Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Archivio - marzo, 2009

La canzone melodica italiana

martedì 31 marzo 2009

Cari lettori di Intercultura blog,

questa settimana vi proponiamo tre canzoni caratteristiche della musica e della cultura italiane. Sono interpretate da Julio Iglesias, cantante spagnolo che si è inserito in un filone classico della musica italiana: la canzone melodica, rappresentata già da cantanti come Claudio Villa e Nilla Pizzi 
Iglesias rinnovò il genere anche grazie alla sua prestante immagine di rubacuori. Era bello, appassionato e spagnolo! Aveva un modo seducente di arrotare le “erre”, di sibilare le “esse” e di scivolare sulle “gn”. Lanciava sguardi intensi, sorrideva con denti bianchissimi e cantava con la mano sul cuore. Per questo, il successo di Iglesias fu enorme in tutto il mondo, in particolare tra il pubblico femminile.
Nelle sue canzoni d’amore, il rapporto tra uomo e donna avviene secondo schemi tradizionali. L’uomo è spesso arrogante, egoista e traditore. Ma, grazie al suo fascino, riesce sempre a sedurre la donna, che finisce con l’accettare i suoi comportamenti "da pirata".

Buona lettura! 
Tania Pasqualini

 

Se mi lasci non vale

G. Belfiore – L. Rossi
(1976)


La valigia sul letto
è quella di un lungo viaggio.
E tu senza dirmi niente hai trovato il coraggio,
con l’orgoglio ferito di chi poi si ribella.
Ma quando t’arrabbi sei ancora più bella.

E così, su due piedi, io sarei liquidato,
ma vittima, sai, d’un bilancio sbagliato.
Se un uomo tradisce, tradisce a metà:
per cinque minuti e non eri più qua

Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Non ti sembra un po’ caro
il prezzo che adesso io sto per pagare.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Dentro quella valigia, tutto il nostro passato
non ci può stare.

Metti a posto ogni cosa e parliamone un po’.
Io, di errori, ne ho fatti, di colpe, ne ho.
Ma quello che conta tra il dire e il fare
è saper andar via, ma saper ritornare.

Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Non ti sembra un po’ caro
il prezzo che adesso io sto per pagare.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Se mi lasci non vale, se mi lasci non vale.
Dentro quella valigia, tutto il nostro passato
non ci può stare.

 


Sono un pirata, sono un signore

J. Iglesias – M. de la Calva – Ramón Arcusa – G. Belfiore 
(1978)

A volte sono un bastardo e a volte un buono;
a volte non so neppure come io sono.
Mi piace qualunque cosa che è proibita,
ma vivo di cose semplici, vivo la vita.

Io donne ne ho avute tante che mi han capito
e altre che in malafede mi han ferito.
Ma è arrivato giusto per me il momento
per dire come io sono, come io sento.

Ti dirò:
impresto l’anima o il cuore;
sono un pirata ed un signore,
più amor proprio che pudore.

Ti dirò:
amo la luna e amo il sole;
sono un pirata ed un signore,
professionista nell’amore.

C’è chi mi dice adesso che son più uomo
e, là dove condannavo, oggi perdono.
Non vado a un appuntamento senza un fiore,
ma non confondo il sesso con l’amore.

Non vado a un appuntamento senza un fiore,
ma non confondo il sesso con l’amore.

Ti dirò:
impresto l’anima o il cuore;
sono un pirata ed un signore,
più amor proprio che pudore.

Ti dirò:
amo la luna e amo il sole;
sono un pirata ed un signore,
professionista nell’amore. 

 

Pensami
G. Belfiore – M. Grever
(1978)

Se nessuno crede ancora che ti amo
è perché non mi han mai visto innamorato.
Io ti giuro che io stesso mi sorprendo
di come d’improvviso son cambiato.
Pur di star vicino a te farei pazzie
e vorrei poter fermare i tuoi pensieri.
Quei silenzi misti di malinconie
mi fan sentir geloso di chi non ami più.

Pensami
tanto, tanto e intensamente
con il corpo e con la mente,
come se io fossi lì.

Guardami
con quegli occhi azzurro mare
che mi sanno anche ingannare
ma mi piaci anche così.

Sognami,
con la forza di un’amante
che è lontana, e non distante
ma che arriva dentro qui.

Baciami,
bacia tutta la mia pelle…
Si può arrivare alle stelle
dicendo un semplice sì.

Se nessuno crede ancora che ti amo
è perché non mi han mai visto innamorato.
Quei silenzi misti di malinconie
mi fan sentir geloso di chi non ami più.




Esercizio: Dopo aver letto i testi delle canzoni, indica se le seguenti affermazioni sono vere o false.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

 

  • 1. La canzone "Se mi lasci non vale" parla di una donna che ha tradito il suo compagno.
    • corretto
    • sbagliato
  • 2. La canzone "Se mi lasci non vale" parla di un uomo triste perché la donna che ama vuole lasciarlo.
    • corretto
    • sbagliato
  • 3. Nella canzone "Se mi lasci non vale", la donna vuole lasciare l’uomo per il suo tradimento.
    • corretto
    • sbagliato
  • 4. La canzone "Sono un pirata, sono un signore" parla di un uomo che è stanco della vita.
    • corretto
    • sbagliato
  • 5. Nella canzone "Sono un pirata, sono un signore", l’uomo dice che ha capito qual è il segreto della felicità.
    • corretto
    • sbagliato
  • 6. Nella canzone "Sono un pirata, sono un signore" si dice che, se un uomo regala dei fiori a una donna, significa che la ama.
    • corretto
    • sbagliato
  • 7. Nella canzone "Pensami" si dice che, per amore, le persone possono cambiare.
    • corretto
    • sbagliato
  • 8. Nella canzone "Pensami" si dice che la gelosia non fa parte dell’amore.
    • corretto
    • sbagliato
  • 9. Nella canzone "Pensami" si dice che le bugie fanno parte dell’amore.
    • corretto
    • sbagliato

 

Le congiunzioni polivalenti

mercoledì 25 marzo 2009

Salve a tutti cari lettori di intercultura blog,

questa settimana parleremo delle “congiunzioni polivalenti”, di quelle congiunzioni, cioè, che possono avere diversi significati. Infatti, in italiano, le congiunzioni: che, come, mentre, perché, quando, se possono avere più di una funzione grammaticale ed essere quindi usate in modi diversi.

Buona lettura! 

Tania Pasqualini
 

Che può avere funzione:

  • dichiarativa: ti confesso che non ci credo
  • causale (nel parlato): preparati che è tardi 
  • consecutiva: c’è così traffico che arriveremo tardi
  • temporale: è un po’ che non ti vedo
  • comparativo: sarebbe meglio andarci che chiamarli
  • eccettuativa: non pensa che a studiare
  • limitativa: che voi sappiate, ci sono dei ristoranti aperti nella via?

 Che è una parola che ha anche altre funzioni in italiano:

  • pronome relativo: ecco Anna che arriva
  • pronome interrogativo: che facciamo?
  • aggettivo interrogativo: che idea ti è venuta?
  • pronome esclamativo: che sento!
  • aggettivo esclamativo: che fortuna!

 Come può avere funzione:

  • comparativa: è meglio di come pesavo
  • modale: siamo in due, come previsto
  • temporale: come arrivi, chiama
  • dichiarativa: mi dici come ti senti?
  • interrogativa indiretta: non so come fare

 Mentre può avere funzione:

  • temporale: ti guardo mentre dormi
  • avversativa: arriva a piedi e in ritardo, mentre con l’auto sarebbe qui subito

 Perché può avere funzione:

  • causale: vengo perché ho voglia di vederti
  • finale: ti telefono perché tu lo sappia
  • consecutiva: è presto perché tu possa aprire il negozio
  • interrogativa indiretta: mi piacerebbe che mi dicessi perché ridi

 Quando può avere funzione:

  • temporale: quando arrivi, pranziamo
  • avversativa: mi ha offerto la cena, quando sono io che sono in debito con lui
  • condizionale: quando dovessimo avere bisogno di te, te le faremmo sapere
  • causale: non andiamo al cinema alle 22:00, quando sai che non posso uscire di sera tardi
  • interrogativa indiretta: non sappiamo quando cambieremo casa

 Se può avere funzione:

  • condizionale: se vuoi, sono qui
  • causale: se arriva, è bene che ci aiuti
  • concessiva: se lo volessi, me lo compreresti?
  • interrogativa indiretta: sto pensando se uscire oppure no

Esercizio: Indica se nelle frasi seguenti le congiunzioni polivalenti sono usate in modo corretto oppure no.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

 

  • 1. L’ho comprato se mi piaceva

    • giusto

    • sbagliato
  • 2. Quando torni a casa?

    • giusto

    • sbagliato
  • 3. L’ho incontrato mentre ero sull’autobus

    • giusto

    • sbagliato
  • 4. Te lo dico solo che me lo hai chiesto

    • giusto

    • sbagliato
  • 5. Come volessimo, ce la faremmo

    • giusto

    • sbagliato
  • 6. Ti presento la ragazza che ho conosciuto in Spagna

    • giusto

    • sbagliato
  • 7. Perchè volete uscire, dovete chiedere il mio permesso

    • giusto

    • sbagliato
  • 8. Se andasse bene il colloquio, comincerei a lavorare già da lunedì

    • giusto

    • sbagliato
  • 9. Perché non mi ascolti?

    • giusto

    • sbagliato
  • 10. Questo è il posto, quando dobbiamo traslocare

    • giusto

    • sbagliato

I modi di dire

martedì 17 marzo 2009

Salve lettori di Intercultura blog. Ecco un nuovo articolo sulla nostra lingua.
Buona lettura
Tania Pasqualini

Oggi parleremo di alcuni “modi di dire” tipici della lingua italiana. Essi, a differenza dei proverbi che hanno un significato compiuto, non esprimono saggezza popolare e non hanno un significato profondo o morale. Sono, comunque, molto utilizzati soprattutto nel linguaggio parlato, informale e colloquiale.

  • A bizzeffe: in grande quantità. (“Oggi a pranzo ho mangiato a bizzeffe, quindi stasera non ceno!”).

  • Alla romana: modalità di dividere una spesa in parti uguali fra tutti i partecipanti, senza tener conto, in modo proporzionale, di quanto ciascuno di essi ha consumato. (“Sono 20 euro a testa, per tutti e nove, paghiamo alla romana”).

  • Bastian contrario: chi assume, per partito preso, le opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza. (“Su dai, adeguati ai nostri orari, non fare sempre il bastian contrario!”)

  • Capro espiatorio: qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte, errori o eventi negativi e deve subirne le conseguenze per espiarne la colpa. (“Povero Marco, per ogni cosa incolpano lui, è proprio il capro espiatorio dei quell’ufficio”!)

  • È un altro paio di maniche: è tutta un’altra cosa. (“Se ci sono i saldi del 50% la compero, è un altro paio di maniche!”)

  • Essere al verde: rimanere senza soldi. (“Mi dispiace, non ho soldi da prestarti, sono al verde anch’io”).

  • In bocca al lupo: augurio scherzoso di buona fortuna che si rivolge a chi sta per sottoporsi a una prova difficile. (“Fai buon viaggio e in bocca al lupo per il colloquio di lavoro!”).

  • Piantare in asso: abbandonare qualcuno da un momento all’altro, senza preavviso. (“Mi ha piantato in asso senza dire una parola, non si è presentata all’appuntamento e non ha nemmeno chiamato!”)

  • Salvare capra e cavoli: salvaguardare, con una decisione o un’azione, gli interessi di due soggetti diversi. (“Devi decidere, non puoi cercare di accontentare tutti e salvare capra e cavoli”)

  • Segreto di Pulcinella: un segreto che non è più tale per nessuno. (“Che ti trasferirai all’estero oramai lo sanno tutti, è diventato un segreto di Pulcinella!”).

 

Indica se nelle seguenti frasi i modi di dire sono usati correttamente.

Scegli la risposta. Quella corretta diventerà verde.

 

  • 1. Salva capra e cavoli per l’esame!

    • corretto

    • sbagliato
  • 2. Non si sa mai come accontentarti perché non ti va mai bene niente, sei proprio un bastian contrario!

    • corretto

    • sbagliato
  • 3. Lo sappiamo che hai deciso di sposarti: è alla romana!

    • corretto

    • sbagliato
  • 4. Non riusciamo ad andare in vacanza, siamo al verde.

    • corretto

    • sbagliato
  • 5. Ho aspettato per due ore che arrivasse ma non si è visto, mi ha piantata in asso.

    • corretto

    • sbagliato
  • 6. Ho visto Eva che comprava delle magliette in saldo e che salvava capra e cavoli.

    • corretto

    • sbagliato
  • 7. In bocca al lupo per il colloquio di domani!

    • corretto

    • sbagliato
  • 8. Se vieni anche tu, andiamo con la tua auto e facciamo prima, è un segreto di Pulcinella.

    • corretto

    • sbagliato
  • 9. Stasera andiamo tutti al ristorante, ma niente storie, paghiamo alla romana!

    • corretto

    • sbagliato
  • 10. Se siete al verde perché comprate un’auto nuova?

    • corretto

    • sbagliato

L’imperfetto

martedì 10 marzo 2009

Cari lettori,
mi chiamo Tania Pasqualini e insegno dal 2001 italiano come seconda lingua. Da questa esperienza umana e didattica, deriva il libro di testo "Noi". Per un mese, questo blog sarà gestito da me.

Buona lettura 

Oggi parliamo del tempo “imperfetto” del modo “indicativo”. È un tempo che si usa per indicare un’azione che è collocata nel passato e considerata nella sua durata, nel suo svolgimento e quindi non ancora conclusa: mentre studiavo, Giorgio mi ha telefonato.

L’imperfetto si usa inoltre:

  • per esprimere un’azione che si ripeteva abitualmente nel passato: tutti i giorni prendevo l’autobus alle 8.00;

  • nelle descrizioni: c’era un sole splendido e il mare era tranquillo;

  • nelle narrazioni, al posto del passato remoto, per richiamare l’attenzione del lettore sull’azione: tre navi si avvicinavano al porto, la città bruciava e i suoi abitanti si davano alla fuga . (In questo caso si parla di “imperfetto storico” o, vista la sua particolare diffusione nella cronaca giornalistica, di “imperfetto cronistico”);
  • per esprimere nel passato azioni in svolgimento, interrotte da altre, espresse o al passato prossimo o al passato remoto: parlavo con te, quando ho sentito suonare il campanello.

Dopo aver spiegato agli studenti della mia classe la forma e gli usi del tempo “imperfetto”, ho chiesto loro di scrivere un tema usando questo tempo verbale. Trascrivo di seguito (senza correggere gli errori che sono presenti) quello di un alunno ucraino arrivato in Italia a ottobre 2008. Il titolo assegnato era:

Immagina di essere un elemento della natura. Descrivi ciò che vedi e che senti. Usa il tempo imperfetto”.

In una foresta verde, piena di fiori, uccelli, piante e alberi possenti, c’era un’armonia tranquilla. E poi ho cominciato a parlare. Ero una pigna, una piccola e insignificante pigna tra le tante. Non sapevo quando sarei caduta giù. E questo mi faceva vivere ogni giorno come l’ultimo. Mi piaceva il canto degli uccelli, il soffio del vento, gli animali che vivevano con me. C’erano dei giorni in cui mi sentivo da sola e sentivo tutto il mondo dentro di me. Mi piaceva quando ogni tanto qualche famiglia veniva a sedersi sotto il mio albero. Guardavo con attenzione che cosa facevano e notavo ogni dettaglio: i sorrisi, i movimenti, i baci. Erano felici. Li chiamano sentimenti ma ero una pigna e non capivo, non provavo queste cose. Ero così molto triste, perché anche io volevo provare quei sentimenti, volevo essere amata.
“Ma che cosa mi sta succedendo? Sono così leggera. È arrivato il mio momento, sto cadendo”. Dopo qualche secondo, ho sentito che qualcuno si stava avvicinando. La terra mi sembrava fredda e umida ma, dopo che mi ha raccolto un ragazzo, mi sono sentita ancora leggera. Lui mi ha detto:”Che bella!”. Non mi interessava che cosa significavano quelle parole, ma erano bellissime prima della morte.

 

L’imperfetto

Indica correttamente se le seguenti frasi sono giuste o sbagliate 

  • 1. Mentre sei stato da me, studiavamo matematica.

    • giusto

    • sbagliato
  • 2. Ogni giorno ho camminato per due ore.

    • giusto

    • sbagliato
  • 3. Tutte le estati andavamo al mare con i miei zii.

    • giusto

    • sbagliato
  • 4. La città era bellissima e il cielo era azzurro.

    • giusto

    • sbagliato
  • 5. Mentre avete parlato, l’insegnante scriveva qualcosa sul registro.

    • giusto

    • sbagliato

I proverbi

venerdì 6 marzo 2009

Care lettrici e cari lettori di intercultura Blog, oggi parleremo dei proverbi. Chi di voi non conosce un proverbio e lo ha utilizzato, magari per concludere un discorso ?
I proverbi rappresentano una saggezza popolare indiscussa  tramandata da generazione a generazione. I proverbi popolari sono spesso anonimi.
A volte sembra si contraddicano, come per esempio "Chi fa da sé, fa per tre" e "L’unione fa la forza", ma se contestualizzati hanno  il loro senso. In Germania, terra di grande tradizione di proverbi, vengono definiti "Sprichwort", "parola che parla", cioè che non ha bisogno di nessuna ulteriore spiegazione.
Il proverbio è spesso un ottimo modo per troncare o iniziare una chiacchierata o discussione.
J
Al fine dell’apprendimento della lingua seconda o straniera, i proverbi risultano essere molto utili poiché possono essere utilizzati all’inizio di un’unità didattica o per concludere la stessa "lezione". In questo modo, oltre a imparare nuovi vocaboli, la classe viene a contatto con la cultura della lingua che si studia, direttamente dalla fonte popolare del proverbio. Sarà dunque opportuno selezionare proverbi di sicura provenienza e di un livello consono alla classe.

Ecco una breve selezione di alcuni proverbi.
Buon lavoro e che la saggezza dei proverbi sia sempre con noi!
Prof. Valerio Giacalone

 

"Can che abbaia non morde", cioè "chi minaccia non è pericoloso"

"Una rondine non fa primavera" "Non è tutto oro quello che luccica", "i vantaggi non sono subito evidenti"

"Chi non risica, non rosica", cioè "senza rischi e impegni, non si ottengono risultati"

"Chi la fa, l’aspetti" "la persona che fa un torto non si deve lamentare se poi lo subisce"

"Ciò che semini, raccogli" "bisogna impegnarsi per ottenere risultati"

"A caval donato non si guarda in bocca" "non si giudicano i regali"

"Chi rompe paga e i cocci sono suoi" "chi fa un danno, lo risarcisce e si tiene l’oggetto danneggiato"

"Chi si accontenta, gode" "bisogna avere obbiettivi modesti"

"Le bugie hanno le gambe corte" "è facile scoprire una bugia"

"Non sputare sul piatto dove mangi" "non bisogna disprezzare ciò che si usa"

"Il lupo perde il pelo ma non il vizio" "le persone cattive alla fine non cambiano"

"Uomo avvisato, mezzo salvato" "se si capisce un consiglio, si evita un problema"

"Chi si loda si imbroda" "non bisogna vantarsi"

 

 

Ora rispondi alle seguenti domande

 

  1. Usi proverbi solitamente quando parli?
  2. In quale occasione usi proverbi?
  3. Qual è il tuo proverbio preferito?
  4. Come vengono definiti nella tua lingua i proverbi?