Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Archivio - gennaio, 2009

Le festività

mercoledì 21 gennaio 2009

Si sono da poco concluse le festività: Natale, Santo Stefano, Capodanno e infine l’Epifania.  Per chi ha festeggiato e per chi  non ha festeggiato, spieghiamo su Intercultura blog, qualche curiosità riguardante le festività appena trascorse, così popolari in Italia e in tante parti del mondo.

Per l’ultimo giorno dell’anno, il 31 di gennaio, c’è in Italia l’usanza di buttare dalla finestra vecchi oggetti che non servono più e di dare il benvenuto al nuovo anno con botti a volte  molto pericolosi. Inoltre c’è  l’usanza di mangiare un piatto di lenticchie come auspicio di  buona fortuna e ricchezza.

Il 25 di dicembre è Natale! Si è tutti più buoni. Le città sono addobbate e illuminate. Se sorridi a qualcuno, il tuo sorriso è contraccambiato. Se ti tagliano la strada in auto, non puoi inveire o essere aggressivo: è Natale! 
Anche se siamo in periodo di recessione, cioè di crisi economica, il Natale pretende sempre la giusta dose di consumo. È la festività che ha il potere di riunire famiglie che durante tutto l’anno, magari, si salutano appena. A Natale, anche i poveri e gli emarginati ricevono la loro fetta di solidarietà e di amore.
Il Natale è la festività cristiana che celebra la nascita di Gesù. La data reale della nascita di Gesù rimane incerta. Si celebra il 25 dicembre  perché, nello stesso periodo nell’antica Roma, si festeggiavano i saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura. Durante i saturnali, gli antichi romani si scambiavano regali e consumavano ricchi pasti. Ecco perché oggi vi è l’usanza di scambiarsi doni durante la notte di Natale. Inoltre, per i più religiosi e devoti, vi è la tradizione di seguire a mezzanotte la messa direttamente in chiesa. Molti credenti dedicano parte della festività al volontariato, per sottolineare  l’amore e l’altruismo che caratterizza questo periodo.

Per Natale c’è l’usanza di consumare ricchi pasti. Lo zampone e i tipici dolci natalizi, come il panettone e il pandoro, sono presenti in ogni casa  e a seconda delle regioni dove vai, puoi trovare delle specialità culinarie tipiche.
Il termine italiano Natale deriva dal latino “natalis”, che significa "relativo alla nascita". In antichità, il termine “natalis” veniva utilizzato anche per altre festività, come la fondazione di Roma il 21 aprile e la nascita del Sole il 25 dicembre. Sant’Agostino chiese ai cristiani di celebrare in quel giorno non il Sole, come facevano i pagani, bensì colui che lo aveva creato.

Il Natale moderno è caratterizzato da Babbo Natale, il simpatico e generoso vecchietto con la barba bianca e il vestito rosso. Babbo Natale forse discende da una figura storica, San Nicola, vescovo nel IV secolo e patrono della città di Bari. Dopo la morte di Nicola si diffusero numerosissime leggende, che lo vedevano protagonista di atti di generosità e di bontà. Si racconta che regalava cibo alle famiglie povere portandolo, in maniera anonima, attraverso i camini o le loro finestre. Nella fantasia popolare, San Nicola divenne "portatore di doni", compito eseguito con un asinello nella notte del 6 dicembre o nella notte di Natale. Il nome olandese del santo “Sinter Klass”, si è poi diffuso nei paesi anglofoni come “Santa Claus”.

Durante il periodo natalizio c’è inoltre l’usanza di fare il presepe. Esso ha origine nel 1223 quando San Francesco d’Assisi, uno tra i santi più amati del cristianesimo, fece rappresentare la nascita di Gesù da personaggi viventi. Da qui la tradizione, tuttora vigente, di rappresentare la nascita con delle statuette . Troviamo San Giuseppe, Maria, i pastori, la stalla e ogni piccolo dettaglio che possa rappresentare con amore e a volte con originalità la nascita del Bambino Gesù.

Un altro simbolo del Natale è l’albero. Esso è un tema tradizionalmente pagano. La città di Riga si proclama sede del primo albero di Natale della storia. Qui si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510. Ma la data e il luogo della nascita dell’albero di Natale rimangono comunque incerte. Vi possono essere solo delle supposizioni. Nel medioevo, in Germania, per esempio, durante il Natale vi era un gioco (Il gioco di Adamo ed Eva): si cercava di creare il paradiso con alberi da frutta. Gli alberi da frutta vennero sostituiti poi dai sempreverdi abeti
Qualunque sia la vera origine dell’albero di Natale, ricorda di dargli la giusta luce e acqua. Dopo il Natale cerca di creare le naturali condizione per la sua sopravivenza. Abbiamo bisogno di loro. Non sappiamo molto del suo passato come albero di Natale, diamogli almeno un futuro sicuro!  
 
Subito dopo Natale vi è, il 26 di Dicembre, la festività di Santo Stefano. Il primo dei discepoli di Gesù a morire martire, ucciso. Per questo motivo è una festività così prossima al nascita Di Gesù.     
Il Natale, anche se non è la festività più importante del cristianesimo, è certamente la più popolare e la più sentita, poiché è la festa dove la famiglia si riunisce e vengono scambiati i regali. La principale festa cristiana è invece la Pasqua.
Il Natale ha dato origine a centinaia di poesie, racconti, canti popolari, filastrocche, ninne nanne, film.
Per i suoi discepoli e per tutti i cristiani, Gesù sarebbe nato per redimere, cioè salvare il  mondo dal peccato.

Per ultima, abbiamo l’Epifania, che chiude le festività natalizie con il modo di dire: “l’Epifania, tutte le feste porta via”. La parola “Epifania” di origine greca significa “manifestazione”, e rappresenta la prima comparsa di Gesù di fronte ai Re magi. La figura che caratterizza l’Epifania è la Befana. Essa è rappresentata da una vecchietta di brutto aspetto, vestita di stracci che porta doni volando su una scopa la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine è rurale e si perde nella notte dei tempi.
 
Ovunque tu sia, ovunque tu viva, in qualunque cosa tu possa credere,  viva le festività. Qualunque esse siano, perché sono o sembrano giorni pieni di serenità, pace e amore. Speriamo, che questo periodo sia un periodo che possa contagiare gli altri giorni dell’anno … non sarebbe male, vero

Un abbraccio interculturale
Prof. Valerio Giacalone

Rispondi ora a queste domande:
 
1) Cosa è per te il Natale?
2) Cosa hai pensato la prima volta che sei stato in un paese dove si celebrava il Natale?
3) Racconta il tuo Natale più bello?
4) Come recita una canzone “O è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”: tu cosa ne pensi?
5) Come hai festeggiato l’ultimo dell’anno?
6) Quali alimenti caratterizzano nel tuo paese il Natale e l’ultimo giorno dell’anno?

La lingua e gli animali

mercoledì 14 gennaio 2009


Gli animali sono importanti anche per la lingua. Molti animali emettono un verso che li caratterizza. Alcuni hanno un verbo particolare che distingue i loro suoni. Ecco su Intercultura blog una lista dei verbi associati ad alcuni tra gli animali più comuni
. Buon lavoro e al prossimo articolo!
Prof. Valerio Giacalone

Il cane abbaia (infinito abbaiare)
Il maiale grugnisce (inf. grugnire)
Il lupo ulula (inf. ululare)
Il leone ruggisce (inf. ruggire)
Il gatto miagola (inf. miagolare)
L’elefante barrisce (inf. barrire)
La cicala frinisce (inf. frinire)               
Il cavallo nitrisce (inf. nitrire)
La capra e la pecora belano (inf. belare)
La colomba tuba (inf. tubare)
Il corvo gracchia (inf. gracchiare)
Il bue muggisce (inf. muggire)
L’asino raglia (inf. ragliare)
L’uccello cinguetta (inf. cinguettare)
La rana gracida (inf. gracidare)
Il serpente sibila (inf. sibilare)
La mosca ronza (inf. ronzare)
La rondine garrisce (inf. garrire)
Il pulcino pigola (inf. pigolare)
Il pavone paupula (inf. paupulare)
Il gallo chicchiria (inf. chicchiriare)
L’anatra anatra  (inf.  anatrare

Nella tua lingua madre, esistono dei verbi specifici per esprimere questi versi?
Come hai notato sono verbi che possono richiamare il suono reale dell‘animale. In italiano, questi verbi vengono chiamati onomatopeici.
   
Inoltre gli animali vengono usati nel linguaggio comune in alcuni modi di dire. Eccone alcuni tra i più comuni:
   
Essere un’aquila: essere molto intelligente, un genio
Essere un asino: essere ignorante
Essere una vipera
: essere una persona perfida
Essere un orso: essere scontroso, solitario
Essere una gallina o un’oca: essere una persona stupida e superficiale
Fare il galletto, il tacchino: comportarsi in modo troppo galante con le donne
Essere una volpe: essere furbo
Essere solo come un cane: essere abbandonato da tutti
Mangiare da cani: mangiare malissimo
Fare lo struzzo: far finta di niente, ignorare
Essere uccel di bosco:  essere irreperibile, cioè difficile da trovare
Avere un pugno di mosche in mano: non raggiungere alcun risultato
Essere un pesce fuor d’acqua: essere inadatto, a disagio
Trattare qualcuno a pesci in faccia
: trattare qualcuno molto male
Avere la faccia da pesce lesso: essere inespressivo
Non sapere che pesci prendere: essere indeciso
Essere quattro gatti: essere in pochi
Gatto delle nevi: veicolo munito di larghi cingoli per rendere praticabili le piste da sci
Quando non c’è il gatto i topi ballano: in assenza di controlli tutti ne approfittano per fare i loro comodi
Cani e porci: chiunque, qualunque tipo di persona
Maiale: mezzo d’assalto impiegato dalla marina militare italiana nel secondo conflitto mondiale
Essere un maiale, un porco: essere una persona sporca o moralmente riprovevole
Cavallo di Troia: cavallo di legno con cui i Greci penetrarono nella città: in senso figurato significa "tranello", "inganno"
Cavallo di battaglia: quello che gli antichi condottieri riservavano al combattimento; in senso figurato significa "scena in cui un attore mostra le sue migliori qualità"
Dose da cavallo: dose molto abbondante ("febbre da cavallo" significa "febbre molto alta")
A caval donato non si guarda in bocca: un regalo va accettato di buon grado così com’è
Vederci come una talpa: avere scarsissima vista
Dormire come un ghiro: dormire profondamente e a lungo.
Fare come i gamberi: camminare all’indietro; in senso figurato significa "non fare alcun progresso, regredire"
Essere un toro: avere una struttura fisica potente
Tagliare la testa al toro: prendere una decisione netta
Prendere il toro per le corna: affrontare senza esitazione un ostacolo
Fare le corna: compiere un’infedeltà in amore

Indica se le seguenti frasi sono corrette (v) o scorrette (f)

Scegli ora la risposta. Quella corretta diventerà verde.

  • 1. Il corvo ulula durante il giorno e disturba tutto il vicinato

    • v

    • f
  • 2. Fare lo struzzo significa diventare altruista

    • v

    • f
  • 3. E’ veramente romantico quando gli uccelli cinguettano

    • v

    • f
  • 4. Il serpente sibila anche quando dorme?

    • v

    • f
  • 5. Il cavallo quando è arrabbiato bela!

    • v

    • f
  • 6. Essere una vipera significa essere una persona molto disponibile

    • v

    • f
  • 7. Essere uccel di bosco significa essere difficile da trovare

    • v

    • f
  • 8. Se dico che Luca è un orso intendo dire che è molto simpatico e accogliente

    • v

    • f
  • 9. Essere un’aquila in matematica significa essere molto bravi in matematica

    • v

    • f
  • 10. Il leone nella foresta ruggisce, nella gabbia desidera di ruggire

    • v

    • f

Il dettato

venerdì 9 gennaio 2009

Cari colleghe e colleghi, il dettato rappresenta un’attività didattica molto utile e una verifica sia per noi docenti che per i discenti. In maniera diretta gli alunni possono comprendere se sono in grado di trasformare un fonema, cioè un suono, in grafema, cioè nella parola scritta.

Con il dettato, il docente  può capire dove c’è bisogno di un rinforzo o dove si nascondono problemi di scrittura tipici della lingua italiana, come per esempio: le doppie, le parole con la “h”, gli accenti e gli apostrofi.
Se il dettato è inteso come pura esercitazione, si potrebbe optare per una correzione collettiva in classe. I ragazzi possono, dopo il dettato, ricevere una fotocopia del testo o vederlo proiettato con una lavagna luminosa. Gli alunni possono poi auto-correggere il proprio dettato o correggere quello di un compagno, in modo da essere responsabilizzati. In questa maniera i discenti affrontano, in una situazione rilassante, il problema spinoso della correzione e hanno la possibilità di memorizzare serenamente gli errori, senza "l’incubo" del voto. In tal modo gli alunni possono entrare in una sana competizione con i compagni, senza paura di sbagliare. La paura è un grande inibitore comunicativo, una grande nemica di ogni tipo di apprendimento.

Proponete ora una prova di un dettato, con un testo di un livello adatto alla vostra classe.
Il dettato si dovrebbe leggere tre volte. La prima lettura deve essere senza pause come preparazione, una sorta di “warm up”, di riscaldamento. La seconda è la vera e propria dettatura: dovrete dettare il testo a piccoli gruppi di parole, dando però un senso a ciò che leggete. Dovete rendere la dettatura comprensibile, ma nello stesso tempo non troppo facile. Nella terza e ultima lettura, più spedita della precedente, i ragazzi hanno la possibilità di scrivere le eventuali parole mancanti, che non hanno magari compreso durante la dettatura vera e propria.

Delle quattro abilità linguistiche (saper leggere, saper scrivere, saper capire e saper parlare), con il dettato si esercitano contemporaneamente la scrittura e la comprensione. Un ottima opportunità per noi, per le nostre alunne e per i nostri alunni.
Buon lavoro e buon dettato        
Prof. Valerio Giacalone

Il gerundio presente

lunedì 5 gennaio 2009

Benvenuto su Intercultura blog! Oggi parleremo del gerundio presente.

Buon Lavoro
Prof. Valerio Giacalone

Il gerundio si può utilizzare in diversi contesti.

- Con  valore temporale,  per esempio:
 Andando al bar, incontro sempre Maria (mentre vado al bar…)

- Con valore causale, per esempio:
Mangiando al ristorante, ingrasso molto (poiché mangio al ristorante…)

- Con valore modale, per esempio:
Spingendo, sono riuscito a chiudere la porta (con lo spingere…)

Il gerundio presente esprime un’azione che si svolge contemporaneamente a quella del verbo principale.

Ecco la coniugazione del gerundio presente di verbi regolari:

prenotare-  prenotando
ricevere-   ricevendo
sentire-    sentendo

Il gerundio dei verbi i ausiliari: 
essere- essendo 
avere- avendo

Molto importante e molto utilizzata in italiano è la forma perifrastica stare + gerundio. Si utilizza per esprimere un’azione che si svolge nel momento in cui si parla: "adesso sto uscendo di casa". Questa forma verbale italiana è equivalente in inglese alla “ing-form” preceduta dal verbo essere, per esempio “I’m drinking” (in italiano ”sto bevendo”).

Ora svolgi l’esercizio. Indica con "vero" (V) le frasi dove vi è un gerundio.

La risposta corretta diventerà verde

  • 1. Studiando così tanto, non puoi non passare l’esame

    • v

    • f
  • 2. I bambini mangiano la merenda 

    • v

    • f
  • 3. Il mio migliore amico è Armando.

    • v

    • f
  • 4. Sto andando all’università a dare il mio primo esame!

    • v

    • f
  • 5. Guidando ubriaco, è come se non rispettassi la tua vita e quella degli altri.

    • v

    • f
  • 6. Decidendo di vivere da solo, devo accettare i momenti di solitudine.

    • v

    • f
  • 7. Partendo tutti gli anni all’estero, ho imparato a conoscere il diverso e ad apprezzarlo.

    • v

    • f
  • 8. Avendo poco tempo, ho deciso di non lavorare più.

    • v

    • f
  • 9. Sto per fare la cosa più importante della mia vita

    • v

    • f
  • 10. Essere disoccupato è una grande tragedia!

    • v

    • f