Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

Il corpo umano

giovedì 20 gennaio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi ci serviremo delle immagini per studiare il lessico relativo al corpo umano

Buona lettura!

Prof. Anna

Osserva le immagini e prova a memorizzare i nomi delle parti del corpo.

 IL CORPO UMANO:

corpo_umano_RITOCCATO

Alcune di queste parole hanno i plurali irregolari, cioè al singolare sono maschili e al plurale femminil:

il ginocchio le ginocchia

il ditole dita

il bracciole braccia

La parola "mano" è femminile: la mano le mani

 

IL VISO:

viso 3rit

Alcuni plurali irregolari:

il ciglio le ciglia

il sopraccigliole sopracciglia

l’orrecchiogli orecchi; l’orecchia le orecchie (in questo caso abbiamo un doppio singolare e un doppio plurale).

Nel viso ci sono:

i capelli, la fronte, le sopracciglia, le ciglia, gli occhi, il naso, le narici, le guance, le orecchie, la bocca, il mento.

Vediamo insieme alcuni modi di dire che utilizzano il lessico del corpo umano:

• rimanere a bocca aperta ⇒rimanere stupefatto:

"lo spettacolo era così bello che sono rimasto a bocca aperta";

• a braccia aperte ⇒in modo accogliente e affettuoso (accogliere qualcuno a braccia aperte):

"Laura è stata molto gentile, mi ha accolto a casa sua a braccia aperte";

• avere le mani bucate ⇒spendere molti soldi, essere uno spendaccione:

"Luca spende troppi soldi in vestiti, ha proprio le mani bucate";

• avere un diavolo per capello ⇒essere molto irritati:

"oggi Marta ha un diavolo per capello, credo che abbia discusso con suo marito";

• non muovere un dito⇒ non fare assolutamente nulla:

"ti avevo chiesto di aiutarmi e invece non hai mosso un dito";

• essere una persona in gamba ⇒ essere una persona abile, efficiente, intelligente:

"Alex è molto in gamba, passerà sicuramente l’esame";

• alzare il gomito ⇒bere molti alcolici:

"ieri sera io e i mei amici siamo stati al pub e abbiamo alzato un po’ troppo il gomito";

• mettere il naso negli affari degli altri ⇒intromettersi negli affari degli altri:

"non mettere il naso negli affari miei!";

• non chiudere occhio ⇒non dormire:

"stanotte non ho chiuso occhio"

• avere la testa tra le nuvole ⇒ essere distratto:

"in questi giorni Maria è strana, ha sempre la testa tra le nuvole";

• parlare dietro le spalle ⇒ criticare, parlare male di chi non è presente:

"non mi piace la gente che parla dietro le spalle";

• parlare a viso aperto ⇒ parlare a qualcuno con franchezza, sincerità e coraggio:

"se vuoi risolvere i tuoi problemi con Giulia, devi parlarle a viso aperto".

 

 

I numerali

giovedì 13 gennaio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi studieremo i numerali, quali sono e come si usano.

Buona lettura!

Prof. Anna

I numerali costituiscono una categoria eterogenea, infatti possono essere aggettivi (la quinta fila), pronomi (entrambi vanno a scuola) oppure sostantivi (il due è un numero pari). I numerali indicano una quantità numerica precisa e si distinguono in cardinali (uno, due, tre, ecc.), ordinali (primo, secondo, terzo, ecc.), moltiplicativi (doppio, triplo, ecc.), distributivi (a due a due, tre per volta, ecc.) e collettivi (decina, dozzina, ecc.).

Vediamoli insieme:

NUMERI CARDINALI ⇒indicano una quantità numerica di persone, animali e cose. A eccezione di uno (che al femminile diventa una) e di mille, che ha come plurale la forma -mila (duemila, tremila, ecc.), i numeri cardinali sono invariabili. I numeri cardinali normalmente sono collocati prima del nome (tre pizze, quattro sedie).

Per usare correttamente i numeri ordinali è bene ricordare che:

⇒il numerale uno segue le stesse regole dell’articolo indeterminativo per quanto rigurda l’elisione e il troncamento: un armadio; un’idea. I composti con uno (ventuno, trentuno, ecc.) possono subire il troncamento, preferibilmente quando il nome che segue è di genere maschile: ventun anni, ma ventuno amiche;

⇒i composti che finiscono in -tre vanno scritti con l’accento: ventitré, trentatré;

i numeri composti da più elementi si scrivono uniti: ventiquattro, settantadue, ecc.; i numeri composti da milione e miliardo si scrivono staccati: un milione, due milioni, tre miliardi;

i numerali milione e miliardo sono dei sostantivi, quindi hanno il plurale (milioni e miliardi) e, quando sono seguiti da una determinazione, vogliono la preposizione di: cinque milioni di euro, tre miliardi di sterline;

i composti che iniziano per cento e per mille possono essere scritti separati, inserendo nel mezzo la congiunzione e: centodue o cento e due, milleuno o mille e uno. Quando ci sono composti che finicono in uno (centouno, trecentouno, duemilauno) bisogna fare attenzione all’accordo con il nome che segue: centouno pagine, ma cento e una pagina;

nelle date, per indicare il giorno del mese si usa il numerale cardinale (il due maggio, il sette dicembre), a eccezione del primo giorno del mese, che vuole l’ordinale (il primo aprile, il primo luglio).

NUMERI ORDINALI ⇒indicano l’ordine di successione in una serie numerica.

A differenza dei cardinali, sono tutti variabili nel genere e nel numero, e quindi si accordano al nome come gli aggettivi qualificativi: primo, prima, primi, prime.

 

I primi dieci hanno ciascuno una forma particolare: primo, secondo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo, nono, decimo. I successivi si formano aggiungendo il suffisso -èsimo al numero cardinale, che di solito perde la vocale finale: undiciundic-esimo, ventivent-esimo, centocent-esimo, ma ventitréventitre-esimo.

Come i numeri cardinali, anche gli ordinali sono collocati prima del nome: il primo piano, il terzo classificato.

ALTRI NUMERALI:

MOLTIPLICATIVI⇒indicano una quantità due, tre o più volte maggiore di un’altra. Possono essere collocati prima o dopo il nome, sono variabili nel genere e nel numero e quindi si accordano al nome: una porzione doppia (=due volte maggiore), un triplo salto mortale (=ripetuto tre volte).

Di uso comune quindi sono: doppio, triplo, quadruplo, quintuplo e sestuplo.

Per indicare quantità maggiori si usa " x volte maggiore": questa macchina ha un prezzo venti volte maggiore rispetto alla tua.

Appartengono ai moltiplicativi anche: duplice, triplice, quadruplice, ecc.. Il loro significato non coincide esattamente con quello di doppio, triplo, quadruplo, perchè non determinano quante volte una cosa è più grande di un’altra, ma indicano che una cosa è costituita da due, tre o più parti: una lettera in duplice copia, un triplice ordine di colonne.

COLLETTIVIindicano un insieme numerico. Non esiste una serie completa, i più usati sono paio (il plurale è femminile: paia) e coppia (=due unità), decina (=dieci unità), dozzina (=dodici unità), quelli che indicano multipli di dieci (ventina, trentina, quarantina, cinquantina, ecc.), centinaio, migliaio (il plurale è femminile: centinaia; migliaia). Da dozzina in su hanno un valore approssimativo: una ventina d’anni (=circa venti anni), una quarantina di persone (=circa quaranta persone).

Fra i numeri collettivi ci sono anche quelli che indicano:

• un periodo di due o più mesi: bimestre, trimestre, quadrimestre;

un periodo di due o più anni: biennio, triennio, quadriennio, decennio, ventennio;

• una composizione musicale o un gruppo di persone che lavorano insieme: duetto (o duo), terzetto (o trio), quartetto, quintetto.

ATTENZIONE!

Ambedue ed entrambi significano "tutt’e due", ma il primo è invariabile, il secondo ha il femminile entrambe: ambedue gli occhi, ambedue le gambe; entrambi gli occhi; entrambe le gambe.

DISTRIBUTIVI: indicano il modo in cui sono distribuite persone o cose: a uno a uno, a due a due, oppure tre per volta, tre alla volta, per quattro: entrarono tre alla volta, i bambini erano in fila per quattro.

La befana

giovedì 6 gennaio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi vi racconterò la storia della Befana, è infatti con la festa in suo onore che si chiudono le feste di Natale, a questo proposito esiste ancora un detto: "l’Epifania tutte le feste porta via."

Se non conoscete il significato di alcune parole, usate il dizionario on-line, basta cliccare sulla parole e verrà visualizzato il significato.

Buona Befana a tutti

Prof. Anna

La Befana è una tradizione tipicamente italiana: nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio, a cavalcioni di una scopa con un sacco pieno di regali, caramelle e cioccolatini, ma anche un po’ di carbone, la Befana vola sopra i tetti delle città e, calandosi dai camini, riempie le calze lasciate dai bambini

 

I bambini infatti, per farsi portare i doni dalla Befana, appendono una grande calza al camino di casa, oppure vicino a una porta o una finestra, che verrà poi riempita di dolci.

Il 6 Gennaio è il giorno dell’ Epifania, parola di origine greca che significa: "manifestazione", in questo caso della divinità, ovvero la prima manifestazione di Gesù avvenuta in presenza dei Re Magi.

La Befana, parola che deriva modificando il termine Epifania, è nell’immaginario collettivo un personaggio con l’aspetto di una vecchia signora che porta regali ai bambini buoni, di solito dolci e caramelle, mentre i bambini "cattivi" che non si sono comportati bene durante l’anno riceveranno il carbone.

L’aspetto della Befana è fisso: una vecchia signora vestita di stracci, con una grande gonna scura, uno scialle, un fazzoletto o un cappello in testa e un paio di scarpe vecchie e rotte.

Questa filastrocca viene recitata in suo onore:

"La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, il vestito alla romana, viva viva la Befana!"

L’origine della Befana si perde nella notte dei tempi e, come molte altre feste e tradizioni italiane, è legata alla natura e al lavoro nei campi, per poi fondersi e confondersi con elementi cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù dai Re Magi.

Anticamente la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 Gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva con le sembianze di una vecchia e benevola strega, che volava in cielo sopra una scopa. Madre Natura era così pronta a essere bruciata come un ramo secco per poter così rinascere come una giovane Natura, piena di energia.

In alcune regioni d’Italia infatti si costruiscono fantocci di paglia con sembianze di una vecchia signora che vengono bruciati nella notte tra il 5 e il 6 Gennaio.

Prima di morire però, la vecchietta passava a distribuire doni, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo.

La Befana si festeggia il giorno dell’Epifania, una festa religiosa che ricorre il 6 Gennaio e ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.

La leggenda racconta che i Re Magi stavano andando a Betlemmme per rendere omaggio a Gesù. Giunti vicino ad una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.

Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchietta, i Re Magi le chiesero come arrivare a Betlemme, ma la donna non seppe dare loro nessuna indicazione. I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro ma lei rifiutò. Dopo che se ne furono andati, la vecchietta capì che aveva commesso un errore e decise di seguirli per andare a trovare Gesù Bambino, ma, non riuscendo più a trovarli, fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.

Così ogni anno, la sera dell’Epifania la vecchia donna si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c’è un bambino per lasciare un regalo.

Non si sa in quale regione o città sia "nata" la Befana, ma in alcune regioni, come il Lazio, è una figura molto importante e intorno alla sua festa si svolgono importanti fiere culinarie, ma il 6 Gennaio è anche l’ultimo giorno di vera festa, l’ultimo giorno in cui si tiene l’albero di Natale in casa.

Ora prova a rispodere alle seguenti domande:

1- A chi porta i doni la Befana?

 

2- Dove mette i doni la Befana?

3- Perchè alcuni bambini ricevono il carbone?

4- Come è vestita la Befana?

5- Nella tradizione pagana cosa simboleggia la festa della Befana?

6- Cosa significa la parola "epifania"?

7- Che cosa si festeggia il giorno della festa religiosa dell’Epifania?

8- Esiste nel tuo Paese una festa tradizionale che assomiglia a quella della Befana?

 

befana1

 

 

 

 

                                              

Concordanza tra il soggetto o l’oggetto e il predicato

giovedì 23 dicembre 2010

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, nella lezione di oggi cercheremo di chiarire un dubbio molto frequente, ovvero: nella coniugazione dei tempi composti quando il participio passato concorda con il soggetto o con il complemento oggetto?

Buona lettura e auguro a tutti voi un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo 

Prof. Anna

Nella coniugazione dei tempi composti (per esempio il passato prossimo), il participio passato può rimanere invariato (ho mangiato una mela), oppure concordarsi, a seconda dei casi, col soggetto (Maria è andata a casa) o col complemento oggetto (Marco ci ha salutati). Per scegliere il tipo di accordo, bisogna fare attenzione all’ausiliare richiesto dal verbo.

Prima di tutto è necessario chiarire bene che cosa si intende per verbo transitivo e per verbo intransitivo.

• Sono transitivi i verbi che possono avere un complemento oggetto: Vadim (soggetto) canta ( verbo) una canzone (complemento oggetto); Luca (soggetto) legge (verbo) un libro (complemento oggetto).

• Sono intransitivi i verbi che non possono avere un complemento oggetto: Laura (soggetto) ride (verbo).

Alcuni verbi, normalmente intransitivi, possono essere usati transitivamente quando hanno per complemento oggetto un sostantivo che è legato al verbo da uno stretto rapporto di significato: 

vivere una vita avventurosa; piangere lacrime amare; dormire sonni tranquilli.

Altri verbi possono essere usati transitivamente o intransitivamente, cambiando così di significato:

Alcuni esempi:

uso transitivo uso intransitivo
Laura ha bollito le uova. L’acqua bolle.
Il mese prossimo cambierò lavoro. La settimana prossima il tempo cambierà.
La radio ha comunicato notizie sul traffico. Spesso genitori e figli non riescono a comunicare.

 

 Dopo aver chiarito questo punto vediamo l’accordo del participio passato con il soggetto:

 

verbi con: ausiliare avere transitivi il participio rimane invariato Luca ha visto una mostra; Laura ha vinto un premio.
ausiliare avere intransitivi il participio passato rimane invariato Marco ha telefonato a Gianni; Carlo ha parlato con me.
ausiliare essere intransitivi il participio passato si accorda con il soggetto in genere (maschile-femminile) e in numero (singolare-plurale) Sono andata al cinema; siamo usciti insieme.
ausiliare essere riflessivi il participio passato si accorda con il soggetto in genere e numero I bambini si sono vestiti; Marta si è svegliata.
ausiliare essere passivi il participio passato si accorda con il soggetto in genere e numero Il premio è stato vinto da Manuel; la torta è stata fatta da noi.

 

 Ora vediamo l’accordo del participio passato e il complemento oggetto:

 

L’accordo è obbligatorio: ausiliare    avere Quando prima del passato prossimo c’è un pronome di terza persona (lo, la, li, le) oppure ne.

Hai visto i miei amici? No, non li ho visti.

Hai comprato le scarpe? Sì, le ho comprate.

L’accordo è facoltativo: ausiliare avere Quando prima del passato prossimo c’è un pronome di di prima o di seconda persona (mi, ti, ci, vi). Marco mi ha visto oppure Marco mi ha vista.
L’accordo è poco diffuso: ausiliare essere Quando ci sono verbi riflessivi il participio può concordare con l’oggetto. Natalia si è tagliate le unghie (ma è più comune l’accordo con il soggetto: Natalia si è tagliata le unghie).

 

Ripassiamo il condizionale presente

giovedì 16 dicembre 2010

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, oggi affrontiamo lo studio del condizionale, un modo verbale molto frequente che viene usato soprattutto per indicare un evento o una situazione che ha luogo solo se è soddisfatta una determinata condizione, per esempio:

mangerei (⇒verbo al condizionale), se avessi fame (⇒condizione necessaria allo svolgimento dell’azione);

farei (⇒verbo al condizionale) volentieri una passeggiata, se avessi tempo (⇒condizione necessaria allo svolgimento dell’azione).

Vediamo insieme come si coniuga e quando si usa, osserva la seguente tabella:

 

cantare credere sentire
io canterei io crederei io sentirei
tu canteresti tu crederesti tu sentiresti
lui – lei canterebbe lui – lei crederebbe lui – lei sentirebbe
noi canteremmo noi crederemmo noi sentiremmo
voi cantereste voi credereste voi sentireste
loro canterebbero loro crederebbero loro sentirebbero

 

avere essere andare venire fare
io avrei io sarei io andrei io verrei io farei
tu avresti tu saresti tu andresti tu verresti tu faresti
lui – lei avrebbe lui – lei sarebbe lui – lei andrebbe lui – lei verrebbe lui – lei farebbe
noi avremmo noi saremmo noi andremmo noi verremmo noi faremmo
voi avreste voi sareste voi andreste voi verreste voi fareste
loro avrebbero loro sarebbero loro andrebbero loro verrebbero loro farebbero


IL CONDIZIONALE PRESENTE DEI VERBI IRREGOLARI

Per formare il condizionale alcuni verbi perdono la vocale dell’infinito:

andare andrei
dovere dovrei
potere potrei
sapere saprei
vedere vedrei
vivere vivrei

• altri verbi perdono la vocale dell’infinito e trasformano la L o la N del tema verbale in RR:

rimanere rimarrei
tenere terrei
venire verrei
volere vorrei
bere berrei

• alcuni verbi mantengono la A dell’infinito:

dare darei
fare farei
stare starei

 

USO DEL CONDIZIONALE PRESENTE

Il condizionale si usa nel presente o nel futuro per:

⇒fare una richiesta in modo gentile:

mi daresti un bicchiere d’acqua?; potrei avere un po’ di sale?; mi scusi, saprebbe dirmi dov’è la stazione?

⇒esprimere un desiderio o un’intenzione:

mi picerebbe tanto venire con voi, partirei domani mattina; aprirei volentieri la finestra.

⇒esprimere un dubbio:

non so se riuscirei a fargli cambiare idea; non so se andrei di nuovo in quel ristorante; non credo che Alex saprebbe fare questo esercizio.

riferire una notizia non confermata o di cui si dubita:

secondo i giornali i criminali si troverebbero ancora in Italia; secondo il servizio meteorologico domani sarebbe una giornata di sole.

per esprimere un’opinione personale, dare un un consiglio o un ordine:

secondo me non dovresti più vederla; Luca dovrebbe essere più gentile; non dovreste comportarvi così; dovresti studiare di più!