Intercultura blog

Lingua italiana e intercultura

L’interiezione

giovedì 22 settembre 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, a volte, per comunicare, non abbiamo bisogno solo di parole, ma anche di espressioni che hanno la capacità di esprimere in maniera diretta una reazione improvvisa dell’animo, ed è per questo che utilizziamo l’interiezione.

Vediamo insieme di che cosa si tratta.

Buona lettura!

Prof. Anna

L’interiezione è una parte invaribile del discorso, usata per esprimere un’emozione (gioia, dolore, sorpresa, sdegno, paura) o per formulare un ordine, un saluto, un richiamo.

A differenza delle altre parti del discorso, l’interiezione non ha legami sintattici con le parole che la precedono e la seguono.

Grazie alla loro immediatezza comunicativa le interiezioni sono tipiche della lingua parlata, dove possono assumere, a seconda dell’intonazione e del contesto nel quale vengono utilizzate, molteplici significati, per lo stesso motivo l’uso delle interiezioni si addice di più ad un contesto in cui siamo liberi di esprimere la nostra soggettività, mentre è meglio ridurne l’uso in contesti formali.

 

Distinguiamo tra interiezioni proprie, improprie e locuzioni interiettive.

  Le interiezioni proprie: si chiamano così perchè hanno soltanto questa funzione, molto spesso contengono la lettera h in posizione finale o in mezzo, che serve a evitare confusioni con altre congiunzioni (per esempio e, eh): ah!, eh!, oh!, ahi!, ehi!, ohi!, mah!, urrà!, ahimè!, ohimè!, ecc..

 Le interiezioni improprie: sono dette improprie perchè in origine hanno altre funzioni (sostantivi, aggettivi, avverbi, verbi) e sono secondariamente usate con valore di interiezione, per esempio: basta! bene! bravo! coraggio! giusto! peccato! presto! via! viva! zitto!, queste espressioni agiscono sul destinatario del messaggio, altre servono per attivare la comunicazione: come?, senti!, pronto?.

Le locuzioni interiettive: sono chiamate così perchè sono formate da gruppi di parole o da vere e proprie frasi: Dio mio!, santo cielo!, ora basta!, poveri noi!, per carità!, si figuri!, mi faccia il piacere!, neanche per sogno!.

Come si può notare dagli esempi, le interiezioni sono spesso seguite dal punto eslamativo o dal punto interrogativo, per accentuare l’espressione di meraviglia, di stupore o di incredulità.

SIGNIFICATO DELLE PRINCIPALI INTERIEZIONI PROPRIE E IMPROPRIE

- ah → esprime dolore: ah, che disastro!, o sorpresa: ah, sei tu!; se ripetuta (ah! ah!) riproduce il suono di una risata;

- ahi → esprime dolore fisico o spirituale: ahi, mi sono punto con uno spillo! ahi, ahi, che brutta situazione!;

 

- bah → esprime perplessità, dubbio, incertezza: bah, non so cosa dirti!, può anche esprimere disgusto: bah, che schifo queste caramelle!;

- beh? → si usa per domandare perchè hai detto o fatto qualcosa;

- boh → esprime incertezza, significa "non lo so": "Di che cosa parla quel film?" "Boh!";

- eh → può esprimere un rimprovero o disapprovazione: eh no, così non va bene! o meraviglia: eh, che bella casa!

- ehi → si usa per richiamare l’attenzione: ehi, c’è nessuno in casa?, o con tono di rimprovero: ehi, come ti permetti?;

- ehm → può indicare esitazione o imbarazzo: "Ti vedo preoccupato, cos’è successo?" "Ehm, preferirei non parlarne"; oppure serve per richiamare l’attenzione: ehm, mi scusi come si arriva in stazione?;

- mah → esprime incertezza: "Ti va di andare al cinema?" "Mah, non so"; può anche esprimere amarezza o rassegnazione: mah! Non so più come comportarmi con lui!;

- magari → esprime la volontà che qualcosa avvenga: "Il prossimo fine settimana potremmo andare al mare?" "Magari!";

- mhmm → esprime dubbio, perplessità o esitazione "Potremmo andare al parco più tardi?" "Mhmm, non mi sembra il caso, sta per piovere", può anche esprimere soddisfazione per aver mangiato o all’idea di mangiare qualcosa di buono: "Ti piacciono le lasagne?" "Mhmm!";

- oh → esprime meravigia, gioia: oh, questa è proprio una bella sorpresa!, oppure dolore, sdegno: oh, che brutta storia!, può anche servire da richiamo: oh! stai attento!;

- peccato → esprime dispiacere, rammarico: "Non siamo riusciti a vedere quel film che ci avevi consigliato" "Peccato!";

- to’ → si dice porgendo qualcosa a qualcuno: to’, prendi questa borsa!, o per esprimere meraviglia: to’, guarda chi si rivede!;

- uffa → esprime noia, impazienza, fastidio: uffa, quando finisce la lezione?;

- uhm → esprime incertezza, dubbio, perplessità: uhm, la tua idea non mi convince!

Le interiezioni improprie possono esprimere un ordine (basta!, zitto!), un’esortazione (su!, coraggio!), un giudizio di apprezzamento o di biasimo (bravo!, vergogna!), un’imprecazione (accidenti!, maledizione!), un’espressione di cortesia (auguri!, congaturazioni!).

Per capire un’interiezione è molto importante conoscere il contesto comunicativo nel quale viene espressa, perchè, come avrete notato, una singola interiezione può avere significati diversi a seconda dell’intonazione con cui viene pronunciata e dal contesto in cui è inserita.

 

 

Il condizionale passato

giovedì 15 settembre 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, il sole splende ancora su tutta l’Italia e l’estate non sembra voler finire, ma intanto noi ricominciamo a studiare la lingua italiana. Oggi vedremo come si forma e come si usa il condizionale passato.

Buona lettura!

Prof. Anna

Prima di vedere nel dettaglio la formazione del condizionale passato, provate a leggere il seguente dialogo, facendo particolare attenzione all’uso di entrambe le forme del condizonale: presente e passato.

Marco: Il prossimo fine settimana ho intenzione di andare con alcuni amici a fare una scampagnata fuori città, in un bellissimo posto in cui sono già stato tempo fa, ti andrebbe di venire?

Katia: Ti ringrazio, sarei venuta volentieri, ma purtroppo non posso, ho già preso un altro impegno.

Marco: Mi dispiace, avrei dovuto dirtelo prima!

Katia: Non ti preoccupare, non sarei potuta venire comunque. Il mese scorso la mia amica Laura, che vive a Torino, mi ha detto che sarebbe venuta a trovarmi e le ho promesso che saremmo andate al mare nel fine settimana. Potresti venire con noi!

 

Marco: Mi piacerebbe molto, ma non vorrei essere invadente, forse vuoi passare del tempo da sola con la tua amica.

Katia: Non ti preoccupare, sono sicura che farebbe piacere anche a lei!

Marco: Va bene, anche se mi sarebbe piaciuto farti vedere quel posto fuori città, ma sarà per un’altra volta.

Katia: Sicuramente. Allora ci sentiamo nel fine settimana.

FORMAZIONE DEL CONDIZIONALE PASSATO

Il condizionale passato si forma:

condizionale dei verbi essere o avere + participio passato del verbo

mangiare vedere venire
io avrei mangiato io avrei visto io sarei venuto
tu avresti mangiato tu avresti visto tu saresti venuto
lui-lei avrebbe mangiato lui-lei avrebbe visto lui-lei sarebbe venuto
noi avremmo mangiato noi avremmo visto noi saremmo venuti
voi avreste mangiato voi avreste visto voi sareste venuti
loro avrebbero mangiato loro avrebbero visto loro sarebbero venuti

ESSERE: io sarei stato/a; tu saresti stato/a; lui-lei sarebbe stato/a; noi saremmo stati/e; voi sareste stati/e; loro sarebbero stati/e.

AVERE: io avrei avuto; tu avresti avuto; lui-lei avrebbe avuto; noi avremmo avuto; voi avreste avuto; loro avrebbero avuto.

USI DEL CONDIZIONALE PASSATO

Come il condizionale presente, anche il condizionale passato si usa per esprimere:

un desiderioavrei voluto comprare quel vestito;

una notizia smentita dai fatti→ secondo le previsioni sarebbe stata una bella giornata, invece piove!

un dubbio→ non sapevano dove sarebbero andati in vacanza;

una supposizione→ i ladri sarebbero entrati dalla finestra;

un’opinione→secondo me, avresti dovuto studiare di più;

un consiglio→ non avresti dovuto mangiare così tanto;

il condizionale passato indica un fatto che poteva realizzarsi nel passato, ma non è stato possibile perchè non c’erano le condizioni: avrei voluto aiutarti, ma non ne ho avuto il tempo;

il condizionale passato si usa per esprimere un’azione futura dal punto di vista del passato:

Mario mi ha detto (azione passata) che avrebbe preso (azione futura rispetto al passato) in affitto una casa la mare; sapevo che Luca sarebbe tornato presto a trovarci.

La scuola in Italia

giovedì 8 settembre 2011

Bentrovati cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, come sono andate le vacanze estive?

Spero che abbiate avuto l’occasione di riposarvi, divertirvi e parlare italiano…

Tra pochi giorni per alcuni di voi comincierà un nuovo anno di scuola, dunque oggi vedremo come si articola il sistema scolastico italiano.

Buona lettura

Prof. Anna

Prima di tutto vediamo uno schema che chiarisce i gradi dell’istruzione della scuola italiana:

1.SCUOLA PRIMARIA (ELEMENTARE)

2.SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO (MEDIA)

ESAME DI STATO

3.SCUOLE SECONDARIE DI SECONDO GRADO (SUPERIORI):

- LICEO (classico, scientifico, liguistico, artistico, socio-pedagogico)

- ISTITUTO TECNICO (industriale, commerciale, per il turismo, ecc.)

- ISTITUTO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE (meccanico, elettronico, agrario, ecc.)

ESAME DI STATO

4 UNIVERSITÀ: LAUREA BREVE (3 ANNI)

5 UNIVERSITÀ: LAUREA SPECIALISTICA (2 ANNI)

Cerchiamo ora di spiegare più nel dettaglio i vari gradi del percorso scolastico:

LA SCUOLA DELL’OBBLIGO

In Italia il sistema scolastico è pubblico, cioè in gran parte gestito dallo Stato. Esistono però anche scuole e università private. Già a un anno di età i bambini possono essere mandati all’asilo nido, poi, dai tre ai sei anni, possono frequentare la scuola dell’infanzia, detta anche scuola materna.

A sei anni, i bambini entrano nel periodo dell’obbligo scolastico, cioè iniziano gli anni che per legge devono passare a scuola. Inizialmente ci sono cinque anni di scuola primaria detta anche elementare.

La scuola secondaria di primo grado, detta anche media, dura tre anni: quindi si frequenta dall’età di undici anni fino a quella di quattordici anni. Se i voti finali non sono buoni, lo studente può essere bocciato e costretto a ripetere l’anno scolastico.

 

Dopo il terzo anno, un esame certifica che lo studente può accedere alle scuole secondarie di secondo grado, dette anche scuole superiori. I primi due anni di queste concludono l’obbligo scolastico, che quindi in Italia dura dai sei ai sedici anni. Alle superiori ci sono diversi indirizzi scolastici che possono portare all’università oppure a un lavoro immediato.

Le suole superiori sono divise in tre categorie: licei, istituti tecnici e istituti professionali.

 

I LICEI

Tradizionalmente sono le scuole orientate all’università. La durata del liceo è di cinque anni, al termine dei quali l’esame di maturità permette di arrivare all’università. Il liceo classico privilegia materie umanistiche, mentre lo scientifico le materie scientifiche senza trascurare però lo studio delle materie umanistiche. Ci sono poi i licei artistici, linguistici, delle scienze e recentemente sono stati introdotti anche i licei musicali-coreutici.

GLI ISTITUTI TECNICI

Negli istituti tecnici si formano professionisti come ragionieri, geometri, periti. Durano cinque anni e, dopo il superamento dell’esame finale, permettono l’accesso a tutte le facoltà universitarie.

GLI ISTITUTI PROFESSIONALI

La formazione professionale costituisce l’accesso più diretto al mondo del lavoro. Gli istituti professionali prevedono un triennio di qualifica, composto da due anni iniziali in cui prevalgono le materie generali e un anno in cui prevalgono le materie di indirizzo. Ottenuta la qualifica di operatore si può cercare subito lavoro o frequentare il biennio post-qualifica e conseguire il diploma di tecnico.

Gli indirizzi sono molto vari, i settori principali sono: agrario, ambientale, industria e artigianato, servizi, sanitario.

 

 L’UNIVERSITÀ

Vi si accede solo con i titoli dell’istruzione secondaria e si conclude con il conseguimento del diploma di laurea. Prima del diploma di laurea recentemente è stata introdotta la laurea triennale, detta anche laurea breve, un titolo intermendio che permette di anticipare l’ingresso al mondo del lavoro. Dopo la laurea si possono ottenere livelli più alti di istruzione con lauree specialistiche, master universitari e il dottorato di ricerca, che necessita di un esame di ammissione e dà diritto a una borsa di studio (un contributo in denaro dato agli studenti più meritevoli per potersi pagare gli studi) . I corsi universitari sono gestiti dalle diverse facoltà, strutture che raggruppano discipline simili.

Rispondi alle seguenti domande:

1. Da chi vengono gestite le scuole italiane?

2. Cosa si intende per obbligo scolastico?

3. A che età inizia e a quale finisce la scuola dell’obbligo?

4. Cos’è l’esame di maturità?

5. Qali tipi di scule costituiscono l’accesso più diretto al mondo del lavoro?

6. Quanto dura la formazione negli istituti tecnici?

7. Dopo glli istituti tecnici si può frequentare l’università?

8. Quanto dura una laurea breve?

9. Cos’è una borsa di studio?

10. E tu che percorso scolastico hai scelto o sceglierai? Parlane con un amico, argomentando le tue scelte scolastiche passate o future.

 

 

 

 

Buone vacanze!

giovedì 7 luglio 2011

Cari lettori e care lettrici di Intercultura blog, durante i mesi estivi non verranno pubblicati nuovi articoli ma potrete continuare a scriverci per tutta l’estate, le attività del blog ripartiranno a Settembre.

Grazie a tutti per la vostra partecipazione, per i vostri commenti e per l’interesse dimostrato.

Vi auguro buone vacanze ovunque voi siate!

A presto

Prof. Anna

 

 

 

 

Test 13 – l’imperativo con i pronomi -

giovedì 30 giugno 2011

Per finire un esercizio sull’imperativo con i pronomi.