici ma non ci vediamo quasi mai perché abbiamo turni di lavoro diversi. Ma quando siamo assieme è una festa!  Antonio, il ragazzo siciliano, ci corregge e ci insegna un po’ di italiano. A volte anche qualche parola del dialetto siciliano.
Una settimana fa ho conosciuto una ragazza italiana, Caterina, è molto simpatica e sorridente.
Credo di essere innamorato: non ci ho messo molto tempo. Ma ho paura perché non la conosco cosi bene, eppure quando sono con lei

sono felice! Sarà che mi sento un po’ solo e ho bisogno di sognare?
Sai, lei non è solo molto bella ma anche tanto simpatica e gentile. È sempre disponibile e pronta a darti una mano. Mi ha fatto conoscere la sua famiglia e mi invita spesso ad uscire con lei e i suoi amici. Per me è un’ottima occasione per conoscere meglio gli italiani! Sai, qui ogni tanto ci sono dei fenomeni di razzismo. Ma forse sarebbe meglio chiamarlo paura del diverso, dello straniero. In italiano, la parola xenofobia indica questo atteggiamento. In questo periodo di grande crisi, si ha paura che noi stranieri rubiamo il lavoro e le case agli italiani. 
Ma non è così, perché noi facciamo lavori che molti non vogliono fare.

La povertà fa guardare gli altri con diffidenza, con paura. Se poi, caro Muharad, aggiungi un pizzico di ignoranza, ecco che nasce il razzismo. Ma non è solo un problema italiano, ma di tutta l’Europa, anzi direi di tutto il mondo. Scusa se ti ho annoiato ma avevo voglia d parlare e scrivere in lingua italiana … e gli amici servono

anche a questo! Mi raccomando non usare il vocabolario se non capisci ma vai a intuizione o chiedi a qualche italiano in Germania!    

Ora ti devo lasciare, raccontami di te e della tua famiglia e della tua esperienza in Germania, come ti trovi?
Un caro saluto e a presto

Said … innamorato


Esercizio di verifica della comprensione 

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. Said scrive una e-mail alla madre

    • v

    • f
  • 2. Said abita a Siena

    • v

    • f
  • 3. Il ragazzo siciliano si chiama Marcello

    • v

    • f
  • 4. Caterina è molto gentile con Said

    • v

    • f
  • 5. Said sa che bisogna essere costanti con lo studio delle lingue

    • v

    • f
  • 6. L’insegnante di lingua italiana è molto noiosa

    • v

    • f
  • 7. Il razzismo per Said non è un problema solo italiano

    • v

    • f
  • 8. Antonio insegna un po’ di dialetto toscano

    • v

    • f
  • 9. Said vive con 2 ragazzi senegalesi e un italiano

    • v

    • f
  • 10. Muharad si trova in Germania

    • v

    • f

La pizza

giovedì 20 novembre 2008

L’Italia è famosa in tutto il mondo per la sua cucina, per il suo mangiare. Puoi trovare ristoranti italiani in ogni parte del pianeta.

Oggi ti parlerò della pizza. Un piatto diventato famoso in tutto il mondo, dal Giappone agli Stati uniti d’America. Sì, ma quale pizza dirai tu? Ci sono tanti tipi di pizza, ma la "mamma di tutte le pizze" è la famosa pizza margherita. Ora conoscerai qualche curiosità su questo piatto cosi famoso e gustoso.

La pizza è simile al pane e alla focaccia, che sono cibi consumati dall’uomo fin dall’antichità. Il termine pizza ha un’origine incerta. Secondo alcuni, deriva da "pinsa", participio passato del verbo latino "pinsere", che significa pestare, schiacciare, macinare. Molte civiltà antiche che si affacciavano sul Mar Mediterraneo, come Egiziani, Greci e Romani, mangiavano delle focacce schiacciate fatte con chicchi di orzo pestati, acqua e condimenti vari. Possiamo considerare queste focacce gli antenati della nostra pizza.
Numerose sono le testimonianze di scrittori greci riguardanti una focaccia, da loro chiamata "maza". Nella Roma antica, invece si mangiavano la "placenta" e l’"offa" , preparata con acqua e orzo.

Nel Medioevo, in Italia erano mangiate focacce simili a quelle antiche, che avevano diverse varianti locali e diversi nomi. Queste focacce erano molte apprezzate sia dagli aristocratici che dal popolo.

Gli ingredienti fondamentali della pizza sono il pomodoro e la mozzarella, il tipico formaggio fresco. Questi ingredienti sono stati prodotti in Italia solo dopo due fasi storiche. I bufali sono stati reintrodotti nell’Italia del sud dai Longobardi, una popolazione germanica che ha governato l’Italia per due secoli dopo la caduta dell’Impero romano. Questi animali si sono diffusi in Lazio e in Campania e dalle bufale si ricava il latte per la produzione di mozzarella, detta proprio "di bufala".
Dopo la scoperta dell’America, sono state da lì importate nuove piante, tra cui i pomodori, già apprezzati dagli Atzechi. I pomodori si sono ambientati benissimo nel clima mite dell’Italia meridionale, dove hanno acquistato il colore rosso vivo: prima in America erano gialli. 
Così, alla fine del 1500, a Napoli sono disponibili i due ingredienti per condire la focaccia e creare la pizza. Nel 1700, la pizza viene preparata in forni a legna per essere quindi venduta per le strade e per i vicoli della città. Si afferma l’abitudine di mangiare la pizza non solo a casa o per le strade, ma anche presso i forni: nasce così la pizzeria, cioè il ristorante dove si mangia la pizza. La pizzeria tipica ha il forno a legna, il bancone di marmo dove viene confezionata la pizza, lo scaffale dove sono mostrati gli ingredienti, i tavoli dove i clienti la possono consumare.

In quel periodo, diventano famose le grandi famiglie di pizzaioli napoletani. Nel 1780, viene fondata da Pietro Colicchio la pizzeria "Pietro… e basta così", la cui tradizione è continuata oggi dall’"Antica Pizzeria Brandi”. Nel 1889, il miglior pizzaiolo di quell’epoca, Raffaele Esposito, marito della figlia di Enrico Brandi, ha fatto assaggiare la pizza al re d’Italia Umberto I e sua moglie Margherita. Raffaele Esposito realizzò per loro tre pizze: la pizza alla "mastunicola" (strutto, formaggio, basilico), la pizza alla marinara (pomodoro, aglio, olio, origano) e la pizza pomodoro e mozzarella (pomodoro, mozzarella, olio, basilico). L’ultima era stata realizzata proprio in onore della regina: i colori verde, bianco e rosso richiamavano intenzionalmente il tricolore italiano. La sovrana apprezzò così tanto la pizza che volle elogiare l’autore di queste bontà per iscritto. Ancora oggi la lettera di ringraziamento della regina è visibile nell’“Antica Pizzeria Brandi” a Napoli.
Per questo, il pizzaiolo decise di dare il nome della regina alla sua nuova pizza.  Da allora, la pizza con  pomodoro, mozzarella e basilico, si chiama “pizza margherita”. 

Il congiuntivo

martedì 11 novembre 2008

Carissimo/a, come stai? 
Oggi affronterò un argomento di grammatica alquanto spinoso: il congiuntivo. Il congiuntivo è un modo verbale usato soprattutto in frasi dipendenti, per esprimere possibilità, desiderio, timore, dubbio e opinione soggettiva. Molti italiani conoscono poco il congiuntivo e tendono a sostituirlo con il modo indicativo. Come se, utilizzando l’indicativo presente, il loro parere fosse più vero, anche se grammaticalmente non corretto.  

Ecco le forme del congiuntivo dei verbi regolari.

Quando le prime tre persone singolari  coincidono, è utile esprimere anche il pronome personale.


       -are                          - ere                         – ire
     provare                      prendere                sentire
che io      provi                 prenda                     senta
che tu      provi                 prenda                     senta
che lui/lei provi                 prenda                    senta
che noi     proviamo          prendiamo            sentiamo
che voi     proviate            prendiate                 sentiate
che loro    provino             prendano                 sentano

 

Il congiuntivo si usa nelle frasi subordinate, dipendenti da verbi che esprimono:

- opinione, per esempio "credere", "pensare", "immaginare":
 Penso che tu sia molto intelligente

- speranza,  per esempio "sperare", "aspettarsi":
Mi aspetto che voi veniate a cena da me stasera

-desiderio, per esempio "volere", "preferire":
Preferisco che vada tu, io sono molto stanco

- dubbio, per esempio "dubitare"
Dubito che lui possa essere puntuale

- emozione, per esempio "aver paura", "essere contento"
Ho paura che la benzina costi sempre di più

Il congiuntivo si usa, poi, con alcune locuzioni o verbi impersonali:

È meglio che 
È meglio che tu vada

È facile che
È facile che lui vinca se gioca così

È difficile che
È difficile che lui mi dia dei soldi se vince

È necessario che
È necessario che tutti siano più generosi 

È inutile che
È inutile che tu suoni, qui non c’è nessuno

È possibile che
È possibile che tu vinca la gara

È impossibile che
È impossibile che tu perda se gareggi da solo

Non è giusto/ non è sicuro / non è detto che
Non è sicuro che lui venga direttamente qui

Può darsi che 
Può darsi che lui prenda l’aereo delle nove

Sembra che
Sembra che lei sia veramente felice con lui

Si dice che
Si dice che loro abbiano il desiderio di vivere a Milano

Peccato che
Peccato che tu debba andare via proprio ora

Si usa il congiuntivo in proposizioni subordinate finali, concessive e condizionali, introdotte da congiunzioni come:

Benché / sebbene / nonostante che
Benché io sia stanca, vengo lo stesso

A meno che
A meno che tu vada a lavorare domani mattina, non hai fatto niente in questi giorni

A patto che / purché
Vengo, a patto che voi mi compriate il biglietto

Senza che
Sono usciti senza che abbiano chiesto il permesso

Prima che
Prima che tu dica qualcosa , faccio entrare Maria 

Verifica se sai usare il congiuntivo.
Indica se le seguenti false sono corrette (v, vero) o sbagliate (f, falso). la risposta corretta diventerà verde.

  • 1. Credo che tu debba andare dal medico

    • v

    • f
  • 2. Ci conviene uscire prima che piove

    • v

    • f
  • 3. Non è giusto che paga sempre Luca

    • v

    • f
  • 4. A meno che tu vada a comprare qualcosa, non abbiamo nulla da mangiare

    • v

    • f
  • 5. Non è detto che sia il migliore a vincere

    • v

    • f
  • 6. Senza che tu gli dici niente, fai un regalo a tuo fratello.

    Sarà contento!


    • v

    • f
  • 7. Si dice che siano sposati da 50 anni e che non abbiano mai litigato

    • v

    • f
  • 8. Prima che te ne vadi, voglio dirti che ti voglio bene

    • v

    • f
  • 9. È necessario che tu fai qualcosa per la natura

    • v

    • f
  • 10. Sebbene io abbi studiato sempre tanto la lingua italiana, trovo ancora molte difficoltà

    • v

    • f